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Dilemmi morali – Il caso del carrello ferroviario

Dilemmi morali – Il caso del carrello ferroviario

Spesso nella vita ci troviamo davanti a delle alternative fra le quali scegliere. La maggior parte delle volte queste scelte sono dettate dal gusto soggettivo, o dal nostro senso pratico, o da esigenze personali. Scegliere il film da guardare, decidere quale offerta di lavoro accettare, stabilire la meta di un viaggio. Tuttavia, le cose si fanno più complesse quando ci troviamo davanti a dei veri e propri dilemmi morali.

Un dilemma morale è tale non solo se le alternative sono parimenti indesiderabili – o desiderabili – ma anche se le conseguenze di queste non forniscono una determinante assoluta per discernere la scelta giusta dalla scelta sbagliata e, in ultima analisi, il bene dal male.

Negli anni ’60 la filosofa Philippa Foot ha proposto un esperimento mentale in grado di evidenziare efficacemente l’essenza dei dilemmi morali.

Si immagini che un tram stia percorrendo l’ordinario binario, senza la possibilità di fermare la sua corsa, e che, lungo tale binario, ci siano cinque persone legate e impossibilitate a muoversi. L’unica persona in grado di evitare la tragedia è quella nei pressi del deviatoio, tuttavia anche sul secondo binario, sul quale verrebbe deviato il tram, c’è una persona legata ed impossibilitata a muoversi.

dilemmi morali

L’alternativa che si delinea è fra lasciare che il tram prosegua lungo il proprio binario e uccida cinque persone oppure farlo deviare, in modo che ne uccida solo una.

Il primo aspetto interessante da marcare è la dimensione etica di una scelta come quella dell’agente che, deviando il tram, lo vede direttamente responsabile dell’uccisione di una persona. In confronto a quella che coglie indirettamente la responsabilità dell’agente nel lasciare che il tram compia il suo percorso, segnando il destino di quelle cinque persone.

Non sono sicuro che, in un senso esclusivamente morale, si possa scegliere tra uccidere intenzionalmente una persona – al netto di una “buona causa” – e lasciare che ne muoiano cinque – soffocando il nostro pensiero critico. In questo senso, non ci sarebbe una scelta realmente giusta e una palesemente sbagliata, perché entrambe cadrebbero al di fuori delle categorie di bene e male.

Tuttavia, seguendo la sottotraccia razionale che può celarsi in un dilemma morale simile, si può giungere, se non ad una conclusione – esclusa per definizioni dai dilemmi – quanto meno ad una decisione ottimale. Sacrificare una persona per salvarne cinque è una scelta che, anche se aggira la valutazione morale della stessa, fa riferimento ad una forma di razionalità che strizza l’occhio all’utilitarismo. Salvare cinque persone, uccidendone direttamente una, è più utile (preferibile, in questo caso in termini di vite umane) rispetto a lasciare indirettamente che queste muoiano, senza macchiarsi di alcuna colpa morale.

Non si vuol suggerire deviare il carrello sul binario con una persona che sia un comportamento assolutamente giusto da un punto di vista razionale, ma solamente che può essere pienamente compreso nella sua zona grigia fra morale e razionalità.

E se la persona fosse stata una donna incinta mentre le cinque persone degli anziani signori con ormai una bassa aspettativa di vita?

E se le cinque persone fossero state dei noti criminali mentre nell’altro binario ci fosse stato un importante personalità della scena politica internazionale?

Un dilemma morale come questo può essere arricchito da infinite variabile che contribuiscono a sfumare maggiormente il già sbiadito colore della nostra scelta. In questa tela non esistono solo il bianco e il nero, il bene e il male, azioni giuste e azioni sbagliate.

È dunque molto importante che, nell’affrontare i dilemmi morali, le nostre pennellate di senso critico vadano a definire quanto più possibile un disegno, per sua stessa natura, indefinito.

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Autore del Post

Edoardo Wasescha

Amava definirsi un nerd prima che diventasse una moda. È appassionato di filosofia e di fisica, di cinema e di serie tv, ama scrivere perché, più che un posto nel mondo per sé, lo cerca per i propri pensieri. Il blog è la sintesi di tutto questo.

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