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La teoria dei sei gradi di separazione – Uno sguardo sul mondo

La teoria dei sei gradi di separazione – Uno sguardo sul mondo

In un mondo sempre più corroso dall’odio e dall’indifferenza verso i propri simili, mi torna alla mente un’interessante teoria sulle relazioni: quella dei sei gradi di separazione. È un’affascinante teoria sociologica, formulata – in ambito letterario, non ancora statistico né sociologico – per la prima volta dallo scrittore ungherese Frigyes Karinthy, nella prima metà del secolo scorso.

Questa teoria – corroborata in seguito dall’esperimento di Stanley Milgram – sostiene che qualsiasi persona è collegata, potenzialmente, ad ogni altra, attraverso una catena di cinque persone a frapporsi fra le prime due. Esisterebbe cioè una catena invisibile di relazioni formata da non più di cinque intermediari che collega ogni persona a qualsiasi altra nel mondo.

Ad esempio io ho un amico, che a sua volta ha un amico, il quale conosce una certa persone e così via fino ad arrivare al presidente degli Stati Uniti d’America, in solo sei “tappe relazionali”. Ovviamente si parla di statistica e sociologia, quindi non si deve prendere la teoria dei sei gradi di separazione come fosse un assioma della matematica. Tuttavia, studi di questo tipo godono oggi di un’ottima popolarità.

Con l’avvento dell’era digitale, fra le altre cose, si è verificato un aumento esponenziale delle relazioni, soprattutto grazie ai social network, accompagnato da un cambiamento a livello qualitativo: le relazioni si sono digitalizzate. Se prima, per comprare un libro, era necessario recarsi in libreria e relazionarsi quantomeno con il negoziante, adesso è possibile farlo direttamente dalla propria abitazione. Tablet, smartphone, computer sono strumenti che, in tal senso, scavalcano le relazioni sociali come le abbiamo sempre conosciute.

Teoria dei sei gradi di separazione

Non è la sede per affrontare il giudizio su questo tipo di cambiamento. Quello che invece è interessante notare è che internet ha sicuramente contribuito a diminuire i gradi di separazione, collegando persone in parti opposte del mondo. Qualche anno fa una ricerca del team Core Data Science di Facebook ha evidenziato come sia proprio il social network per antonomasia che ha permesso di portare i gradi di separazione a soli 3.57. Ovviamente per quanto riguarda chi ne fa uso, Facebook ad oggi è il meccanismo più immediato per collegare le persone fra loro.

Giustamente si potrebbe pensare che ci sia una differenza qualitativa enorme fra vere amicizie e connessioni virtuali. Nel mondo virtuale di Facebook, non è detto che quei collegamenti che portano il grado di separazione a 3.57 siano “vere” relazioni sociali. In tal senso, emergerebbe una discontinuità fra la connessione virtuale tra due persone e il reale valore della loro amicizia

D’altra parte, cosa impedisce ad una relazione sociale costruitasi attraverso il mondo digitale di essere autentica tanto quanto una coltivata senza gli strumenti del nuovo millennio? Perché la mia relazione con l’edicolante, per esempio, dovrebbe essere qualitativamente superiore a quella che ho instaurato con una persona dall’altra parte del mondo, con cui magari condivido svariati interessi?

Il punto è che non si deve considerare questa teoria come una sorta di catena dell’amicizia, ma piuttosto come spinta interazionale. Non è importante che tutti i rapporti siano definiti da sinceri sentimenti di amicizia. Questo vale con o senza il mondo digitale. In questo senso, strumenti digitali come i social network non svuotano le relazioni del loro contenuto, ma danno anzi corpo a relazioni che in loro assenza si sarebbero difficilmente create.

È invece importante sapere quali relazioni coltivare e quali no. Ma questo dipende dalle persone che si incontrano, non dagli strumenti sociali e digitali che utilizziamo o non utilizziamo. Come la possibilità di conoscere il mondo è limitata dalla nostra lancetta biologica, così lo è la nostra possibilità di relazionarci con chi ci sta intorno. Il segreto è costruire relazioni sincere e, allo stesso tempo, non privarsi di tutti gli altri tipi di relazioni – che non siano dannose, s’intende.

Ciò che più conta non è rendere ogni nostra relazione qualitativamente perfetta, ma cogliere l’opportunità di relazionarsi con persone che, senza le condizioni odierne, mai avremmo potuto raggiungere.

Teoria dei sei gradi di separazione

Autore del Post

Edoardo Wasescha

Amava definirsi un nerd prima che diventasse una moda. È appassionato di filosofia e di fisica, di cinema e di serie tv, ama scrivere perché, più che un posto nel mondo per sé, lo cerca per i propri pensieri. Il blog è la sintesi di tutto questo.

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