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Chi ha paura del glutine? Let’s talk about “gluten free”

Chi ha paura del glutine? Let’s talk about “gluten free”

Chi ha paura del glutine? Let’s talk about “gluten free

 

Vivere nel bel paese, andare a pranzo la domenica dalla nonna ed avere seri problemi ad ingerire la pasta. Un disastro.

Trovarsi fuori con gli amici a fare colazione e non poter accompagnare una brioche (o brioscia che mi garba di più) al cappuccino. Terribile.

Problemi di gastrite? Per un periodo meglio sostituire l’usuale caffè con uno d’orzo! E invece nisba.

Benvenuti nel mondo della celiachia.

 

 

 

 

 

Ho iniziato a parlare con un po’ di leggerezza di quella che è una malattia piuttosto diffusa: si tratta di una infiammazione cronica dell’intestino tenue, scatenata dall’ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti.

Il glutine, invece, è una proteina che si trova nel frumento e in alcune varietà di cereali come orzo, farro, avena, kamut; è detta “proteina collante”, perché ha uno scarso valore nutritivo, ma ha delle caratteristiche che facilitano la lavorazione delle farine.

Partiamo con un po’ di dati: quanto è diffusa la celiachia? I dati italiani vengono pubblicati nella Relazione al Parlamento e l’ultima risale al gennaio del 2018. Si attesta all’ 1% e si stima che siano 600000 a soffrirne in Italia, a fronte dei 200000 casi diagnosticati.

Per questo tipo di consumatori affetti da tale disturbo, l’unica cura consiste in una dieta puramente aglutinica, ovvero, “gluten free”, priva di glutine. Scommetto che questo claim non vi è nuovo: quante volte lo vediamo scritto su diversi prodotti scorrendo gli scaffali dei supermercati?

 

Facciamo un breve excursus sulla normativa.

 

Fino al regolamento (UE) n. 609/2013 esisteva il concetto giuridico di “alimenti destinati ad una alimentazione particolare” (o “ADAP”).

Questa categoria molto ampia è stata sostituita da 3 specifici tipi di alimenti destinati a individui che devono seguire una dieta definita e tra questi, si legge “alimenti a fini medici speciali” (abbreviati in AFMS).

Tra questi prodotti destinati a consumatori con problematiche sanitarie ci sono quelli “gluten free”, che hanno un claim davvero particolare perché ha una natura doppia: è simile ai vari claim nutrizionali di altra natura ( a basso contenuto di grassi, naturale, naturalmente privo di zuccheri ecc…), ma serve anche a segnalare l’assenza di una sostanza che è veramente molto pericolosa per chi soffre di celiachia. Questo è il motivo per il quale il gluten free non è assimilato alle altre dichiarazioni reclamizzanti nutrizionali, ma l’Unione ha preferito inserirlo nel nuovo quadro regolatorio delle etichette alimentari.

Ecco che si è adottato il regolamento (UE) n. 828/2014.

Evidenziare la presenza di glutine è obbligatorio, come per gli altri allergeni, ma è la sua assenza o bassa quantità che è facoltativa da indicare.

In ogni caso, la scritta “senza glutine” sarà indice del fatto che il suo contenuto non può essere superiore a 20 mg/kg; la scritta “con un contenuto di glutine molto basso” indicherà invece che si è in presenza di un contenuto non superiore ai 100 mg/Kg.

Accanto ai claims appena citati, potrà anche trovarsi “adatto ai celiaci” o “specificatamente formulato per celiaci”, ovviamente se il prodotto è stato lavorato in maniera da non entrare in contatto con sostanze contaminanti o se è composto da prodotti che sono naturalmente privi di questa proteina.

 

Alla prossima lettura!

Autore del Post

Silvia Cavaliere

Ha studiato diritto, ma la sua passione è da sempre la scienza legata all'alimentazione e alle risorse, soprattutto agricole.

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