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Jeremy Scott rivoluziona McDonald’s

Jeremy Scott rivoluziona McDonald’s

Jeremy Scott rivoluziona McDonald’s

Jeremy for Moschino

Presto anche la ridente Cecina ospiterà l’ennesimo “ristorante” McDonald’s. Giubilio tra gli amanti del colesterolo, inorriditi i salutisti, arrabbiati i ristoratori, felici coloro (esistono veramente!) che se ne andavano a Piobino per un pasto Happy Meal. McCecinaC’è da dire che un fast food senza brand famoso esisteva già proprio nel centro cittadino, anche se più italianizzato con pizza e schiacciatini, per non parlare poi di un altro in stile UK con fish and chips. Dove sta la differenza? Ehhhhh lo sappiamo tutti, da anni – da sempre – McDonald’s è circondato da uno sciame di polemiche sulla qualità alimentare, i metodi di produzione, il marketing, il clown inquietante, gli alieni… Una cosa è certa, che lo si ami o lo si odi, almeno una volta ci abbiamo mangiato tutti. Questo simbolo della globalizzazione e dell’imperialismo culturale americano è talmente influente da inspirare anche la moda tanto che Jeremy Scott, giovane direttore creativo della casa Moschino, decide di dedicargli una capsule collection per la Fall-Winter 2014-15. I colori sono il rosso e il giallo mixati con abiti che ricordano paurosamente i classici e riconoscibilissimi Chanel. Il sacro e profano che si incontrano, Audrey Hepburn che va a farsi un Big Mac invece che la colazione da Tiffany. Il risultato è quantomeno geniale, le star impazziscono e fanno a gara per indossare per prime maxi magliette con il grande logo M e per farsi milioni di selfie con la cover per iPhone che riproduce le chips nell’involucro rosso. Jeremy Scott si inventa anche una nuova mise da lavoro per gli impiegati del fast food, sicuramente più appropriata di quelle ufficiali, oltre che a prendere in giro la borsa più amata di tutti i tempi: la 2.55 di Chanel viene totalmente ridimensionata, plastificata, sembra quasi un articolo da bambina venduto in un qualsiasi negozio di giocattoli. Ma veniamo al punto. Di “portabile” tutti i giorni praticamente niente soprattutto se volete andare a fare la spesa e rimanere nell’anonimato. Se non possiamo indossarlo dobbiamo ammettere che anche stavolta la moda è prima di tutto arte contemporanea, un’opera che racchiude in sé il significato del nostro tempo, i “traguardi” raggiunti, forse conoscendo Jeremy Scott anche un po’ di denuncia verso l’ostentazione ossessiva di marchi e pezzi iconici da parte di star e gente comune senza che se ne conosca la storia ed il valore. Ricordiamoci che la Chanel 2.55 rappresenta per Gabrielle l’infanzia infelice nell’orfanotrofio, i colori della divisa che le ragazze erano obbligate a portare, la catena delle chiavi delle sue istitutrici. Il passato burrascoso non si deve ignorare, diventa memento anche nel momento del successo; tutto questo racchiuso in una semplice borsa che aveva il significato di liberare le donne dalle inutili e ingombranti pochette, permettendo loro di avere le mani libere per fare, finalmente, quello che più desideravano.

McCocaAl classico maxi bicchiere viene aggiunta la tracolla, la giacca è in tessuto trapuntato, classico stile Chanel

Cappotto

Pellicciotto e scarpe a punta che ritornano dagli anni ’90

LoveEye

Le strisce gialle intorno alla giacca e al busto ricordano le strisce di segnalazione su una scena del crimine americana! Ricordiamo che un simbolo del marchio Moschino è proprio il cuore che in questo caso viene riprodotto come il logo della catena di fast food.

coveriPhone

Anche l’iPhone diventa protagonista. Forse l’unico pezzo della collezione da poter “indossare” senza fare scalpore!

Divisa

La divisa proposta da Jeremy Scott per i dipendenti e la borsa del misfatto.

tailleurclassico chanel

Il classico tailleur Chanel, a sinistra quello rivisitato

Completo

Completo taglio maschile: la catena sui fianchi è anch’essa un richiamo ai primi completi Chanel

Katy Perry

Katy Perry

Autore del Post

Fedra Guglielmi

Blogger di WiP Radio con la sua rubrica "Lifestyle Factory".

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