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Preparativi di viaggio: quell’insana passione per “la lista”

Non guardate su!

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Don’t look up, una metafora non toppo sottile sul cambiamento climatico

 

 

 

Presidente Orlean: “Quante certezze avete?”

 

Randall Mindy: “Ci risulta il 100% di certezza di un impatto.”

 

Presidente Orlean: “Oh, la prego, non dica 100%.”

 

Segretario degli Interni: “Possiamo definirlo un evento potenzialmente rilevante?”

 

Kate Dibiasky: “Ma non è un evento che accadrà POTENZIALMENTE! Questa cosa accadrà SICURAMENTE!”

 

Randall Mindy: “Infatti all 99,78% per l’esattezza.”

 

Capo di Gabinetto: “Ah, bene, allora non è al 100%.”

 

In una delle scene iniziali di Don’t Look up, i protagonisti, scossi e nervosi dalla scoperta appena fatta, si trovano ad affrontare questo dialogo con il presidente degli Stati Uniti e il suo entourage.

Il messaggio appare subito forte e chiaro: il pericolo è imminente, ma non si riesce ancor ad intravederne gli effetti nefasti.

Cosa spinge la mente ad attaccarsi allo 0,22% che l’evento catastrofico non si verifichi?

Il film non ce lo  dice, ma mostra in modo grottesco un fenomeno che ognuno di noi può aver vissuto: uno straniamento dalla realtà, una sorta di protezione che il nostro cervello si impone, per poter scivolare tra gli eventi, anche i più catastrofici.

 

Se solo due anni fa ci avessero annunciato le privazioni a cui saremo stati sottoposti, la paura e lo stordimento di cui saremmo stati vittime, come avremmo reagito?

 

 

 

Ho visto Don’t look up con basse aspettative, lo pensavo alla stregua di un disaster movie, ma il risultato  è stato che mi ha fatto riflettere davvero molto sulla natura umana.

 

Esattamente un anno fa pubblicavo questa riflessione, dopo circa un anno di pandemia, in un mondo che accoglieva i vaccini per la prima volta e che aveva conosciuto la prima variante famosa del corona virus, quella conosciuta come alfa: https://www.wipradio.it/2021/01/02/ci-siamo-ambientati/

 

 

A distanza di 12 mesi, il film con protagonista Di Caprio, mi ha dato nuovi spunti soprattutto perché, nonostante nella pellicola si parli di un asteroide che punta dritto sulla terra, la metafora è piuttosto telefonata.

 

Molti in effetti hanno visto dei chiari rimandi alla situazione attuale, la pandemia in cui tutti siamo immersi.

 

Io però ho scelto il cambiamento climatico come chiave di lettura: quante volte abbiamo sentito che eravamo vicini al punto di non ritorno?

 

Non è un film perfetto, non è un film profetico, e non lo è proprio perché parla esattamente di noi, della nostra società, è davvero come guardarsi allo specchio; ci fornisce in maniera caricaturale un’istantanea della nostra situazione,  della superficialità con cui gli stati e le persone si trovano a vivere senza pensare troppo al futuro, senza pensare al pericolo che si avvicina sempre di più, mostrando di tanto in tanto di cosa sia capace.

 

La situazione climatica è drammatica, ma con alcuni accorgimenti che mettiamo in pratica nel quotidiano  ci tappiamo gli occhi, le orecchie e anche il naso, tuffandoci nella nostra routine caotica e lasciandoci trasportare da questo flow.

 

Perché consiglio il film? Perché ti fa ritrovare nudo, inerme di fronte a te stesso, alla tua immagine di abitante del pianeta, faccia a faccia con la consapevolezza di essere sull’orlo di un precipizio, a pochi mesi da un grande impatto.

 

E forse, potrebbe esistere un prima e dopo questa presa di coscienza.

 

Don’t look up è da vedere per le sue qualità intrinseche, come il cast, la regia, la caratterizzazione dei personaggi e, su tutto, la sequenza finale; ma in particolare perché è il film giusto al momento giusto, e se c’è una cosa che abbiamo imparato davvero in questi ultimi tempi, è che il tempismo è davvero tutto.

 

 

 

 

Silvia Cavaliere

Silvia Cavaliere

Ha studiato diritto, ma la sua passione è da sempre la scienza legata all'alimentazione e alle risorse, soprattutto agricole.

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