ON AIR


Preparativi di viaggio: quell’insana passione per “la lista”

IT’S ALL TOO MUCH (George Harrison)

IT’S ALL TOO MUCH (George Harrison)

IT’S ALL TOO MUCH (George Harrison)

George Harrison: voce, organo Hammond
John Lennon: cori, chitarra solista
Paul McCartney: cori, basso elettrico
Ringo Starr: batteria, tamburello
Dave Mason: tromba
3 musicisti non accreditati: tromba
Paul Harvey: clarinetto basso[

Registrazione: 2 giugno 1967
Produttore: George Martin
Fonico: Ken Scott

 

 

 

 

 

È fin troppo

Quando guardo nei tuoi occhi
Il tuo amore è lì per me
E più vi penetro
Più c’è da vedere

È fin troppo per me prendere
L’amore che ti risplende tutto intorno
Quello che fai ovunque affinchè lo prendiamo
È fin troppo

 

Il brano

It’s All Too Much è un brano di George Harrison ed è il risultato di un trip d LSD, come affermato dallo stesso Harrison.

L’argomento cita il movimetno hippy, soprattutto gli “hippies della domenica”, come descritto anche nel testo di DayTripper.

Si trovano anche altri riferimenti tra cui, nel motivo delle trombe, alla Marcia del Principe di Danimarca di Jeremiah Clarke.

Abbandonandosi alla corrente del tempo
Da vita a vita con me
Non fa differenza dove sei
O dove vorresti essere

È fin troppo per me prendere
L’amore che risplende tutto intorno
Il mondo intero è una torta di compleanno
Allora prendine un pezzo ma non troppo

Fammi volare su un sole d’argento
Dove so di essere libero
Mostrami che sono ovunque
E portami a casa per il the

 

Registrazione e accordi

It’s All Too Much fu registrato ai De Lane Lea Studios di Londra e non agli Abbey Road Studios come di consueto.

La registrazione risale ai giorni immediatamente precedenti di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band e non fu certo una opera memorabile.

Da notare però per due particolarità: il tentativo di George di coniugare la musica pop con la musica indiana (il brano si aritcola in un unico accordo di Sol Maggiore) e la lunghezza, che lo rende uno dei primi esperimenti dei Beatles per andare oltre la forma canzone pop.

Di seguito gli accordi (nella notazione inglese):

[C] [G] [Gadd9] x2

[C/G] [G] It’s [Gadd9]all too [G]much
[C/G] [G] It’s [Gadd9]all too [G]much

[G]When I look into your eyes
Your love is there for me
And the more I go inside
The more there is to see

It’s [C/G]all too [G]much for [Gadd9]me to [G]take
The [C/G]love that’s [G]shining all [Gadd9]a[G]round you
[C/G]Everywhere[G] it’s [Gadd9]what you [G]make for [C/G]us to [G]take

 

È fin troppo per me prendere
L’amore che risplende tutto intorno
Più imparo e meno so
Ma quello che faccio è fin troppo

È fin troppo per me prendere
L’amore che ti risplende tutto intorno
Quello che fai ovunque affinchè lo prendiamo
È fin troppo

Live e cover

It’s All Too Much non si caratterizza per la quantità di cover.

Di seguito possiamo comunque vedere, fra le poche versione trovare in rete, quelle di Steve Hillage e di Paul Gilbert.

Ernesto Macchioni

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

Articoli Correlati

Commenti