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Prima della soupe francese, reminiscenze italiane: la carabaccia

Prima della soupe francese, reminiscenze italiane: la carabaccia

Prima della soupe francese, reminiscenze italiane: la carabaccia

La storia della ricetta

E’ risaputo come Caterina de’ Medici, divenuta consorte di Enrico II nel 1533 e portando nella terra d’oltralpe molta della variopinta tradizione gastronomica fiorentina, si facesse sovente preparare la suope à l’oignon, uno dei suoi piatti preferiti a corte.

Le prime informazioni bibliografiche su questa zuppa risalgono a qualche anno prima, segnatamente le troviamo nel libro Banchetti, composizione di vivande et apparecchio generale, scritto di tutto pugno dal noto scalco ferrarese Cristoforo Messisbugo. In questa sua ricetta, nominata carabazada de magro, i quantitativi di mandorla sono però decisamente eccessivi per il mood contemporaneo, per come può essere interpretato oggigiorno il piatto in relazione ai gusti correnti; il versus, comunque, cioè il contrasto evidente tra dolce e salato, deve in ogni modo permanere.

Etimologicamente sembra che il nome carabaccia possegga delle origini grece (figuriamoci!), dove karabos significava barca a forma di guscio; solo in un successivo periodo storico si è passati al concetto di zuppiera, zuppa: misteri ancestrali delle lingue, insondabili!

E’ presente, tra l’altro, una lettura assai curiosa: Paolo Petroni, uno dei massimi esperti di cucina tradizionale toscana e fonte di ispirazione micidiale per noi simil-cuochi curiosi, narra che la parola carabaccia non sia poi così antica. Riporta un avvenimento molto particolare, risalente al recente 1963: sembra che il gastronomo Giuseppe Maffioli tirò fuori questo termine durante un buffet rinascimentale alla Biennale dell’Antiquariato a Palazzo Strozzi di Firenze, armeggiando tra i tavoli poco prima dell’arrivo dei commensali. Bando alle ciance: noialtri pensiamo a cucinare e a mangiare!

carabaccia

CARABACCIA DI CIPOLLE, per 6:

  • cipolle rosse toscane o di Certaldo, 1 kg

  • mandorle pelate, 200 gr.

  • 1,2 litri di brodo vegetale (dado)

  • zucchero a velo

  • un cucchiaino scarso di cannella in polvere

  • olio evo e sale qb.

Pulire le cipolle ed affettarle non troppo finemente. In una pentola ampia porre 7 cucchiai d’olio, volendo anche del burro, versare le cipolle e stufarle a fuoco dolce per circa mezzora allungando con un bicchiere d’acqua. Preparare il brodo vegetale. Aggiungere quindi le mandorle pelate precedentemente pestate, salare e cuocere versando il brodo per un’altra mezzora, fino a che le cipolle saranno assai sfatte. Poco prima di togliere il tutto dal fuoco, incorporare lo zucchero a velo e la cannella.

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Autore del Post

Luca Priori

Se hai un problema aggiungi olio! Luca si occupa di disabilità e organizzazione eventi musicali. Nella vita, da molto tempo, ha due grandi passioni, il canto e la cucina, quest'ultima scoperta in una sera d'inverno di molti anni fa: la scintilla fu un radicchio trevigiano in saor d'agrumi consumato a casa di amici. Da quell'episodio decise di "strutturarsi": con un grande chef al suo fianco, avido di conoscenza, intraprese un percorso di studi assai intenso e fruttuoso. Ma la ricerca e la sperimentazione continuano anche adesso...

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