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La debolezza del potere

La debolezza del potere

Spesso si sente dire che il potere logora chi non ce l’ha, un’affermazione preconfezionata che mira ad autolegittimare proprio quel potere e, per estensione, chi quel potere – di qualsiasi forma esso sia – lo detiene. Ma questo cliché viene spesso smentito dalla realtà dei fatti, perché questa forma di supremazia per antonomasia è come la sommità di una montagna, che si raggiunge solo dopo una scalata faticosa – spesso al costo di enormi sacrifici – e dove, una volta raggiunto l’apice, l’equilibrio è così precario che, nel breve o medio periodo, si è destinati ad una fragorosa e devastante caduta. Più alta e repentina è l’ascesa e più distruttiva e caotica sarà la caduta: la legge di gravitazione universale è catturata dalla fisica classica, ma permea tutte le strutture della realtà, anche quelle sociali.

Non entrerò nella dimensione politica ma, per fare un esempio en passant, negli ultimi cinque anni ci sono stati due casi simili. In entrambi, ad una feroce ascesa verso il potere – sociale, mediatico, politico, istituzionale – è corrisposto un tremendo e inevitabile schianto sul suolo della realtà. L’ultimo in giorni non sospetti; l’asfalto brucia ancora della forza vitale assorbita dalla “vittima” di turno.

Questa dinamicità non lineare intrinseca nel potere può essere scorta facilmente nel film biografico sui gemelli Kray, Legend (2015). La pellicola ripercorre tutte le tappe principali che portarono i fratelli Kray a dominare la criminalità nella Londra degli anni ’60, fino alla loro caduta. L’ascesa e il declino dei due gangstar londinesi rappresentano la cartina di tornasole perfetta per comprendere più intimamente le dinamiche interne del potere.

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Reginald – Reggie – e Ronald – Ronnie – Kray, entrambi interpretati da un eccezionale Tom Hardy (bene il doppiaggio, ma la doppia interpretazione linguistica di Hardy è una perla), sono il volto nuovo della criminalità londinese, muovendosi fra racket delle protezioni, incendi dolosi, violente aggressioni, minacce e rapine a mano armata. La loro ascesa è favorita in parte dalle giuste conoscenze, tra le quali anche influenze politiche che frequentano il loro night club nel West End, in parte dalle circostanze fortunate (come quella dell’arresto dei loro principali nemici), ma soprattutto dalla loro forza di volontà, in grado di plasmare la realtà sociale a loro piacimento.

Non scomodando altre porzioni di trama per non rovinare la visione a chi volesse vederselo, quello che mi preme sottolineare è che questa pellicola riesce pienamente a catturare la natura fragile del potere. L’ambiguità che si cela dietro un costrutto sociale come questo, in grado di corrompere l’animo umano proprio di chi quella mela proibita la pone come obiettivo primario. Il dolce frutto del peccato che, dopo la gioia effimera di averlo assaporato, porta alla dannazione eterna.

Può darsi che il potere logori chi non ce l’ha, ma sicuramente consuma chi quel potere lo detiene, smembrandone l’umanità. Per poi far cadere il guscio, ormai vuoto, tra i comuni mortali.

Spesso si sacrifica tutto – anche la dignità – in nome di un assordante potere, senza pensare all’ineluttabilità della caduta che ne conseguirà. Il potere non è fatto per l’uomo e l’uomo non è fatto per il potere: è un amore a senso unico.

Il potere non rende l’uomo più forte: lo rende più fragile. La ricerca di quel potere mostra la debolezza della condizione umana.

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Autore del Post

Edoardo Wasescha

Amava definirsi un nerd prima che diventasse una moda. È appassionato di filosofia e di fisica, di cinema e di serie tv, ama scrivere perché, più che un posto nel mondo per sé, lo cerca per i propri pensieri. Il blog è la sintesi di tutto questo.

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