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Trump e l’impeachment che non verrà

20 Maggio 2017 Fuso Orario
Trump e l’impeachment che non verrà

Fin dalla storica vittoria di Trump molti antagonisti hanno subito iniziato a sperare e a ricercare nell’impeachment.

Ma non sarà la ricerca sfrenata all’impeachment a far cadere il presidente, semmai la delusione del grosso del suo elettorato. che prima o poi si sentirà tradito dall false promesse di Trump.

L’impeachment è quel meccanismo con il quale le due camere statunitensi (a maggioranza dei due terzi) possono destituire un presidente accusandolo di tradimento e crimini contro l’America. Il problema è che se la strategia dell’opposizione politica si limita alla ricerca dell’impeachment, Trump potrà continuare a dormire sonni tranquilli, perchè semplici sospetti o indizi non bastano certo a convincere parte dei repubblicani a far cadere, nonostante non lo amino, il loro presidente, e tutto il fitto bosco di potere che gli hanno costruito intorno e che comunque controllano. Nella storia americana mai nessun presidente è stato abbattuto effettivamente dall’impeachment (Nixon si dimise prima che la procedura terminasse), e nemmeno questa volta probabilmente , nonostante gli strani rapporti con la Russia ed il caso dello scontro FBI-Trump, questo strumento di accusa verrà utilizzato a pieno.

Molti antogonisti politici, fra cui importanti esponenti del Partito Democratico, stanno basando la propria strategia politica proprio su questi due casi, certi che il comportamento di Trump nei confronti del direttore dell’FBI Comey (che in campagna elettorale ad una settimana dal voto fece uscire delle indiscrezioni che indebolirono la Clinton) rappresenti un ostruzione alla giustizia e che il rapporto anomalo fra Usa e Russia nasconda le prove che inchioderebbero il presidente.

Il Partito Democratico americano dalla storica sconfitta non si è ancora ripreso, la guida del partito è cambiata ma è rimasta nel solco della gestione precedente, deludendo tutto il gruppo creatosi intorno alle posizioni più liberal (Sanders e Harren) che comunque ha assunto più importanza sia negli organi di rappresentanza che nel paese. Resta il fatto che sia le camere che il presidente sono blindati da numeri che rendono il Partito Democratico poco influente nella pratica, solamente le varie anime repubblicane riescono (e sono riuscite vedi con la riforma sanitaria) a bloccare le proposte del governo e ad influenzare le politiche americane). La battagliera “guerriglia” che vari esponenti politici e importanti membri della società civile (primo su tutti Moore) stanno portando avanti fin dal 4 Novembre scorso il cui primo obiettivo è appunto quello dell’impeachment, rischi di essere inconcludente, visto che i repubblicani sono troppo forti (non tanto Trump) ed i democratici ancora troppo deboli (probabilmente serviranno anni per riprendersi dalla batosta). Queste condizioni rendono Trump, nonostante abbia già dimostrato di non essere un presidente all’altezza, blindato.

Non saranno certo quindi tattiche giudiziali o morali a far cadere il presidente (che comunque sarebbe subito rimpiazzato dal vice repubblicano di ferro Pence), ma come giusto che sia l’azione politica. Se il Partito Democratico riuscirà a riprendere la bussola e a concentrarsi più unito su una strategia politica, che sia la parte più liberal o quella più tradizionale, potrà arrivare al prossimo appuntamento elettorale forte delle proprie posizioni e forte dell’indebolimento dello stesso Trump in quello ch fu il suo elettorato (molte delle sue azioni sono già andate in senso contrario agli interessi concreti della classe media americana che lo aveva votato in massa), nell’attesa lo show mediatico del tycoon-presidente continuerà ad esibirsi nei teatri di tutto il mondo, con la soddisfatta regia dei repubblicani e dei poteri finanziari e industriali che lo sostengono.

 

Autore del Post

Dario Fattorini

Dario Fattorini, studente di giurisprudenza, consigliere comunale di Collesalvetti. Appassionato di geopolitica.

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