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EP.27 Notti magiche

EP.27 Notti magiche

Quando abbiamo vinto gli Europei io non me ne sono accorta. Come Donnarumma che placido si allontana dalla porta per far spazio al prossimo rigore io ho continuato indifferente a fumare la mia sigaretta, certe partite d’altra parte sembrano capaci di durare all’infinito.
Forse perché vengono proprio da una fatica lunghissima, un’attesa interminabile, quindici anni perché il calcio tornasse a casa –la nostra casa- sono stati tanti. Forse perché era una finale costellata di cattivi auspici che partivano da lontano: Spinazzola fuori con il Belgio che chiude il suo Europeo a tre partite decisive dalla fine, la variante Delta che mette il muto al cronista Rai Rimedio, un vantaggio avversario dopo centoventi secondi, Immobile che gradualmente fa del proprio cognome un atteggiamento, Chiesa fuori per un problema alla caviglia nel secondo tempo, Insigne nei supplementari, senza nemmeno averci regalato l’ultimo tir’ aggir. E poi quella pioggia tipicamente inglese, ostile a noi mediterranei, il football che partendo da chissà dove torna a casa –che poi lo immagineresti in tal senso rincasare in Argentina, in Brasile, tutt’al più in Spagna, non nella patria che gli ha dato solo il primo Natale, una patria di cui non mastica più la lingua, la sfida dello ius sanguinis contro lo ius soli – tra cori e vittorie preannunciate, e infine come non leggere un mauvais prèsage negli occhi di Vialli che nel pre-partita con le cuffie nelle orecchie scruta l’arena di Wembley ancora deserta, quella Wembley che lui e Mancini hanno già calcato durante la Coppa Dei Campioni di quasi trent’anni prima, perdendo.
Come non vedere nella sua espressione corrucciata quella dell’uomo che decifrando i cumulonembi pensa: “pioverà”.
E infatti poi piove, gocce democratiche nel primo tempo, ma a fine partita son coriandoli.
E questa volta le teste su cui cadono sono solo le nostre.

 

Notti magiche

Un altro dei segni colti dalla sottoscritta come cattivi auspici è il misterioso ritorno in auge dalla prima partita disputata all’Olimpico contro la Turchia di “Notti Magiche” di Gianna Nannini e Edoardo Bennato, sottottiolo: un’estate italiana.
Nella fattispecie l’estate del 1990 “ebbe di bello solo la canzone”, per dirlo con le parole di mia madre. Vinse i Mondiali quella che era ancora la Germania Ovest, che è sempre un discreto colpo per l’Italia che invece il 3 Luglio usciva ad un passo dalla finale, l’estrema unzione data dall’Argentina di quel Maradona che avevamo poco prima amato, e che adesso di fronte alla porta ci diventava nemico. Di quei mondiali ciò che sopravvive è la canzone della Nannini, il documentario omonimo di Mario Morra, e il poster di Italia ’90 in certi bar della provincia meridionale “con il caffè fermo a 0,60”, per dirlo con le parole de La Municipàl.
Come per tutte le estati segnate da particolari stagioni calcistiche tuttavia, resta anche il ricordo personale di un evento collettivo: quanti anni avevamo, con chi ci uscivamo, con chi guardavamo le partite, come abbiamo festeggiato dopo. E’ l’evento storico che assume sfaccettature diverse per ciascuno e si fa storia personale, la tessera di un mosaico ben più ampio, “era l’estate che abbiamo vinto l’Europeo, ricordi?”

A questa gamma di esperienze fa capo invece il Notti Magiche di Paolo Virzì, film disponibile su Netflix datato 2018. E’ proprio con le “immagini drammatiche” dei rigori di Italia ’90 che si apre il film: una folla concentrata sulla Storia proiettata sul telo ignora la microstoria che gli passa accanto, anzi, gli precipita accanto nelle fattezze di un’auto che dal ponte si tuffa nel Tevere. L’uomo alla guida è Leonardo Saponaro, fittizio critico cinematografico romano, ma è morto ben prima dell’impatto con l’acqua, di cui non si accorge nessuno. Eredi di una tradizione di trio che parte da Jules et Jim, dal Gassman-Sandrelli-Manfredi di Scola e raggiunge i Sognatori di Bertolucci, nella microstoria dell’ambizioso siciliano Antonio, la borghese romana Eugenia e lo scapestrato toscano  Luciano, “l’estate che l’Italia ha perso i mondiali ai rigori” coincide con l’estate in cui hanno scoperto il mondo del cinema romano, con i suoi sprazzi di luce e le sue zone d’ombra, ed anche con l’estate in cui vengono accusati dell’omicidio di Saponaro. Nella memoria di ciascuno la prima parte finirà per prevalere sulla seconda, perché in fondo il ricordo è così: fa sembrare belle anche cose che non lo erano.

Chissà come ricorderemo noi questa estate di Notti Magiche,  di che colore rievocheremo la divisa gialla di Donnarumma che a mano aperta si tuffa sull’ultimo rigore, della trattativa Stato-Bonucci, che resterà dell’abbraccio  illacrimato fra Vialli e Mancini, cosa delle cavalcate gloriose su e giù per il campo e cosa del rischio calcolato che sulle prime ci ha fatto tremare .
A Chiellini che si prende gioco del capitano della Spagna affiancheremo la persona che ci ha riso accanto a noi, al primo sentore di sconfitta rievocheremo la gufata captata poco prima nell’aria e la considereremo una sciocchezza come ogni superstizione col senno di poi, dell’ansia ci ricorderemo le cappe di fumo, ora che non fumiamo più da un pezzo, ora che non siamo più così giovani, ora che a ripensarci i caroselli in piena pandemia non li avremmo fatti, ma in fin dei conti, noi che tornassimo indietro rifaremmo tutto, lo rifaremmo peggio, lo rifaremmo mettendoci ancora più cuore.

Qualcosa andrà perso e qualcosa resterà: tra le cose che certamente resteranno, la coppa mai tornata a casa tatuata sulla gamba di un tifoso inglese.
La pelle, come il ricordo, non conosce oblio.

Un bacio da campioni d’Europa

Francesca

Francesca Cullurà

Francesca Cullurà

È laureata in Lettere all’Università di Firenze ma se la cava discretamente anche nella sacra arte del darsi l’eyeliner. I suoi interessi sono la letteratura, la Formula1 e il vecchio cinema italiano. È convinta di saper guidare meglio di molti uomini.

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