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THE CONTINUING STORY OF BUNGALOW BILL (Lennon-McCartney)

THE CONTINUING STORY OF BUNGALOW BILL (Lennon-McCartney)

John Lennon: voce raddoppiata + chitarra ritmica acustica + organo
Paul mcCartney: cori + basso
George Harrison: cori + chitarra solista acustica
Ringo Starr: tamburello + batteria + cori
Yoko Ono: seconda voce + cori
Chris Thomas: mellotron + cori
Maureen Starkey: cori
musicista/i non accreditato/i cori

Registrazione: 9 ottobre 1968
Produttore: George Martin
Fonico: Ken Scott e John Smith

 

Ehi, Bungalow Bill
Cos’hai ucciso, Bungalow Bill?
Ehi, Bungalow Bill
Cos’hai ucciso, Bungalow Bill?
Uscì per cacciar tigri con il suo elefante e il fucile
In caso di incidenti si portava sempre la mamma
E’ il tipico americano figlio di madre sassone fissato con le armi
Tutti i bambini cantano

 

 

 

Il brano

Il brano è di John Lennon ed è dichiaratamente dedicato a un ospite del ritiro in India: Rik Cooke.

Rik Cooke er un giovane americano che venne a Rishikesh a trovare la madre, e non trovò di meglio da fare nel frattempo che andare a caccia di tigri e farsi anche fotografare con il trofeo

Bungalow Bill fu il soprannome che John affibbiò a questa persona accusandola di non avere rispetto per la vita

 

 

Nel profondo della giungla dove sta la possente tigre
Bill e i suoi elefanti furono colti di sorpresa
Così Capitan Marvel fece centro in mezzo agli occhi
Tutti i bambini cantano

Registrazione

Il brano è stato registrato deliberatamente in modo trasandato.

In  particolare si nota l’esibizione particolarmente stonata di Yoko Ono.

Nel pezzo si fa abbondante uso del mellotron.

 

 

I bambini gli chiesero se uccidere non fosse peccato
Non quando lui aveva un’aria così feroce, si intromise la mamma
Se uno sguardo potesse uccidere sarebbe potuto toccare a noi invece che a lui
Tutti i bambini cantano

Ehi, Bungalow Bill
Cos’hai ucciso, Bungalow Bill?

Live e cover

Citiamo una sola cover, interessante per la sua originialità: Dawn Kinnard With Ron Sexsmith and The Suppliers.

 

Ernesto Macchioni

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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