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Edvard Munch – il tormentato artista norvegese

Edvard Munch – il tormentato artista norvegese

Edvard Munch – il tormentato artista norvegese

 

Edvard Munch è l’artista che ho scelto per iniziare questa mini serie dedicata ai pittori espressionisti.

 

Per chi mi segue saprà che era un sacco di tempo che volevo dedicare un pezzo a questo pittore in quanto uno dei miei preferiti in assoluto. I suoi quadri mi hanno sempre molto affascinata… sarà per quel velo di mistero che racchiudono e per tutti i simbolismi nascosti che vanno ricercati al loro interno. Ricordo che, durante l’esame di maturità, mi venne chiesto di parlare proprio di Edvard Munch in quanto le sue tele si legavano piuttosto bene con gli argomenti della mia tesina e, come potrete dedurre, questo non poté che farmi molto piacere.

 

Adesso inizio, finalmente, a parlarvi della sua vita.

 

Munch

 

Infanzia e Adolescenza

 

Edvard Munch, secondo di cinque figli, nacque in Norvegia il 12 dicembre 1863. La famiglia si trasferì a Christiania (l’attuale Oslo) nel 1864 quando il padre, Christian, venne assunto come medico presso la fortezza di Akershus.

 

La vita di Edvard fu tempestata da una serie di disgrazie familiari. Egli, infatti, perse la madre, Laura Catherine, a soli cinque anni, stroncata dalla tubercolosi. Qualche anno dopo lo stesso destino toccò all’amata sorella Johanne Sophie. Fu il padre insieme alla zia Karen, sorella della madre defunta, a prendersi cura del ragazzo il quale, in questo periodo, iniziò ad interessarsi all’arte.

 

Inger sulla spiaggia

 

Ben presto anche il padre Christian cominciò a pagare le conseguenze dei grossi lutti subiti iniziando a soffrire di una sindrome maniaco-depressiva. Questo non giovò al giovane Edvard che, sopraffatto dagli incubi e da problemi di salute che lo tennero spesso lontano da scuola, venne irrimediabilmente segnato portandolo ad avere una visione del mondo macabra, la stessa che lo renderà poi celebre come artista.

 

Come se questo non fosse stato già abbastanza si unirono pure la pazzia della sorella Laura che, dopo la morte di un altro loro fratello, Peter Andreas, iniziò a soffrire di crisi psichiche. Dal momento che lo stipendio percepito dal padre era relativamente basso e bastava giusto a coprire le spese primarie, la famiglia Munch si trovò a vivere in condizioni di povertà. Fu per questo motivo che, le primissime opere di Edvard, vedevano protagonisti gli interni degradati degli ambienti in cui lui e i suoi familiari erano costretti a vivere.

 

Dall’Ingegneria all’Arte

 

Nel 1879, Munch iniziò a frequentare un istituto dove avrebbe dovuto studiare ingegneria. I suoi voti in fisica, chimica e matematica erano eccellenti ma, nonostante questo, Edvard non riusciva ad apprezzare particolarmente l’ambiente scolastico. Il padre cercò in tutti i modi di distoglierlo dagli studi artistici ma, vedendo con quanta passione il figlio si dedicava al disegno, lo autorizzò ad iscriversi alla Scuola di Disegno di Oslo. Qui Munch rimase per circa un anno prima di trasferirsi alla Scuola d’Arte e Mestieri.

 

Dopo aver realizzato svariate opere che richiamavano l’Impressionismo ed, in particolare, le tele di Monet, Munch cambiò radicalmente il suo stile iniziando a dipingere opere che rispecchiavano il suo stato d’animo. Tra queste vi è per esempio “La fanciulla malata”, un chiaro riferimento alla sorella Johanne Sofie.

 

La fanciulla malata

 

Nel 1889 Munch ebbe la possibilità di esporre le sue opere in una grande mostra e, grazie alle sue capacità tecniche, vinse una borsa di studio a Parigi per studiare arte sotto la guida di Léon Bonnat.

 

Edvard Munch a Parigi

 

Munch arrivò a Parigi nell’autunno del 1889. Nella capitale francese era appena stata inaugurata l’Exposition Universelle ed uno dei suoi quadri, “Il mattino”, venne subito aggiunto tra le opere del padiglione dedicato alla Norvegia.

 

Durante il suo soggiorno a Parigi, Edvard ebbe modo di ammirare le molte opere degli artisti più influenti e, tra i suoi preferiti, vi furono Gauguin, Van Gogh e Toulouse-Lautrec i quali, attraverso il loro talento nell’utilizzare sapientemente i colori, erano capaci di suscitargli grandi emozioni.

 

E’ in questo periodo che un nuovo lutto colpì l’artista; il padre Christian morì infatti durante il soggiorno parigino di Edvard, facendo nuovamente cadere il giovane in un profondo stato di sconforto.

 

Pubertà

 

Edvard Munch a Berlino

 

Il talento di Munch si fece notare anche in Germania dove, intorno al 1891, venne invitato ad esporre a Berlino da Adelsteen Normann. A causa della forte contrapposizione tra gli artisti legati alla tradizione e quelli attratti dalle novità, Edvard non venne particolarmente apprezzato e, addirittura, gli accademici fecero chiudere la mostra per quello che la stampa definì “L’affare Munch”.

 

Mi ritrovo a condividere pienamente le parole di Edvard in merito a tale questione:

 

Non mi sono mai divertito così tanto. E’ incredibile quanto una cosa innocente come un dipinto possa creare un simile trambusto.

 

Ed è inoltre a Berlino che Munch dipinse quella che sarà poi la sua opera più celebre, “L’urlo” che, con tutta la sua violenza di forme e colori, riesce ad esprimere perfettamente l’enorme tormento interiore di questo artista.

 

Vi avevo già parlato di questo quadro nel mio articolo di Halloween e, per evitare di ripetermi, vi rimando qui.

 

Con grande coraggio, visto come era andata in precedenza, nel 1893 Munch tornò ad esporre le sue opere a Berlino. In particolare vennero presentate sei tele appartenenti ad una serie denominata “Il Fregio della Vita”. In questi quadri vennero affrontati diversi temi legati alla vita, all’amore, alla paura, alla morte, alla malinconia e all’ansia.

 

Tra le opere inserite in questa serie, una delle più celebri è indubbiamente “Golgota”, dove Edvard si identifica con il Cristo in croce per esprimere la sua sofferenza legata ai vari lutti subiti e il suo tormento interiore.

 

Munch

 

Un’altra importante tela appartenente a questa serie è “Sera sul viale Karl Johan”.

 

Munch

 

Mi ritrovai sul Boulevard des Italiens – con le lampade elettriche bianche e i becchi a gas gialli – con migliaia di volti estranei che alla luce elettrica avevano l’aria di fantasmi.

 

In questa tela sono presenti un corteo di uomini borghesi che sembrano dei pallidi spettri con gli occhi sbarrati. E’ attraverso questa rappresentazione che Munch volle esprimere la sua idea della borghesia: una serie di persone priva di sentimenti che esiste ma che, in realtà, non vive davvero. Questa tela in particolare, come ci si può aspettare, suscitò non poche critiche dalla borghesia, la quale si sentì attaccata e accusata. Tuttavia non mancarono anche degli entusiasti ammiratori.

 

I problemi di salute e il ritorno in patria

 

Intorno al 1908, le condizioni di salute di Edvard si aggravarono a causa della sua dipendenza dall’alcool. Vittima di allucinazioni, decise di ricoverarsi presso la clinica del dottor Daniel Jacobson. Grazie al suo aiuto, la salute di Munch migliorò notevolmente e, dopo circa otto mesi, l’artista poté fare ritorno in Norvegia. Nella sua patria la sua situazione migliorò ulteriormente e anche le sue opere divennero meno pessimistiche. A favorire ulteriormente le cose furono gli abitanti di Christiania i quali, riconoscendo il successo del loro concittadino, iniziarono a comprare i suoi quadri. Fu così che Munch venne eletto “Cavaliere dell’Ordine Reale norvegese di Sant’Olav” per il suo operato artistico.

 

Munch - Notte Stellata

 

Sotto consiglio del suo medico, Edvard iniziò a frequentare solo buone compagnie e ad evitare il consumo di alcolici; ne sono prova la serie di ritratti ritraenti amici e i vari paesaggi dai quali emerge la sua voglia di vivere. A questo punto della sua vita anche la situazione economica dell’artista divenne stabile e ciò gli consentì di comprare diverse proprietà e di provvedere anche al benessere della sua famiglia.

 

Gli ultimi anni

 

Edvard trascorse gli ultimi anni nella sua proprietà ad Oslo. Protagonisti delle sue opere di questo periodo sono ancora paesaggi campestri, il suo cavallo e svariati nudi femminili.

 

Munch si ritrovò a soffrire notevolmente dopo che ben ottantadue delle sue tele vennero bollate dai nazisti come “arte degenerata”. A seguito di questo si aggiunse anche la paura causata dall’occupazione della Norvegia a opera dei nazisti. Molti suoi quadri vennero sequestrati ma, buona parte, fu riportata in Norvegia grazie a dei collezionisti privati.

 

Munch morì il 23 gennaio 1944 nella sua proprietà di Ekely, decidendo di donare alla città di Oslo tutte le sue opere. Quest’ultime vennero raccolte in un museo appositamente costruito, il Museo Munch, inaugurato nel 1963.

 

 

Autore del Post

Alice Antoni

Alice ama leggere e adora gli animali, in particolare i conigli. È da sempre appassionata di arte e di riciclo creativo.

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