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ITsArt: la cultura italiana in vetrina sulla nuova piattaforma voluta da Franceschini

ITsArt: la cultura italiana in vetrina sulla nuova piattaforma voluta da Franceschini

ITsArt: la cultura italiana in vetrina sulla nuova piattaforma voluta da Franceschini

Cultura e Digitalizzazione

Non tutti i mali vengono per nuocere. Il protrarsi della situazione pandemica ci offre almeno lo spunto per interrogarci su temi che magari fino a ieri davamo per scontati, oppure liquidavamo sommariamente come non prioritari. Tra le questioni che rivendicano maggiori spazi di discussione c’è sicuramente quella della digitalizzazione, tema ormai trasversale ad ogni nostra attività, costretti come siamo ad abitare sempre più da residenti e sempre meno da villeggianti i lidi del virtuale.

Scuola, lavoro, cultura, sport: ormai tutto è ripensato e tradotto in termini virtuali. Una realtà – quella virtuale – che si scontra però con un paese sofferente dal punto di vista digitale, che risulta fuori sincrono rispetto ai tempi dettati dalla quarta rivoluzione industriale in atto. Questo non per dire che in un paese tecnologicamente pronto e avanzato la potenza di fuoco del virtuale non dovrebbe avere limiti, e potrebbe tranquillamente fagocitare il reale. Non credo che una piena egemonia del virtuale sarebbe veramente auspicabile. Il virtuale, per tutto ciò che si esprime attraverso relazioni, è infatti un filtro a maglie strettissime, che non lascia passare che frammenti, pezzi stereotipati e bidimensionali di umanità.

Ciò non toglie che una buona infrastruttura digitale – specie in frangenti emergenziali come quello che stiamo vivendo – potrebbe davvero aiutare a vivere meglio, ed essere addirittura salvifica per determinate categorie. Mi riferisco chiaramente agli operatori dell’ambito culturale, ora più che mai in situazione di grande difficoltà.

Vorrei quindi parlarvi di un progetto che persegue ambiziosamente tale direzione – quella dell'”alleanza” tra cultura e digitale – ideato dal ministro della Cultura Dario Franceschini quasi un anno fa e che, a seguito della sua recente riconferma a guida del dicastero, si spera trovi effettiva realizzazione.

ITsArt, «la Netflix della cultura italiana»

È in questi termini che Franceschini annunciava nell’aprile scorso ITsArt, una piattaforma digitale per «offrire a tutto il mondo la cultura italiana a pagamento». Tale mission, in nuce già nel nome (ITsArt sarebbe la crasi di Italy is Art), è esplicitata nella landing page che per ora è l’unica manifestazione “tangibile” del progetto.

ITsART è il nuovo palcoscenico virtuale per teatro, musica, cinema, danza e ogni forma d’arte, live e on-demand, con contenuti disponibili in Italia e all’estero: una piattaforma che attraversa città d’arte e borghi, quinte e musei per celebrare e raccontare il patrimonio culturale italiano in tutte le sue forme e offrirlo al pubblico di tutto il mondo.

I partner

Per la gestione della piattaforma è stata costituita una nuova società controllata al 51% da Cassa Depositi e Prestiti (CDP) e per il 49% dalla società privata CHILI Spa. Il tutto con un investimento di 10 milioni di euro a carico del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo (Mibact), con il ricorso al dl rilancio, e altri 9 stanziati sia da CDP che da Chili. Per un totale di circa 30 milioni di euro.

Fa già discutere il fatto che si sia scelto Chili come partner tecnico (che è semplicemente un distributore di contenuti a pagamento su internet, peraltro in perdita), e non la Rai, che con RaiPlay offre già una valida piattaforma digitale che poteva costituire un buon punto di partenza magari da integrare e implementare con nuovi servizi e contenuti.

In realtà sembra che la logica di ITsArt debba più essere quella di una tv on-demand, in cui paghi solo ciò che vedi, che quella alla base di una vera e propria piattaforma di streaming, accessibile previa sottoscrizione di un abbonamento.

I contenuti

Al momento, non si sa ancora quali e quanti contenuti faranno parte del catalogo nel giorno del suo lancio, previsto tra fine febbraio e inizio marzo. Tuttavia, la call-to-action presente nella landing page in cui si invita ad «inviare proposte di contenuti, eventi e manifestazioni» lascia trapelare una non troppo solida disponibilità di materiale e idee. Sembra che però ITsArt per ora non ambisca a produrre contenuti in proprio, limitandosi ad essere un canale di distribuzione digitale di contenuti già esistenti.

Contenuti che, di caso in caso, pare saranno gratuiti, gratuiti con pubblicità oppure a pagamento. Nel caso di contenuti a pagamento ci sarà chiaramente una ripartizione dei ricavi. Sul Post si legge che «per ogni contenuto pagato da ogni utente una quota rilevante (tra il 65 e il 95 per cento, dopo aver tolto una percentuale per i costi di gestione e tecnologia) andrà a chi ha realizzato l’opera. Vuol dire anche che se un contenuto non venderà biglietti non avrà ricavi, perché i suoi creatori non riceveranno un pagamento anticipato da parte di ITsART».

Se ITsArt non riuscirà a fare il salto di qualità e diventare anche produttore di contenuti (cosa che però richiederebbe finanziamenti di più ampia portata), il rischio è che, a fronte di un necessario sbarramento qualitativo, ad essere penalizzate saranno sempre le piccole produzioni.

Rimanderei però ulteriori considerazioni a dopo il lancio della piattaforma, che ci auguriamo avvenga quanto prima. Con la speranza che non sia la solita fumosa trovata propagandistica all’italiana.

 

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Simone Gasparoni

Simone Gasparoni

Classe 1995, studio Filosofia all'Università di Pisa. Allievo ortodosso di Socrate, ho sempre pensato che le parole siano roba troppo seria per abusarne (lo so, lo so, detta così sembra una scusa degna del miglior cerchiobottismo, per dirla in gergo giornalistico). Romantico per vocazione, misantropo per induzione. Attualmente, in via di riconciliazione con il genere umano attraverso la musica, l'arte, la cultura. Per ora, sembrano buone vie. Oltre che all'Unipi, potete trovarmi in giro in qualche locale o teatro a strimpellare la tastiera. O, con più probabilità, a casa mia. P.S. Ecco, l'ho già fatta troppo lunga...

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