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Antonello da Messina – l’unione di prospettiva e luce

Antonello da Messina – l’unione di prospettiva e luce

Antonello da Messina – l’unione di prospettiva e luce

 

Antonello da Messina è il terzo protagonista del nostro viaggio attraverso il Rinascimento Italiano.

 

L’artista di oggi è considerato il più grande pittore meridionale e le poche sue opere che ci sono rimaste documentano la mediazione tra la pittura fiamminga, molto apprezzata in Italia, e la cultura figurativa rinascimentale più avanzata.

 

Entriamo subito nel dettaglio della sua vita.

 

Infanzia e adolescenza

 

Antonello da Messina

 

Antonello da Messina, soprannome di Antonio di Giovanni de Antonio, nacque a Messina intorno al 1430 da Giovanni de Antonio e da Garita (probabile diminutivo di Margherita). Il suo apprendistato si svolse con tutta probabilità tra Messina e Palermo sebbene alcuni recenti studi abbiano dimostrato la presenza dell’artista ad Alcamo, intorno ai 15 anni, con un contratto di garzonato con il maestro conciatore di pelli Guglielmo Adragna d’Alcamo.

 

Sempre in un documento risalente a quel periodo, si parla dell’esecuzione di un dipinto in una Chiesa di Mazara da parte di un certo Antonello da Messina non più in qualità di conciatore di pelli ma di pittore.

 

Come anticipato poco fa, Antonello da Messina fu un pittore molto legato ai dipinti fiamminghi e questo lo si può notare dalla sua attenzione nel riprodurre i dettagli e dalla tecnica della pittura ad olio che permetteva di stendere il colore in successive velature trasparenti, ottenendo effetti di precisione, morbidezza e luminosità, impossibili con la tempera.

 

Uno dei primi contatti con la pittura fiamminga avvenne intorno al 1450, quando Antonello si trovava a Napoli. Qui fu apprendista nella bottega del pittore Colantonio. A questo periodo gli vengono attribuite ben dieci tavolette con Beati francescani realizzate per la pala dipinta da Colantonio per la chiesa di San Lorenzo Maggiore.

 

Dopo il tirocinio napoletano, Antonello fu a Messina nel 1456 dove prese una bottega che, nel giro di poco tempo, acquistò una certa fama e gli fece inoltre raggiungere una buona posizione economica.

 

Le prime commissioni di Antonello da Messina

 

Intorno al 1460, con la “Crocifissione di Sibiu”,

 

crocifissione di sibiu

 

si inaugurò uno dei temi principali della produzione di Antonello da Messina, ovvero quello del martirio di Cristo. Quest’opera riprese iconograficamente i Calvari fiamminghi, in particolare nella parte inferiore della tavola. La parte superiore, invece, dimostra un’attenta conoscenza della volumetria spaziale italiana.

 

Al 1457 risale la sua prima commissione come maestro autonomo, un gonfalone per la confraternita di San Michele dei Gerbini a Reggio Calabria, il quale doveva imitare quello eseguito per la confraternita messinese di San Michele a Messina. Purtroppo, entrambe le opere sono andate perdute.

 

In questo periodo è noto che Antonello da Messina fosse già sposato con Giovanna Cuminella (vedova con una figlia di nome Caterinella) e padre di Jacobello. Inoltre, nel 1461, Antonello prese come apprendista nella sua bottega il fratello minore Giordano, con un contratto triennale.

 

I ritratti

 

Celebri sono i ritratti realizzati da Antonello da Messina. L’artista, a differenza di molti dei suoi colleghi pittori, adottò la posizione di tre quarti, tipica della pittura fiamminga, che consentiva una più dettagliata analisi fisica e, soprattutto, psicologica. Antonello inseriva i suoi personaggi in uno sfondo scuro con la testa girata da un lato e gli occhi puntati dritti in quelli dello spettatore, quasi a cercare un contatto. A dare quel tocco in più c’è un sapiente gioco di luce e ombra, uno dei tanti dettagli che fa di Antonello da Messina un maestro indiscusso.

 

condottiero

 

Le opere più celebri

 

Intorno al 1474, dopo aver fatto varie tappe italiane, Antonello si recò a Venezia, dove venne in contatto con la pittura di Giovanni Bellini.

 

Una volta fatto ritorno in Sicilia, Antonello da Messina realizzò una delle più celebri opere, il “Salvàtor Mundi”:

 

Antonello da Messina

 

In quest’opera l’iconografia è ripresa dai fiamminghi, in particolare da Petrus Christus. Nella prima stesura la veste di Cristo era più accollata e la mano benedicente parallela alla superficie. In seguito, Antonello rielaborò la composizione abbassando la piega dello scollo e spostando in avanti la mano benedicente.

 

Altra celebre opera del 1475 è “San Girolamo nello studio”,

 

Antonello da Messina

 

A colpire è sicuramente la minuziosità con cui sono realizzati tutti i dettagli, come i libri e i vari oggetti. L’ambiente è illuminato da diverse fonti di luce secondo l’esempio fiammingo. Nella penombra si intravede il leone che si avvicina ai porticati.

 

vergine

 

 

Tra il 1475 e il 1476 eseguì la “Pala di San Cassiano”. Il dipinto, oggi rovinato e tagliato, è conservato a Vienna. Di questa opera rimangono la Vergine sul trono rialzato e quattro santi a mezzo busto. Antonello per questa sua opera si rifece allo schema della “Sacra Conversazione” di Bellini per la chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, ora perduta.

 

 

Un altro dipinto che vede protagonista Maria è la “Vergine Annunziata”:

 

vergine annunziata

 

Ciò che ci colpisce di questa opera sono la bellezza del volto e la dolcezza dei tratti. Antonello da Messina ha dipinto una giovane donna, tenera e semplice, i cui lineamenti regolari sono incorniciati da un semplice manto di colore azzurro.

 

Antonello morì a Messina nel 1479. Poco prima di morire, ormai infermo e costretto a letto, fece testamento dividendo il suo patrimonio in modo equo tra moglie e figli. Egli volle essere sepolto con l’abito di frate minore osservante di San Francesco.

 

A Napoli e in Sicilia ci fu un seguito dell’artista: il figlio Jacobello, anch’esso pittore, insieme ad alcuni artisti locali come Marco Costanzo, si limitarono a riprodurre i suoi schemi iconografici senza però capirne la complessità. A Venezia, invece, la sua arte fu compresa e sviluppata da artisti come Giovanni Bellini, Vittore Carpaccio, Cima da Conegliano e Alvise Vivarini.

 

Alice Antoni

Alice Antoni

Alice ama leggere e adora gli animali, in particolare i conigli. È da sempre appassionata di arte e di riciclo creativo.

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