Ci siamo ambientati?

Ci siamo ambientati?

 

Quando due anni orsono ho pensato al nome da dare alla rubrica, “Dobbiamo Ambientarci” mi è sembrata subito un’adatta intestazione.

Ho voluto giocare sul fatto che dobbiamo necessariamente cambiare alcune nostre abitudini e renderci più ecosostenibili, ma anche, e soprattutto, che dobbiamo adattarci al mondo che cambia, mentre evolviamo sia noi e che la natura.

Questo gennaio del 2021, così, si apre per me con la domanda delle domande:

ci siamo ambientati?

 

 

 

AMBIENTARSI

 

 

Nei film americani assistiamo spesso al protagonista di turno, un* ragazz* di età variabile, che si trasferisce in una nuova città e deve “ambientarsi” nella nuova scuola.

 

-Ricordo benissimo che è stato uno dei miei primi approcci a questo vocabolo.-

 

Insomma, l’adolescente in questione arriva e si sente un pesce fuor d’acqua; in questo caso, l’ambientarsi, acquista il significato di rendere quel posto nuovo la propria casa, arrivando al punto di sentirsi a proprio agio, arrivare a considerare quello spazio “familiare”.

Del resto, mi è capitato di sentire che mi stavo “ambientando” quando la sensazione di disagio lasciava spazio ad una più confortevole.

 

 

ADATTARSI ALL’AMBIENTE O COLLOCARSI NELL’AMBIENTE ADATTO?

 

Ambientarsi significa, da vocabolario, “adattarsi all’ambiente” oppure “collocarsi nell’ambiente adatto“.

Le due diciture non sono affatto equivalenti, la prima indica una buona dose di resilienza, la seconda una certa caparbietà, ma entrambe hanno in comune un primal scream, un atavico istinto di sopravvivenza.

L’adattamento dell’umanità al mondo ha cessato di essere tale ormai da molti anni, perché col tempo abbiamo plasmato il pianeta in modo che si adattasse ad ogni nostra esigenza.

 

 

IL 2020

 

Il 2018 e il 2019 sono stati gli anni di Greta Thunberg: quelle trecce bionde e lo sguardo deciso hanno svegliato dal torpore la coscienza collettiva; incredibile come non si parlasse di altro, improvvisamente tutti si erano resi conto che il mondo si stava dirigendo verso il baratro.

Era sotto gli occhi di tutti, ma si sa, beati i popoli che non hanno bisogno di eroi, così Greta è diventato un simbolo.

Un simbolo che ha agito più che concretamente: dopo il “skolstrejk for Klimatet” (lo sciopero scolastico per il clima) e i Fridays for future, ha incontrato Leonardo Di Caprio, da sempre attivo sul fronte ambientalista, Trump, ha portato le sue istanze di fronte all’Onu.

E’ diventata così popolare che le persone che si portano dietro una borraccia per l’acqua sono incrementate sensibilmente, è diventata così popolare da condizionare le azioni di molti.

E al Mc Donald’s, niente più cannucce di plastica.

Mi sembra ancora di sentirlo, quel grido disperato, ma anche di speranza, direzionato verso i potenti, che chiedeva  di ridurre le emissioni di CO2.

No Planet B.

“How Dare?”

A Dicembre del 2019, il Time la incorona “Persona dell’anno”, ha un’immagine fortissima ed è influente.

Nella completa incoscienza mondiale, nello stesso periodo, cominciava a dilagare l’infezione da SARS-CoV-2.

 

 

DUE CRISI PARALLELE, NON ALTERNATIVE

 

Purtroppo, come in un incubo, le nostre priorità sono drasticamente cambiate.

La paura della malattia, la crisi economica che ne è conseguita, hanno ridistribuito le nostre attenzioni, focalizzandole altrove rispetto al clima, al riscaldamento globale.

Abbiamo messo in pausa tutto il resto, le nostre energie assorbite da un unico pensiero fisso: riacquisire la normalità, sentirci di nuovo liberi.

E’ proprio per questo che ho riflettuto tanto sul concetto di adattamento: difficilmente nelle nostre vite abbiamo dovuto trasformarci così tanto. In natura questo succede di continuo, ci si sposta, ci si nasconde, ci si difende.

Ma noi no, e ci siamo sentiti costretti, oppressi.

Il passo che potrebbe davvero aiutarci è proprio un cambio di prospettiva. Il virus è un qualcosa di naturale e noi dobbiamo ambientarci anche a cambiamenti improvvisi: non più obblighi e divieti, ma comportamenti portati avanti in virtù di cosa è giusto fare per tutti e per noi stessi.

L’ottica globale può salvarci.

E quando la pandemia sarà finita potremo ripensare anche all’ambiente, tenendo però bene a mente che sia la crisi climatica che quella pandemica sono figlie di uno stesso modo non sostenibile di vivere sulla Terra.

 

 

Ci siamo ambientati? 

 

Non ancora, ma dovremo e siamo sulla buona strada. Il mondo è già un po’ diverso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Silvia Cavaliere

Silvia Cavaliere

Ha studiato diritto, ma la sua passione è da sempre la scienza legata all'alimentazione e alle risorse, soprattutto agricole.

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