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LUCY IN THE SKY WITH DIAMONDS (Lennon – Mc Cartney)

LUCY IN THE SKY WITH DIAMONDS (Lennon – Mc Cartney)

John Lennon – voce raddoppiata, chitarra, piano, maracas
Paul McCartney – armonie vocali, organo Lowrey, basso
George Harrison – armonie vocali, chitarra solista, tanbur
Ringo Starr – batteria

Registrazione 28 febbraio 1967
Produttore George Martin
Fonico: Geoff Emerick

Immaginati in una barca su un fiume
Con degli alberi di mandarino e cieli di marmellata
Qualcuno ti chiama, tu rispondi abbastanza lentamente
Una ragazza con gli occhi caleidoscopio.

Un sogno psichedelico

Niente di meglio, per spiegare le origini di questa canzone, che dare la parola a Paul:

Una sera, come al solito, passai da John a Weybridge, e la prima cosa che mi fece vedere appena arrivai fu un disegno che suo figlio Julián aveva fatto a scuola. Era una bambina che volteggiava in aria, con un paio di stelle accanto a lei, disegnate con tratto infantile. Vicino al margine del foglio, scritte a matita con una tipica calligrafia da scuola elementare, c’erano queste parole: “Lucy in the sky with diamonds”. Poi siamo saliti nello studio di sopra, abbiamo parlato di Lewis Carroll, e del libro di Alice, e di quanto quel titolo avrebbe funzionato per una grande canzone psichedelica. Come tutti sanno, si è sempre ritenuto che il titolo della canzone riportasse volutamente le iniziali lsd al suo interno; ma questo lo scoprimmo successivamente, e certamente era tutt’altro che intenzionale. Tuttavia, il testo era intenzionalmente psichedelico.

 

Fiori di cellofan di giallo e verde
Sovrastano la tua testa
Cerca la ragazza con il sole negli occhi
ma lei se n’è andata.

Lucy nel cielo con i diamanti.

La canzone

Come per Whit a little help from my friends, il genio di Paul e John si è fatto sentire nel realizzare una linea melodica molto bella utilizzando un numero minimo di note all’interno di una scala semplicissima:

Su questa base si inserisce la voce di John con una linea melodica monocorde discendente molto in contrasto, per poi “scoppiare” in un 4/4 inaspettato preceduto da tre semplici colpi di batteria.

 

Seguila laggiù ad un ponte accanto ad una fontana
Dove persone come cavalli a dondolo mangiano torte fatte con marshmallow
tutti sorridono mentre ti apri un varco tra i fiori
Che crescono incredibilmente alti

La registrazione

La registrazione impiegò poco tempo. C’è da dire che, come sempre, le sonorità, le invenzioni, i colpi di genio furno il frutto di tutti i componenti del gruppo, compreso Ringo, che solo apparentemente sembra un personaggio distaccato dalle composizioni dei Beatles.

In quel periodo, tutto il personale di Abbey Road, dagli ingegneri del suono, ai tecnici, agli addetti alle registrazioni, ecc., dovevano rimanere ore ed ore a disposizione per cogliere e realizzare al volo qualsiasi guizzo creativo venisse dalla band, compreso lo stesso George Martin.

Realizzarono che il suono ideale per la melodia strutturale del brano fosse quello prodotto da un organo ben preciso di nome Lowrey.

 

Un taxi con i finestrini coperti dai giornali appare sulla spiaggia
Aspetta per portarti via
Tu ci sali con la testa tra le nuvole.
E in un momento, sei andata via.
Immaginati su un treno in una stazione
Con facchini di plastilina e cravatte che sembrano di vetro
Improvvisamente ecco qualcuno al cancelletto girevole
La ragazza con gli occhi caleidoscopio
Lucy nel cielo con i diamanti.

Altre versioni

Senza dubbio la versione più famosa e, forse, l’unica che veramente merita di essere citata, è quella di Elton John. L’artista la incise nel 1974 e la eseguì dal vivo più volte. Guardate il video e non ditemi che non vi manca alzarvi e ballare tutti insieme. Torneremo a farlo!

Nel video che segue la strepitosa versione rappresentata dal Cirque du Soleil nello spettacolo Love del 2016.

Infine, ovviamente, la versione originale. Ascotatela in cuffia, ricordatevi delle ricerche sui suoni, fate caso all’utilizzo dei riverberi, degli echi.

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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