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Preparativi di viaggio: quell’insana passione per “la lista”

MAXWELL’S SILVER HAMMER (Lennon, McCartney)

MAXWELL’S SILVER HAMMER (Lennon, McCartney)

MAXWELL’S SILVER HAMMER (Lennon, McCartney)

Paul McCartney: voce, cori, pianoforte, chitarra solista, sintetizzatore Moog
George Harrison: basso elettrico a sei corde Fender Bass VI, cori, chitarra acustica e solista
Ringo Starr: cori, batteria, incudine

Musicisti aggiuntivi
George Martin: organo
Mal Evans: incudine (solo nelle riprese del film Let It Be)
John Lennon: non ha partecipato in quanto aveva un infortunio

Registrazione: 25 agosto 1969
Produttore: George Martin
Fonico: Geoff Emerick

 

 

Joan era stramba studiava scienza patafisica a casa
La notte tardi tutta sola con una provetta, oh oh oh oh.
Maxwell Edison studente di medicina la chiama al telefono
Posso portarti al cinema Joan?
Ma mentre lei si prepara ad uscire
Bussano alla porta

Bang! Bang! Il martello d’argento di Maxwell le calò sulla testa
Bang! Bang! Il martello d’argento di Maxwell si accertò che fosse morta

Il brano

Maxwell’s Silver Hammer è una canzone di Paul McCartney ed è considerata dal resto del gruppo in modo unanime: una canzone brutta.

Origine

Il brano nasce all fine del 1968 e quindi troppo tardi per essere incluso in White Album.

Maxwell’s Silver Hammer è un esempio di humour nero tipicamente britannico. Paul McCartney asserisce di aver fatto una parafrasi ironica della propria vita e di quando avresti voglia di spaccare tutto quando le cose ti vanno male.

Testo

Il testo descrive le vicissitudini di un  serial killer (Maxwell Edison) che uccide le sue vittime con un martello d’argento (Silver Hammer). Fu criticato pensando che Paul avesse voluto fare una parodia inopportuna e di cattivo gusto degli omicidi di Charles Manson. In realtà Paul scrisse il brano, come abbiamo detto, nel 1968, e quindi prima dei fatti.

Di nuovo a scuola Maxwell fa ancora lo stupido, l’insegnante è seccata
Sperando di evitare una scena spiacevole
Dice a Max di restare quando la classe se n’è andata, così lui si ferma
A scrivere cinquanta volte non devo comportarmi così
Ma quando volta le spalle al ragazzo
Lui le si avvicina furtivo da dietro

Bang! Bang! Il martello d’argento di Maxwell le calò sulla testa
Bang! Bang! Il martello d’argento di Maxwell si accertò che fosse morta

Registrazione e accordi

Maxwell’s Silver Hammer non fu accolto bene nemmeno degli altri tre Beatles. Il film Get Back testimonia lo scarso entusiasmo con cui il gruppo partecipò alle sessioni in sala di incisione: Ringo Starr in seguito la defiinì “Il peggior pezzo che abbia mai inciso”.

Servirono non più di tre takes per effettuare le sovraincioni, compreso i rintocchi finali prodotti utilizzando un incudine affittato a un’agenzia teatrale.

Di seguito gli accordi nella notazione inglese:

[D]Joan was quizzical, [B7]studied pataphysical [Em]science in the home
[A7]late night all alone with a test tube, [D]oh, oh, oh, [A]oh
[D]Maxwell Edison, [B7]majoring in medicine, [Em]calls her on the phone
[A7]Can I take you out to the pictures, [D]Jo-o-o-o[A]an?
But [E7]as she’s getting ready to go
A [A7]knock comes from the door

[D]Bang! Bang! Maxwell’s silver hammer came [E7]down upon her head
[A7]Clang! Clang! Maxwell’s silver hammer made [Em]sure that [A7]she was [D]dead

L’agente 31 disse abbiamo preso uno, Maxwell se ne sta da solo
A dipingere immagini di testimonianza, oh oh oh oh
Rose e Valerie gridando dalla galleria dicono che deve essere assolto
(Maxwell deve essere assolto)
Il giudice non è d’accordo e dice loro così oh oh oh oh
Ma mentre le parole gli escono dalla bocca
Un rumore arriva da dietro

Bang! Bang! Il martello d’argento di Maxwell gli calò sulla testa
Bang! Bang! Il martello d’argento di Maxwell si accertò che fosse morto

L’uomo dal martello d’argento

Live e cover

Maxwell’s Silver Hammer non vanta cover e esibizioni dal vivo, ma ci piace rappresentarvi due video decisamente ironici: un cartone decisamene esplicito dei Quarrybastards e una interpretazione dell’attore comico Steve Martin.

Ernesto Macchioni

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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