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SHE’S LEAVING HOME (Lennon – Mc Cartney)

SHE’S LEAVING HOME (Lennon – Mc Cartney)

 

SHE’S LEAVING HOME (Lennon – Mc Cartney)

 

Paul McCartney – voce raddoppiata, cori
John Lennon – voce raddoppiata, cori
Altri musicisti
Erich Gruenberg – violino
Derek Jacobs – violino
Trevor Williams – violino
Jose Luis García – violino
John Underwood – viola
Stephen Shingles – viola
Dennis Vigay – violoncello
Alan Dalziel – violoncello
Gordon Pearce – contrabbasso
Sheila Bromberg – arpa

Registrazione 17 marzo 1967
Produttore: George Martin
Fonico: Geoff Emerick

 

Mercoledì mattina alle cinque quando inizia il giorno
Chiude silenziosamente la porta della sua camera
Lascia il biglietto che lei sperava avrebbe detto qualcosa in più
Lei scende le scale verso la cucina stringendo il suo fazzoletto
Gira in silenzio le chiavi della porta sul retro
Esce all’esterno, è libera

Un fatto di cronaca

Nel febbraio del ’67 un ragazza di diciassette anni, di nome Melaine Coe, scappa di casa con un croupier di un locale. La notizia viene letta da Paul che ne fece un racconto in musica. La canzone è perfettamente in linea con i tempi di allora, dove lo scontro fra generazioni era più aspro e conflittuale.

Del resto si tiene conto anche del punto di vista dei genitori che si chiedono dove hanno sbagliato nel bellissimo contraltare di John: “We gave her most of our lives…”

Lei (Le abbiamo dato la maggior parte delle nostre vite)
Se ne va (Abbiamo sacrificato molto delle nostre vite)
Di casa (Le abbiamo dato qualunque cosa i soldi potrebbero comprare)
Se ne va di casa dopo aver vissuto da sola (Ciao ciao)
Per così tanti anni

La canzone

La canzone è un piccolo gioiello dove le voci di Paul e John si intersecano con i cori in modo perfetto.

Per qualche motivo è una canzone atipica rispetto al repertorio dei Beatles: né George né Ringo ne fecero parte e, sia l’idea, che l’arrangiamento, furono totalmente opera di Paul.

«Volevo fare un album che fosse un romanzo; ogni singola canzone quindi è un racconto breve…».
Paul McCartney, South Bank Show

 

 

Mi sto prendendo il tempo
Per una quantità di cose
Che ieri non erano importanti
E ancora vado

La registrazione

La composizione è esclusivamente classica. L’arrangiamento fu affidato a Mike Leander causa impegni da parte di George Martin. Lo stesso si dichiarò poi “offeso” di questa scelta ed ebbe modo in seguito di criticare il lavoro di Leander giudicandolo troppo “carico di note”.

La registrazione fu fatta negli studi di Abbey Road il 17 marzo.

 

 

Il padre russa mentre sua moglie s’infila nella vestaglia
Raccoglie la lettera che giace lì
Resta in piedi da sole in cima alle scale
Esplode in lacrime dal marito, Papà, la nostra piccola se n’è andata
Perché avrebbe dovuto essere così sconsiderata con noi
Come ha potuto farlo

Live e cover

Il primo a fare una cover di “She’s leaving home” fu Harry Nilsson nel 1967.

Ne seguirono molte altre tra le quali spiccano Al Jarreau nel 1993 e Brad Melhldau nel 2005.

Ed infine…

Ernesto Macchioni

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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