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Il Natale dell’Architetto

18 Dicembre 2019 Archendipity
Il Natale dell’Architetto

E rieccoci con un tema natalizio! Non pensavo di essere tanto ossessionata da questa festa fino ad oggi!
Ma si sa, quando in casa ci sono i bambini piccoli… l’albero si fa l’8 dicembre, si appendono lavoretti fatti a suon di tempere (versate sulle poltrone) brillantini (che troveremo per giorni anche negli slip) … e minacciando che se non si fanno per bene Babbo Natale non porterà i regali.
Confessiamolo, questa roba di Babbo Natale che vede tutto e porta i regali solo se si fa i bravi a volte ci prende un po’ la mano perchè…funziona!!!
Comunque, mio figlio mi ha stressato tre giorni per fare l’albero ma poi ho scoperto che era più interessato a visitare la soffitta in cui era stato messo (che ha scoperto con mestizia non essere bella come quella di Peppa) che ad attaccare le palline… e allora se devo farlo da sola lo faccio come voglio ..!
Lasciata da sola sulla colonna sonora di jingle bells in loop, con tre sacchi di palline divise per materiale e misura e il puntale in mano, ripartono tutti i rimuginamenti pseudo architettonatalizi.

 

Sì, perché dovete sapere che gli architetti si dividono in due grandi categorie: quelli che fanno l’albero e quelli che non lo fanno.
Il presepe in realtà si presterebbe meglio alle loro competenze, ma lì sì che si rischierebbe di non vederne uno mai neanche iniziato per la troppo lunga progettazione!
In ogni caso, quelli che non fanno l’albero non lo fanno punto e basta, ma gli altri lo fanno volentieri perché è un popolare clichè, laico, non impegna ideologicamente e soprattutto fa anche arredamento!

Intanto, per chi non sceglie soluzioni minimali, l’eterno dilemma : albero vero o finto?
L’architetto lo sceglie finto non perché più sostenibile, non vi fate ingannare, ma perché ha tanti bei rami simmetrici! Ed ogni anno è tentato, ma poi rinuncia vergognoso, di appenderlo da qualche parte per fare l’alternativo (che alternativo non è più) e anche per vederlo finalmente dritto senza dover studiare per ore il supporto di base.
Tipicamente, tenta un cambio di posizione : dopo averlo spostato dalla sua tradizionale location davanti alla finestra, l’albero passa da un posto all’altro della casa passando dalla cucina, all’ingresso, fino alla zona notte, per poi tornare immancabilmente davanti alla finestra del soggiorno, dove lo possono vedere bene anche i passanti (un po’ di esibizionismo concediamoglielo).

Finito il tour, eccoci arrivati a mettere le lucine, rigorosamente a luce fredda 5000k : dopo aver passato circa 2 ore a strigare la matassa che inspiegabilmente si crea ogni anno, l’architetto le prova e , se malauguratamente qualcuna non funziona, tenta di ad aggiustarla ; perché l’architetto ha sempre la pretesa di essere un po’ elettricista, come un po’ falegname, idraulico, fabbro e non mollerà fino a che non funzioneranno tutte, magari uscirà per andarne a comprare delle altre. Solo che è domenica e sono aperti solo i negozi di cineserie, cosìcchè le lucine non funzioneranno lo stesso dopo 15 minuti netti…

 Si passa alle decorazioni : palline di plastica o di vetro? Tutte diverse o tutte uguali? Di che colore?? Qui la cosa si fa seria e diventa puramente geometrica, l’equilibrio deve essere rispettato in toto, ci vogliono ore per disporre il tutto con un peso simmetrico, ogni volta che l’architetto si siederà a guardare la tv (mamme architetto no, voi no) vedrà una pallina da spostare al ramo sopra o sotto … e poi finalmente, il puntale. Il puntale è il momento clou per chi decora l’albero, il momento in cui arriva la gratificazione di tutto il lavoro e solo per questo ha valso la fatica.

Ma non si ferma ovviamente all’albero…. Il packaging, che volgarmente bisognerebbe chiamare imballaggio, è l’elemento attraverso il quale l’architetto in un contesto di apertura dei regali, può fare il bullo con tutti (no : voi mamme architetto non avrete il tempo, quindi usate Amazon per fare i regali e via).
Magari ti ha regalato una ciofeca, ma sa benissimo che il packaging non solo salva l’onorabilità ma vale anche più del regalo stesso… chi lo conosce lo sa e infatti a volte neanche lo apre.

 

E così, vi lascio con un tour fra alberi di Natale alternativi più o meno di design, e come dice Peppa : tanti auguri a tutti, la gioia sia con voi, ci vediamo a Capodanno! (è mercoledì!!!).

 

Autore del Post

Gaia Vivaldi

Classe ’76, Gaia è uno di quegli architetti a cui piace usare le mani per smontare, costruire, colorare… sperimentando l’effetto della concretezza sull’emotività. In instabile equilibrio sull’orlo del caos, alla perenne ricerca di sintomi di bellezza e benessere ovunque essi si incontrino (o scontrino).

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