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Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre.

Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre.

I tempi che stiamo vivendo mi rendono, giorno dopo giorno, sempre più perplessa. Le scelte che stiamo subendo hanno sempre più, ai miei occhi, l’aspetto della contraddizione. Pur rendendomi conto di quanto difficile possa essere decidere per un intero popolo, soprattutto di fronte a fatti tragicamente straordinari come una pandemia, a distanza di un anno dall’inizio dell’incubo collettivo, ho la sensazione che la parola “salute” possa avere significati profondamenti diversi per le persone. Per chi deve prendere decisioni e ha responsabilità collettive e chi, queste decisioni, le deve prendere semplicemente per quello che sono.

Lungi da me il voler salire in cattedra, mai e poi mai! Non sono medico, non sono virologa, non ho competenze per poter dire quali siano le cure o la prevenzione assolutamente necessarie per arginare un virus. Quello che so è che la salute non è solo quella fisica, ma anche quella mentale, quella dell’anima. E se è necessario tenere aperti negozi di alimentari e supermercati (ormai troppo spesso sovraffollati e poco controllati) perché il corpo ha bisogno di nutrirsi, mi chiedo perché, dopo tanto tempo, non si riesca a vedere la necessità e a trovare un modo di nutrire anche la mente, aprendo ad esempio i teatri ed i cinema, che sono luoghi facilmente controllabili (come le chiese, che però sono aperte). Che l’anima e lo spirito si curino solo con la religione, secondo chi ci governa? O in quel caso la questione è un’altra?

Questo blog si è sempre occupato di viaggi, nel senso più ampio del termine. Ma viaggiare non è soltanto prendere un aereo ed andare lontano, a scoprire posti remoti e a noi sconosciuti. Viaggiare è anche girare l’angolo di casa nostra, o il quartiere in cui viviamo, magari a piedi invece che in auto come siamo abituati a fare, e guardare quello che ci circonda con occhi nuovi. Scoprire scorci che non avevamo mai notato. Un vecchio palazzo ricco di storia. Un teatro di periferia. Un museo che è sempre stato lì, ma proprio perché vicino resta un “prima o poi ci andrò”.

Il fine settimana di Pasqua era per molti un’occasione non solo per andare lontano, ma anche per osservare con più cura quello che è sempre stato vicino. Purtroppo non si può.

Ma un regalo, in questo giorno di festa, voglio farvelo: un brano di José Saramago, (viaggiatore instancabile e affamato di conoscenza, incredibilmente capace di tradurre in parole i pensieri e le emozioni che ci avvolgono nella scoperta di luoghi e di persone),  tratto dal libro “Viaggio in Portogallo” che vi consiglio vivamente.

Perché bisogna ricominciare il viaggio. Sempre.

 

„Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già fatti, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito.“

Laura Lippi

Laura Lippi

Fiorentina di nascita, randagia per natura, viaggia low cost in solitaria dall’età di 4 anni quando, con un peluche come unico bagaglio, ha sconfinato nel cortile dei vicini “per vedere cosa c’è più in là”. E non ha mai smesso.

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