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Consenso e dissenso – Il moto dialettico della ricerca scientifica

Consenso e dissenso – Il moto dialettico della ricerca scientifica

Consenso e dissenso – Il moto dialettico della ricerca scientifica

La scienza ha a che fare con i fatti, o almeno questa è la convinzione con la quale siamo stati nutriti da sempre. D’altronde, se si vuol cercare un po’ di oggettività, non si va certo al supermercato, né tantomeno ci si rivolge all’astrologia; no, se si vuol toccare con mano il corpo del mondo, allora è necessario rivolgersi a discipline come la fisica, la biologia, la chimica, l’astronomia, e molte altre ancora.

Eppure l’indagine scientifica non riguarda esclusivamente i fatti, ma anche le metodologie con le quali questi vengono raccolti o confrontati, o le teorie con cui si tenta di spiegarli, financo i sistemi di valori a cui si aggrappa l’obiettivo dominante in un certo momento della storia della scienza.

Certamente può suonare strano che si parli di valori in relazione alle discipline scientifiche, ma niente è completamente impermeabili a elementi soggettivi – in questo caso ampiamenti controllati, tanto da diventare intersoggettivi. Ciò che interessa in questa sede, tuttavia, sono i valori cognitivi, intesi come elementi che favoriscono la scelta di una teoria piuttosto che un’altra.

Da una parte, il meccanismo con cui si forma il consenso che ruota attorno all’indagine scientifica è comunemente comprensibile – è normale, a livello intuitivo, che discipline che tendono all’oggettività, in un modo o nell’altro, riescano a far convergere il pensiero degli specialisti.

Tuttavia, dall’altra, lo stesso non può dirsi della formazione del dissenso tra la comunità di scienziati, che nel corso della storia della scienza si è presentato con non minor forza del consenso.

Dissenso
Karl Popper

Il filosofo Karl Popper era convinto che qualsiasi disaccordo scientifico potesse essere risolto al livello superiore della scala gerarchica fatti-metodi-fini. Così un disaccordo sui fatti avrebbe potuto essere risolto al livello metodologico, mentre un disaccordo sui metodi avrebbe potuto essere risolto al livello assiologico, quello dei fini. Questo perché la scienza ha un solo fine: la verità.

Troppo complesso il concetto di verità per ridurlo a fine della ricerca scientifica (ne abbiamo parlato qui). Certo, ogni scienziato, nella formulazione di una teoria, ha sempre in mente la corrispondenza con la realtà, nonché la speranza di aver trovato un altro tassello nel puzzle dell’universo. Ma i valori con cui, quotidianamente, si confronta la scienza sono molti altri: la semplicità, l’eleganza concettuale, la prospettiva, l’accuratezza. Per una lettura approfondita: Kuhn, Oggettività, giudizio di valore e scelta della teoria, in Kuhn (a cura di), La tensione essenziale (1977).

A ripensare il modello gerarchico della razionalità popperiano, sarà un altro filosofo della scienza: Larry Laudan.

Se, dunque, Popper ha favorito la diffusione dell’idea che le dispute fattuali e metodologiche possano essere discusse e risolte in modo razionale e Kuhn ha mostrato come la scelta fra teorie rivali sia sempre determinata da un insieme di valori, Laudan ha fatto un ulteriore passo in avanti nella questione dell’incompatibilità tra fatti e valori. Sostanzialmente, non solo la scelta teorica è influenzata da valori epistemici, i quali possano essere argomentati, ma i suddetti valori devono accordarsi, specularmente, con la pratica teorica.

Una simile connessione fra l’assiologia e la dimensione fattuale a cui fa riferimento lo scienziato mostra uno dei tre anelli che costituiscono il modello reticolare della razionalità scientifica introdotto da Laudan. Un tipo di razionalità che viene strutturata su piani in continua interdipendenza, senza che uno possa essere univocamente subordinato a un altro. In tal senso, fatti, metodologia e valori agiscono gli uni sugli altri in modo tale che gli scienziati possano giustificare le loro scelte e risolvere l’eventuale disaccordo che può formarsi su ogni piano.

La pars destruens della sua analisi mira a porre in discussione la plausibilità del modello gerarchico della giustificazione, un modello che fino a quel momento ha accompagnato la spiegazione di come il consenso scientifico si formi attorno alle teorie, anche nei casi più difficili, garantendo così il progresso dell’indagine scientifica. Invece la pars costruens si propone di offrire un modello della razionalità scientifica che non solo sia in grado di sopperire ai limiti del modello gerarchico, ma che, nello stesso tempo, possa anche superare l’impasse epistemologico del disaccordo interparadigmatico inteso come limite invalicabile per i processi razionali.

Dissenso
Come si forma il dissenso?

Il modello gerarchico

Il modello gerarchico della razionalità scientifica tanto caro a Popper fornisce, come già anticipato, la spiegazione delle risoluzioni delle dispute fattuali e di quelle metodologiche, facendo riferimento ogni volta a un livello superiore rispetto a quello dove è situato il disaccordo.

In questo modo, ogniqualvolta gli scienziati si trovino in disaccordo su questioni fattuali, cioè su quelle asserzioni che fanno riferimento a ciò che c’è nel mondo, possono giungere alla risoluzione del disaccordo facendo appello a delle regole metodologiche condivise che mostrino la forza del sostegno evidenziale di ciascun asserzione teorica. Il ricorso a regole evidenziali per la risoluzione di dispute fattuali altro non è che una versione moderna dell’algoritmo neopositivista, anche se più cauta dell’originaria. Laudan ne ha evidenziato la principale problematica:

«Talvolta, comunque, gli scienziati non sono d’accordo su quali siano le regole evidenziali o procedurali appropriate, oppure sul modo in cui tali regole debbano essere applicate al caso presente.

In tali circostanze, non è più possibile trattare le regole come uno strumento non problematico per risolvere il disaccordo fattuale. Quando ciò avviene, risulta chiaro che un particolare disaccordo fattuale denota un più profondo disaccordo metodologico». – Laudan, La scienza e i valori

In modo analogo alla risoluzione delle dispute fattuali, il disaccordo su questioni metodologiche può essere risolto salendo di un livello la scala gerarchica, facendo riferimento agli obbiettivi condivisi della scienza. I valori perseguiti dagli scienziati forniscono infatti il metro di valutazione per le regole metodologiche usate per raggiungere tali valori.

Se due scienziati non sono d’accordo su quale sia la metodologia da adottare in un certo campo dell’indagine scientifica, secondo il modello gerarchico, è sufficiente che facciano riferimento ai fini della scienza – assumendo che siano i medesimi per entrambi. In queste condizioni ottimali, i due scienziati saranno dunque in grado di determinare quale siano le regole metodologiche che con maggior efficacia potrebbero consentire di raggiungere gli scopi prefissati.

Una volta giunti al livello assiologico, quello dei fini della scienza appunto, la struttura gerarchica cessa di essere un modello di giustificabilità razionale del disaccordo scientifico, perché una disputa su quali siano gli obbiettivi dell’impresa scientifica – ammesso e non concesso che ci possa essere –non può essere giustificata né risolta da alcunché: sui valori non si può discutere, si era soliti credere.

Il modello gerarchico della giustificazione fornisce dunque una spiegazione efficace di come sia possibile la formazione del consenso scientifico, cioè di come gli scienziati che si trovano in disaccordo su quale evidenza empirica sia rilevante, o sull’insieme di norme a cui fare riferimento per interpretare il sostegno evidenziale dei dati empirici, riescano a giungere – salvo casi “patologici” – a un generale accordo. Tuttavia questo schema verticale della giustificazione non riesce a rendere conto del dissenso, in particolar modo sui valori cognitivi, che nel corso della storia ha sempre accompagnato l’indagine scientifica in maniera non meno rilevante di quanto abbia fatto il consenso.

Modello reticolare della razionalità scientifica e la risolvibilità del dissenso

Il modello reticolare

La visione di Laudan rende obsoleto il vecchio modello gerarchico, il quale, in virtù della forma oltre che della sostanza, impediva discussioni razionali sui valori, poiché non c’era modo di andare oltre il disaccordo assiologico.

C’era invece bisogno di un modello di razionalità che spiegasse il progresso scientifico e le scelte degli scienziati in modo non unidirezionale, bensì multidirezionale, in modo da comprendere le connessioni sinergiche fra tutti i livelli. In un certo senso, c’era bisogno di una visione del progresso scientifico tridimensionale.

Quello proposto dal filosofo statunitense è a tutti gli effetti un modello reticolare della razionalità scientifica, dove i tre livelli sono mutuamente interdipendenti, senza che nessuno di essi, a livello di giustificazione, sia prioritario rispetto agli altri.

La novità più rilevante rispetto al vecchio modello è la valutabilità razionale dei valori. Gli obiettivi epistemici non sono più immuni al controllo razionale e i conflitti che si generano fra loro possono essere risolti senza dover ricorrere ad elementi soggettivi. Il criterio di valutazione principale dei valori cognitivi è la loro realizzabilità. Si può argomentare, ad esempio, a sfavore di uno scopo cognitivo mostrando che esso sia irrealizzabile.

Inoltre, non solo le scelte teoriche possono essere giustificate dall’insieme di norme che uno scienziato adotta, ma anche «le nostre credenze fattuali hanno un ruolo radicale nel modellare le nostre concezioni su quali genere di metodi siano percorribili, e su quali genere di metodi favoriscano in effetti il raggiungimento di dati scopi». Ancora, l’approccio metodologico non solo è in grado di giustificare le credenze fattuali ma, come già rimarcato, può giudicare la legittimità di un obiettivo cognitivo, sia in termini di realizzabilità che in termini di coerenza.

L’operazione concettuale di Laudan è stata quella di prendere lo schema gerarchico, monodimensionale, e di renderlo tridimensionale – epistemologicamente parlando – di modo che il consenso scientifico possa essere letto come un continuo aggiustamento tra i livelli che compongono lo schema reticolare.

La razionalità scientifica che va a configurarsi in tal modo è un tipo di razionalità dinamica, che riesce a spiegare sia i casi in cui si forma il consenso scientifico, sia quelli in cui il disaccordo perdura pur non uscendo dai limiti della ragionevolezza. È un modello di razionalità che non si fossilizza sui valori come termini ultimi di un ragionamento, ma che crea un percorso argomentativo dove la priorità – in termini causali – fra obiettivi, scopi e fatti è stabilita a posteriori, non a priori.

Edoardo Wasescha

Edoardo Wasescha

Amava definirsi un nerd prima che diventasse una moda. È appassionato di filosofia e di fisica, di cinema e di serie tv, ama scrivere perché, più che un posto nel mondo per sé, lo cerca per i propri pensieri. Il blog è la sintesi di tutto questo.

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