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Preparativi di viaggio: quell’insana passione per “la lista”

Rifiuti ingombranti: come smaltirli

Rifiuti ingombranti: come smaltirli

Ammettere di avere un problema è il primo passo per risolverlo.

Ebbene:

Ciao, sono Giulia,
Oltre ad aver un problema con l’acquisto di oggetti vintage, utili come una forchetta nel brodo, ma che prendono la polvere come dio comanda, non so gestire i rifiuti.

Non parlo della raccolta differenziata.

Su quella, dopo anni di comportamenti socialmente deplorevoli, ad oggi, senza falsa modestia, posso vantarmi di essermi trasformata in una cittadina modello plasmando in modo coscienzioso, le mie abitudini di consumo.
Son passata alla moka, divido tutto alla perfezione, persino lor signori, il cartellino del prezzo dei vestiti da quel filuncolo di plastica che vi attaccano (vi vedo, delinquenti, lo so che buttate tutto brutalmente nella carta) ed evito di acquistare cose con imballi di plastica eccessivi (a tal proposito, @esselunga maperdavvero è necessario inscatolare dell’insalata in un contenitore di plastica e poi ricoprirla anche di un ulteriore incarto sempre in plastica?!).

No, comunque, io parlavo dei rifiuti veri.
Parlavo dei No.
Parlavo di un uomo che non ti vuole.

Noi ragazze non siamo brave in queste cose.
Anche in altre cose non eccelliamo e siete oltremodo più forti voi maschi da sempre: nella caccia al mammut, per esempio, o nella pesca dei celacanti (estinti circa 65 milioni di anni fa); ma con l’accettazione di un rifiuto siam delle vere e proprie schiappe.

Dopo anni in cui abbiamo vivisezionato uomini senza pietà, dato numeri di telefono sbagliati, account facebook che qualcuno sta ancora cercando (provate a dire ad un ragazzo di contattarvi su Facebook e che vi chiamate Giulia Rossi. Ce ne stanno tipo 5.000, la richiesta di amicizia potrebbe arrivare quando siete ormai prossime al pensionamento), liquidato persone con riferimenti ad ex mai nati e silenziato ed applicato restrizioni con la stessa destrezza con la quale la mia collega ignora le sue responsabilità, poi ci basta un solo colpo, non previsto, per metterci knock out.

A me è successo per la prima volta alcuni mesi fa.
Un ragazzo mi ha detto no.
Un no quasi a prescindere.
Un no senza che avessi avanzato neanche un’offerta.
Non c’era una proposta di fidanzamento in ballo, né di andare a convivere o di acquistar casa indebitandoci fino al midollo con tassi di interesse da usurai.. anzi, a dirla tutta, non c’era in ballo manco un caffè.
Rien de rien, come la canzone.
Dopo un primo appuntamento, andato piuttosto benino (okay, honestly, senza “piuttosto” e senza il suffisso), questo mi dice ¨Giulia, non me la sento”. Ed io come Verdone:

First reaction: SHOCK!

Citando il quasi buon (..) vecchio Matteo Renzi, visti quelli che son appena saliti al Quirinale (Pardon, lo so che li avete votati tipo tutti, ma io ho la testa dura e son una di quei tre nostalgici sfigati che crede ancora che i fascisti, i razzisti e gli omofobi siano quelli brutti e cattivi e la scena della Segre, superstite, che cede la poltrona alla groupie del Duce, mi farà accapponare la pelle ancora per un po’).

Io nella vita devo incasellare tutto.
Ogni cosa al suo posto.
I reggiseni vanno nel secondo cassetto dell’armadio a sinistra, le ricevute per il 730 nella carpettina “730/2022” (‘mazza che fantasia), le chiavi accanto alla porta nello svuota tasche, le camicie si attaccano, i maglioni si piegano e.. e, i rifiuti?!
I rifiuti dove cavolo si mettono?

I rifiuti son un casino. Perché se sei una ragazza con ancora tutti i denti in bocca ed i capelli in testa ed arriva un pistola qualunque, che può pure profumare come il bidoncino dell’organico del mercoledì quando hai mangiato il pesce la domenica, che ti dice che non ti vuole, quello lì, ai tuoi occhi, diventa l’unico uomo interessante sulla faccia della terra.

Per amore? No, si chiama Ego.

Subentra una roba che va a toccare la sfera delle insicurezze, che tutti abbiamo, più o meno manifeste, più o meno consapevoli, ma che fan parte di noi.
Ed anche se razionalmente, comprendi che non puoi esser tu il problema, entri comunque nel vorticoso loop del “Cosa ho (di) sbagliato”, “Cosa non gli è piaciuto di me”.

Lo capisci con il tempo, e dopo aver martoriato a lungo le tue amiche e monopolizzato conversazioni alla ricerca del Perchè, che son domande prive di senso.

Dopo aver passato una vita a cercare di farci accettare da chiunque, alla perenne ricerca del compiacimento, in un mondo dove la facciata bella becca più like delle fondamenta solide, uno dei piu grandi insegnamenti che dovremmo cogliere da questi episodi è che, banalmente, non possiamo piacere a tutti, esattamente come a noi non piace chiunque.

Se una persona non ti vuole, il tuo problema non deve esser di approfondire le ragioni che lo hanno spinto a starti alla larga, ma la cosa più sensata che puoi fare di fronte ad un No, è dire “Grazie”.

Grazie perché, se per una volta nella vita, si ha la fortuna di incappare in un uomo che, limpidamente, ammette che non se la sente (e, soprattutto, questa consapevolezza non l’ha folgorato d’emblée, soltanto dopo averti portato a letto) bè, capisco che suoni un po’ forte, ma se ci pensi, dovresti ringraziarlo.

Avete evitato uno spargimento di lacrime inutili, perdite di tempo prezioso nella raccolta e nello smistamento di cocci, per riprendere il tema dell’immondizia, ed avete potuto dedicare le vostre energie ad altro (o a qualcun altro, nella migliore delle ipotesi).

Ho letto un post tempo fa che dovremmo tatuarci in fronte.. la mia è alquanto spaziosa e ci starebbe:

“Se devi insistere, non è la tua taglia.
E questo vale per vestiti, anelli, scarpe, amore e amicizia”

 

 

Giulia Rossi

Giulia Rossi

Chiacchierona, fantasiosa e precisetti. Le interessa tutto e non si specializza in niente. Non ha ancora trovato la sua strada forse perché semplicemente UNA strada non c'è.

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