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Il grande spreco

Il grande spreco

“Il grande spreco”, terzo articolo del blog L’Amico del Giaguaro, di Tiziano Arrigoni.

Si sa come sono fatti gli italiani. Tutti ct della Nazionale, basta che trovino un qualsiasi Bar Sport di paese, così come sono “esperti” di qualsiasi cosa abbia rilevanza o sia trattata dai media (“o la mamma di Cogne…”, si discuteva qualche anno fa quando languiva la discussione davanti al caffè). Così quando è stato trasmesso in tv, con tempismo straordinario, il film premio Oscar di Sorrentino (e dedicato a Maradona) “La grande bellezza” tutti sono diventati critici cinematografici: vuoi mettere la fotografia… O Servillo, ma quanto è bravo… O Roma un po’ decadente…
Per non sottrarmi all’italico gioco dichiaro subito che il film mi è piaciuto moltissimo e Roma, così ben fotografata, mi ha anche un po’ commosso, io che amo tantissimo questa città. In questo confortato dall’amico regista Umberto Lenzi che ha postato questa dichiarazione su facebook, che mi permetto di “rubare” (e ringrazio molto Umberto): “Dal punto di vista del linguaggio cinematografico, della fotografia, delle incredibile ambientazione, e della malinconia disincantata che lo pervade, mi sembra un’opera eccellente”.
Detto questo e smessi i panni di critico de noantri, mi sono messo a riflettere sul personaggio di Jep Gambardella e mi ci sono specchiato, nel suo disincanto, nella sua malinconia, nel passare attraverso un mondo orribile per quanto riguarda le persone che “inquinano” il paesaggio e ho pensato che Jep alla fine passa attraverso il “Grande Spreco” del nostro paese. Uno spreco mentale e materiale, mentre la realtà intorno è fatta di un mondo di mignotte e mignotti, di illusi e disillusi.

Il primo spreco è quello della creatività, la creatività e la voglia di spendersi soprattutto di molti giovani che non trovano chi li ascolti, soprattutto nella politica, malgrado si parli in continuazione di “giovinezza, primavera di bellezza” e di “rottamazione”. Una politica ed una società civile che hanno perduto la voglia e talvolta la capacità di ascoltare, di cogliere il “bello” di un pensiero o di una proposta, capaci solo di premiare il più piatto conformismo. Il giovane e anche il meno giovane sono “belli” quando non rifulgono di luce propria, quando sono dei “nominati” talvolta anche un po’ servili. Spesso si dice di questi ultimi “tipi”, che talvolta diventano anche ministri della Repubblica, che “sono inesperti, lasciamoli lavorare”, ma spesso l’inesperienza è un modo per camuffare l’incompetenza e la scarsa intelligenza, sostituita dall’obbedienza che è ritornata una virtù. Ecco quindi che la politica, che dovrebbe essere la cosa più creativa di questo mondo, è diventata mediocrità, ripetizione, obbedienza al capo di turno. Ecco quindi che l’inesperienza (incompetenza) in Italia è diventata una virtù politica, ma provate a cercare di farvi assumere per un lavoro di operaio e dite “non ho esperienza”… Uno spreco appunto, uno spreco di creatività e di risorse di intelligenza che la politica non riesce più ad intercettare.

spreco

L’altro spreco è quello materiale della “grande bellezza” quella che compare nel film di Sorrentino con Servillo che si muove in uno dei luoghi più belli della terra, ma questa bellezza non riusciamo più a capirla in un mondo invaso da capannoni vuoti per la crisi e case, case con il “cemento che chiude anche il naso”. Eppure è una grande risorsa di cultura e, perché no, anche economica che non riusciamo più a vedere, è diventata trasparente. Ecco perché alla prima pioggia crolla mezzo paese, compreso uno dei luoghi più affascinanti come Pompei. Eppure dovrebbe essere la nostra prima emergenza, la nostra vita quotidiana, il Ministero della Cultura dovrebbe avere in Italia un ruolo come quello degli Esteri perché noi esportiamo la nostra immagine culturale, l’Italia è San Gimignano e Alberobello, Massa Marittima e Noto, l’Italia è la bellezza sprecata di Napoli, o quella di Genova, il centro storico più grande del mondo. E invece no, siamo capaci di farci del male da soli come quando viene nominato “ambasciatore nel mondo” di Pompei il principe Emanuele Filiberto, sì proprio lui, il principino dei cetriolini Saclà. E così come Jep Gambardella camminiamo senza accorgersi di quanta bellezza abbiamo intorno a noi finché…
Una sera lontana, nel New Jersey, quanto di più lontano dall’Italia: villetta, barbecue nel giardinetto, odore di steaks and bacon, insomma all’american. All’improvviso un signore chiede da dove vengo, come sono capitato in quell’angolo di mondo. “Tuscany, Italy” dico, al signore si illuminano gli occhi e risponde soltanto “Siena… is wonderful”. In quel momento ho capito “la grande bellezza” e, non ci crederete, ero così orgoglioso e commosso che mi sembrava di averla costruita io, la mia Siena.

Tiziano Arrigoni

Tiziano Arrigoni

Massetano - follonichese - piombinese - solvayno, insomma della Toscana costiera, con qualche incursione fiorentina, Tiziano Arrigoni è un personaggio dalle varie attività: scrittore di storia e di storie, pendolare di trenitalia, ideatore di musei, uomo di montagna sudtirolese ed esperto di Corsica, amante di politica - politica e non dei surrogati, maremmano d'origine e solvayno d'adozione, ecc. ecc... ma soprattutto uno che, come dice lui, fa uno dei mestieri più belli del mondo, l'insegnante (al Liceo Scientifico "E.Mattei" di Solvay) e, parlando e insegnando cose nuove, trova ispirazione e anche "incazzature", ma più la prima, dai suoi ragazzi di ieri e di oggi.

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