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Antonio Ligabue – dai lavori saltuari alla scoperta dell’Arte

Antonio Ligabue – dai lavori saltuari alla scoperta dell’Arte

Antonio Ligabue – dai lavori saltuari alla scoperta dell’Arte

 

Antonio Ligabue è l’artista che ho scelto per l’articolo di oggi.

 

L’idea per questo pezzo è nata dal film “Volevo Nascondermi” di cui si sta molto parlando in questi giorni dopo che l’attore protagonista, Elio Germano, ha vinto l’Orso d’Argento a Berlino per la sua interpretazione di Antonio Ligabue.

 

Iniziamo subito e scopriamo qualcosa della vita di questo artista a tutto tondo.

 

Infanzia e Adolescenza

 

Ligabue

 

Antonio Ligabue nacque a Zurigo nel 1899. Il bambino prese inizialmente il cognome della madre, Costa. Successivamente la donna si sposò con Bonfiglio Laccabue, il quale riconobbe Antonio dandogli il suo cognome. Antonio, però, una volta adulto, preferì essere chiamato Ligabue, a causa, probabilmente, dell’odio che nutriva nei confronti del padre adottivo da lui considerato il colpevole della morte della madre e dei tre fratelli, avvenuta nel 1913 in seguito ad una intossicazione alimentare.

 

Già in tenera età, Ligabue non visse mai con la sua vera famiglia dal momento che, nel 1900, venne affidato ad una coppia di svizzeri tedeschi senza figli e che Antonio considerò sempre come i propri genitori. Purtroppo, a causa delle condizioni economiche precarie della sua famiglia adottiva, furono costretti a continui spostamenti e, oltre a questi grossi disagi, c’erano pure le malattie di Antonio a peggiorare ulteriormente la situazione. Egli infatti era affetto da rachitismo e dal gozzo e questi contribuirono a compromettere il suo sviluppo fisico e mentale.

 

leone con leonessa

 

Il suo difficile carattere e la difficoltà in alcune materie lo portarono anche a cambiare scuola svariate volte. Dopo essere stato espulso dall’istituto Marbach, Ligabue iniziò a lavorare come bracciante agricolo fino a quando, in seguito ad una violenta crisi nervosa, venne ricoverato in un ospedale psichiatrico. Una volta dimesso tornò dalla sua famiglia adottiva alternando tuttavia i suoi rientri a casa con delle peregrinazioni senza meta, durante le quali accudiva animali nelle fattorie o lavorava come contadino.

 

Nel 1919, dopo aver aggredito la madre adottiva nel corso di una lite, la donna lo denunciò e Antonio venne espulso dalla Svizzera. Giunse quindi in Italia, precisamente a Gualtieri, luogo di origine del padre adottivo. Non conoscendo minimamente la lingua italiana, Ligabue fuggì nel tentativo di rientrare in Svizzera ma venne trovato e condotto nuovamente a Gualtieri. Qui riuscì a vivere grazie all’aiuto dell’Ospizio di mendicità Carri e lavorando come manovale e bracciante sulle rive del Po. E’ in questo periodo che Antonio inizia finalmente a dipingere. Grazie all’arte iniziò a trovare sollievo contro le sue ansie ed a colmare in qualche modo la sua solitudine.

 

Fu solo nel 1928, grazie all’incontro con Renato Marino Mazzacurati, che imparò ad usare i colori ad olio scegliendo di dedicare la sua vita alla pittura e alla scultura.

 

Antonio Ligabue tra pittura e scultura

 

Ligabue utilizzò l’arte come mezzo per esprimere ciò che non riusciva a dire con le parole. Spesso non aveva nemmeno bisogno di modelli e dipingeva immagini che aveva impresse nella sua memoria.

 

aquila e volpe

 

Tra i suoi soggetti preferiti vi erano indubbiamente gli animali, sia domestici che esotici. Essi venivano ritratti sia in momenti di quiete che intenti in lotte e aggressioni. Altri protagonisti dei suoi quadri erano le scene di vita quotidiana, i paesaggi e la caccia.

 

Ligabue

 

A partire dagli anni quaranta, Ligabue iniziò a cimentarsi nella produzione di autoritratti nei quali si raffigurava in posizione spesso frontale e dove veniva rivolta una grande attenzione alla descrizione dell’abbigliamento e, soprattutto, all’espressività degli occhi.

 

Ligabue

 

Le sue tele erano inizialmente caratterizzate da colori molto diluiti e spenti, da contorni sfumati e da soggetti piuttosto statici. Successivamente i colori tenui fecero spazio a tinte accese e violente con contorni ben definiti. Questo cambiamento nel suo stile può essere probabilmente un aiuto per la catalogazione delle sue tele dal momento che Ligabue non datava mai le sue opere.

 

Antonio Ligabue si dedicò anche alla scultura. Anche in questo caso i suoi soggetti prediletti erano gli animali, inizialmente statici e poi sempre più dinamici grazie all’inserimento di particolari dettagli. A causa della tecnica adottata dall’artista per realizzare le sue sculture (la creta del Po resa più malleabile attraverso una lunga masticazione) molte delle sue sculture sono andate perdute in quanto la cottura, che le avrebbe rese meno deperibili, fu introdotta solo negli ultimi anni.

 

Le prime mostre di Ligabue fino ai grandi successi

 

Nel 1937 Antonio fu nuovamente ricoverato in un ospedale psichiatrico, stavolta al San Lazzaro di Reggio Emilia, a causa dell’ennesimo attacco violento. Nello stesso ospedale vi tornerà altre due volte per i medesimi motivi. Tra una permanenza e l’altra al San Lazzaro, Ligabue trovò ospitalità presso il ricovero di mendicità Carri o nella residenza di amici.

 

E’ sul finire degli anni quaranta che l’interesse della critica nei confronti delle sue opere iniziò a crescere. In particolare nel 1957, Severo Boschi e Aldo Ferrari gli fecero visita a Gualtieri e gli dedicarono un servizio su Il Resto del Carlino con immagini che restano tuttora celebri.

 

Leopardo

 

Negli anni cinquanta, suo periodo più prolifico, Antonio prese parte a svariate mostre collettive fino ad averne di sue personali come quella che si tenne nel 1955 a Gonzaga in occasione della Fiera Millenaria. A segnare la sua consacrazione nazionale fu però l’allestimento dell’esposizione alla Galleria La Barcaccia di Roma nel 1961.

 

Il 18 novembre 1963, Antonio Ligabue fu purtroppo colpito da una emiparesi e, dopo essere stato curato in diversi ospedali, trovò di nuovo ospitalità al ricovero Carri dove morì il 27 maggio 1965.

 

Molto bello è l’epitaffio che venne dedicato a Ligabue sulla sua tomba nel Cimitero di Gualtieri:

 

“Il rimpianto del suo spirito, che tanto seppe creare attraverso la solitudine e il dolore, è rimasto in quelli che compresero come sino all’ultimo giorno della sua vita egli desiderasse soltanto libertà e amore”

 

Per chi, come me, fosse interessato a “Volevo Nascondermi”, ricordo che il film è arrivato nelle sale il 4 Marzo. Per saperne di più vi lascio il seguente link:

 

https://www.mymovies.it/film/2020/volevo-nascondermi/

 

Autore del Post

Alice Antoni

Alice ama leggere e adora gli animali, in particolare i conigli. È da sempre appassionata di arte e di riciclo creativo.

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