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Il desiderio di vivere nell’eternità della storia

Il desiderio di vivere nell’eternità della storia

Lungo il corso del tempo, l’uomo si è distinto per capacità intellettive e coscienza del proprio sé: il linguaggio, la tecnica, l’arte non so che alcuni dei tratti specifici del genere umano, prodotto del proprio apparato cognitivo. Tuttavia la storia sentenzia il cattivo uso che si è fatto, talvolta, del dono della natura: anzi, ci si è rivoltati contro di lei, e contro se stessi, come se non si potesse superare la dicotomia fra natura e cultura, né le forme di egoismo individuale e collettivo.

Tra i moventi dell’agire umano, spiccano sicuramente prestigio, potere e ricchezza, determinanti nella perdita del contatto con tutto ciò che è naturale. Meno palese ma più interessante è invece un desiderio che si nasconde, se non nell’inconscio, almeno qualche livello sotto la coscienza: il desiderio di essere ricordati.

Una simile brama, ben lungi dal configurarsi come costrutto sociale, è semmai rintracciabile nella dimensione biologica, al pari dell’istinto naturale di procreare e portare avanti la propria specie. Diversamente, tuttavia, la necessità di lasciare traccia del proprio passaggio nel mondo si interseca con la ricerca del senso della propria esistenza: l’angoscia di non riuscire a soddisfare l’una delle due si trascina quasi inevitabilmente dietro anche l’altra.

storia

A ben guardare, l’inclinazione a voler vivere nel ricordo del mondo è dettata esattamente dal dubbio di essere stati solo di passaggio, nulla più che un granello di sabbia nel deserto della storia, per poi scivolare nell’oblio. In tal senso, la ricerca del proprio posto nell’universo si veste non solo della paura di mancare l’ambito obiettivo ma anche di quella che scaturisce dall’idea di aver legato, indissolubilmente, quel fine alla possibilità di essere ricordati, tanto da renderlo un groviglio ormai inestricabile di emozioni negative in alcun modo elaborate.

Eppure sarebbe sufficiente slegare il senso della propria esistenza dal desiderio che quel senso debba essere ricordato dal mondo a venire. Non è detto che non debbano mai intersecarsi – anzi, è quasi inevitabile – ma trattandoli come elementi separati, almeno nella forma, non si rischia di venir ingoiati dalla sostanza che sembrano condividere.

In fin dei conti, quella di incidere il nostro nome nello spazio dell’esistenza non è condizione necessaria né sufficiente a lasciare che quel nome rimanga inciso anche nel tempo. Sarebbe più conveniente, dunque, accettare il fatto che il ricordo è estremamente legato al modo in cui viene vissuto il presente, ma il peso del nostro potere termina lì: non ha a che fare con il futuro.

«Non esiste separazione definitiva finché esiste il ricordo». – Isabel Allende

La scrittrice cilena Isabel Allende, seppur da una diversa prospettiva, riesce efficacemente a catturare, in modo meno morboso, ciò che lega esistenza e ricordo: non si è mai totalmente separati dal mondo – e dalla storia – finché persevera tenacemente, attraverso gli altri, il nostro ricordo.

Autore del Post

Edoardo Wasescha

Amava definirsi un nerd prima che diventasse una moda. È appassionato di filosofia e di fisica, di cinema e di serie tv, ama scrivere perché, più che un posto nel mondo per sé, lo cerca per i propri pensieri. Il blog è la sintesi di tutto questo.

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