ON AIR


PENNY LANE (Lennon-McCartney)

PENNY LANE (Lennon-McCartney)

Paul McCartney – voce, pianoforte, basso, armonium, effetti
John Lennon – cori, pianoforte, chitarra, conga, battiti di mani
George Harrison – cori, chitarra
Ringo Starr – batteria, campanello, tamburello

Altri musicisti
George Martin – pianoforte
Ray Swinfield, P. Goody, Manny Winters, Dennis Walton – flauto, ottavino
David Mason – tromba solista
Leon Calvert, Freddy Clayton, Bert Courtley, Duncan Campbell – tromba, flicorno
Dick Morgan, Mike Winfield – oboe, corno inglese
Frank Clarke – contrabbasso

Registrazione: 17 gennaio 1967
Produttore: George Martin
Fonico: Geoff Emerick

In Penny Lane c’è un barbiere che espone fotografie
Di ogni testa che ha avuto il piacere di conoscere
E tutta la gente che viene e che va
Si ferma e dice salve

All’angolo c’è un banchiere con un’automobile
I bambini ridono alle sue spalle
E il banchiere non indossa mai l’impermeabile
Sotto a pioggia scrosciante
Molto strano

Penny Lane è nelle mie orecchie e nei miei occhi
Mi siedo là sotto i cieli azzurri in periferia
E nel frattempo

Origine

Quando Lennon portò in studio Strawberry field forever, McCartney rispose con Penny Lane. Entrambi brani che si riferiscono all’infanzia dei due a Liverpool.

La Emi aveva necessità di uscire prima possibile con un 45 giri (siamo nel periodo immediatamente precedente a Sgt. Pepper).

Fu così che scelse i due brani rispettivamente per il lato A e lato B.

Abbiamo già avuto modo di raccontare quanto questo fu un madornale errore commerciale, tanto da essere definito da martini come il più grosso errore della sua vita.

Nel testo si trovano le immagini dell’infanzia di Paul: Penny Lane infatti è il nome del capolinea degli autobus di Liverpool. Si possono trovare quindi i personaggi dei suoi ricordi tra cui il barbiere, la banca e la caserma dei pompieri (con tanto di campana riprodotta nel brano).

E in tasca ha un ritratto della regina
Gli piace tenere pulita la sua autopompa
È una macchina pulita

Penny Lane è nelle mie orecchie e nei miei occhi
Quattro di pesce e torte di un dito in estate
Nel frattempo

Dietro la pensilina in mezzo alla rotonda
La graziosa infermiera vende papaveri da un vassoio
E anche se le sembra di essere in una commedia
Lei c’è davvero

Registrazione

Paul McCartney registrò la sua prima parte di pianoforte per sovraincidere successivamente  pianoforte, tamburello e armonium.

Poi fu la volta di David Mason che registrò il suo assolo di trombetta destinato a passare alla storia.

La scelta di questo intervento fu di Paul e fu ispirata dall’ascolto del secondo conerto Brandeburghese di Bach.

Come al solito, quello che lascia stupefatti è la perfezione del confezionamento complessivo degli arrangiamenti. Il tutto è in equilibrio intorno a un giro di basso che meriterebbe un ascolto separato.

 

 

 

 

 

In Penny Lane il barbiere rade un altro cliente
Vediamo il banchiere seduto mentre aspetta un taglio
E poi il pompiere si precipita dentro
Dalla pioggia scrosciante
Molto strano

Penny Lane è nelle mie orecchie e nei miei occhi
Mi siedo là sotto i cieli azzurri in periferia
E nel frattempo
Penny Lane è nelle mie orecchie e nei miei occhi
Là sotto i cieli azzurri in periferia
Penny Lane

Live e cover

Fra tutte citiamo Elvis Costello in una sua memorabile esibizione alla Casa Bianca in omaggio a Paul e Barak Obama.

Di seguito l’esibizione di Costello e aseguire un live di McCartney e infine il video ufficiale del brano.

Ernesto Macchioni

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

Articoli Correlati

Commenti