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L’effetto catartico della pioggia

L’effetto catartico della pioggia

La velocità con la quale procede il mondo non dà il tempo neanche di interrogarsi se quella verso la quale sta correndo sia la direzione giusta oppure no. La frenesia che accompagna sempre più la quotidianità rende impossibile fermarsi a riflettere sul proprio posto nel mondo, pena la perdita del posto standard che la società ci ha assegnato. La pioggia, in tutto questo, gioca un ruolo cruciale nel rallentare il caos dell’esistenza.

Il destino che condividono quelle lacrime dal cielo è sempre lo stesso: costrette a infrangersi al suolo dalla legge di gravitazione universale, la loro natura è intimamente definita dall’inevitabile. Qualche secondo rubato all’universo, nella caduta, per offrirlo al tempo dell’uomo, rallentandone la percezione.

Invero, la pioggia sembra possedere, soprattutto negli attimi iniziali, un effetto catartico sul dovere sociale, cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni, di essere sempre in movimento. La necessità imposta dalla società di riempire, ad ogni costo, il proprio tempo ha creato una distanza fra l’uomo come macchina e l’uomo come elemento naturale. La pioggia getta un ponte su quella distanza.

La sinfonia che prende vita dal picchiettio sui vetri e sui tetti, l’odore dell’asfalto bagnato che striscia fra le fessure, le tonalità di grigio che si fanno largo fra i colori del mondo. Il gusto della libertà e il dolce solletico sulla pelle completano i sensi con cui l’uomo può godere di questi aghi di acqua.

Pioggia

Tuttavia, c’è una sensazione che, piuttosto che con i cinque sensi, ha a che fare con la propria coscienza. O meglio, è una sensazione che coinvolge il modo di percepire lo spazio e il tempo e di riflettervi, prerogativa umana.

L’effetto catartico della pioggia si rivela nell’interruzione della temporalità che l’uomo percepisce. Finalmente quel groviglio caotico che è il mondo si ferma, o almeno rallenta, e si può recuperare il fiato perso sino a quel momento. È come se ogni goccia alleviasse il peso di una gara infinita, dove il successo è l’unica cosa che ha importanza: nemmeno la gara in sé è così importante.

La pioggia sembra combattere con l’entropia umana, che vede disperdere energie su energie, per fini che, la maggior parte delle volte, nemmeno sono i nostri. Tutto si blocca, noi, gli altri, il mondo. Quei fili di acqua assumono la consistenza dell’ossigeno e l’uomo, per qualche momento, può tornare a respirare autentica libertà.

«Un giorno di pioggia non è una brutta giornata è solo una giornata in cui bisogna verstirsi adeguatamente per uscire. Oppure è solo una giornata in cui dedicarsi a se stessi o a una bella lettura». – Louise Hay

Autore del Post

Edoardo Wasescha

Amava definirsi un nerd prima che diventasse una moda. È appassionato di filosofia e di fisica, di cinema e di serie tv, ama scrivere perché, più che un posto nel mondo per sé, lo cerca per i propri pensieri. Il blog è la sintesi di tutto questo.

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