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Felicità e serenità – La dialettica dell’esistenza

Felicità e serenità – La dialettica dell’esistenza

L’uomo è in grado di pensare se stesso nel mondo, capacità ottenuta dall’evoluzione che lo pone, cognitivamente parlando, sul gradino più alto tra le specie. Data una simile capacità, l’istinto umano più forte è quello di cercare quel suo posto nel mondo, in modo da dare un senso alla propria esistenza. Felicità e serenità agiscono in modo dialettico, accompagnando il percorso non definito di chi sembra non saper scegliere.

Capita infatti che, tra felicità e serenità, si resti impigliati in un’idea pericolosa… Quella che fra il senso dell’esistenza e il nostro stato mentale – o dell’anima, se più vi piace – sussista una relazione univoca. In tal senso, l’instabilità dell’uno determinerebbe quella dell’altro, e viceversa.

Certamente un’esistenza felice o serena genere un senso di appagamento che libera l’uomo dal fardello di quella estenuante ricerca. Ma la loro coincidenza non esaurisce il significato del loro rapporto. È infatti possibile vivere una vita felice – tenuto conto dell’intrinseca valenza soggettiva del termine – e tuttavia non smettere mai di sentirsi fuori dal tempo o dallo spazio in cui si vive.

Questi ultimi, tempo e spazio, fanno da cornice alle vicende umane, scandendone momenti. In un certo senso, la posizione spaziotemporale – intesa come contingenza storica – non è che il riflesso tangibile della posizione che si cerca all’interno dell’esistenza.

Una volta compreso il legame non vincolante tra il senso della vita da una parte e felicità e serenità dall’altra, rimane da scoprire quale delle due posizioni mentali sia preferibile. Ammesso che una delle due lo sia in assoluto. Potrebbe anche darsi il caso, infatti, che il moto dialettico che creano scontrandosi generi un punto di equilibrio virtuoso dal quale guardare alla propria esistenza.

felicità e serenità

Felicità e serenità

Tendenzialmente la felicità è un elemento molto più instabile della serenità, in virtù della propria natura. Ma si configura anche come un polo magnetico che riesce ad attrarre le persone verso di sé con una dolce veemenza. La serenità, al contrario, è un elemento più stabile che non attrae verso di sé l’uomo con la stessa prepotenza. Lo accompagna delicatamente lungo il cammino che decide di intraprendere.

La ricerca della felicità genera una forza di volontà che talvolta l’umanità non sapeva di avere, una montagna piena di inside che viene scalata sino alla vetta. Una volta giunti sulla cima, la vista è meravigliosa: l’intero mondo e tutto ciò che ne fa parte viene visto con occhi nuovi. Ma la sensazione di non poter andare oltre e, anzi, che si possa solo scendere gradualmente, può opprimere quello stato d’animo così a lungo inseguito.

La serenità, al contrario, non è una scalata, ma lo sforzo da compiere non è di minor portata. Si tratta di camminare lungo la propria via e osservare tutto ciò da cui siamo sempre stati circondati, cercando di coglierne gli aspetti assopiti. Un gesto, una parola, un’azione, un legame: sentirsi a proprio agio con il mondo e con tutto ciò che ne fa parte. Senza ricercare niente che non si sia già trovato nel corso della vita.

Non c’è una ricetta in grado di discernere gli elementi che caratterizzano il modo migliore di vivere. Probabilmente il segreto è prendere da tutto ciò che ci viene offerto il contenuto emotivo di cui si ha bisogno. Che sia una scalata o un percorso lineare, l’equilibrio non va cercando nel mondo, ma in noi stessi.

felicità e serenità

Autore del Post

Edoardo Wasescha

Amava definirsi un nerd prima che diventasse una moda. È appassionato di filosofia e di fisica, di cinema e di serie tv, ama scrivere perché, più che un posto nel mondo per sé, lo cerca per i propri pensieri. Il blog è la sintesi di tutto questo.

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