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Ieri, oggi e domani: Resistenza!

Ieri, oggi e domani: Resistenza!

Ieri, oggi e domani: Resistenza!

Cos’è che ci rende umani?

Scusatemi, so di essere ripetitivo, ma devo riferirmi ancora una volta al mio cammino universitario. Era il 2016 e durante il corso di Estetica, il professore ci spinse a questa riflessione. Vi risparmio tutte le tappe intermedie che le nostre menti si trovarono ad affrontare, e vi sottopongo direttamente la conclusione: siamo diversi dagli animali perché ci prendiamo cura dei nostri morti.

Sembra una cosa banale a pensarci, ma non lo è affatto. Ai morti dobbiamo cura, rispetto e memoria. Sul concetto della memoria, nel flusso di coscienza che mi sta accompagnando mentre scrivo, si innalza un altro baluardo della mia “formazione” di individuo: il professore di lettere delle medie.

Durante un 27 gennaio, il giorno, appunto, della memoria, il professore iniziò la sua lezione tonando più del solito. Accantonati programmi centralizzati, tabelle ministeriali e quant’altro, quel giorno avrebbe rappresentato una tappa fondamentale nella nostra “umanizzazione“. Ci informò di cos’era accaduto appena sessant’anni prima e che da quel giorno noi avremmo avuto una responsabilità.

La responsabilità consiste nel ricordare e nel trasmettere la memoria di quel tragico periodo alle generazioni che sarebbero venute dopo di noi. La memoria sbiadisce, i testimoni diretti dell’accaduto sono sempre meno, per questo è importante ricordare.

Quindi memoria = rispetto per i morti. La responsabilità di cui parlava il professore consiste proprio in questo: ricordare per non rendere vane le milioni di vite che hanno reso possibili le nostre esistenze attuali.

Fatto questo necessario cappello introduttivo, oggi vi presenterò tre opere legate dal comune denominatore della resistenza. Due tra queste sono realistiche e collegate tra di loro dal medesimo contesto socio-culturale, l’altra è un’opera di pura fantasia, ma penso che possa esercitare benissimo il ruolo che le ho affidato.

Il sentiero dei nidi di ragno

Forse domani morirò, magari prima di quel tedesco, ma tutte le cose che farò prima di morire e la mia morte stessa saranno pezzetti di storia.

È il primo romanzo di  Italo Calvino ed esce nel 1947. Il romanzo è ambientato in Liguria dopo gli avvenimenti dell’8 settembre 1943 (Armistizio di Badoglio). La trama è semplicissima: Pin è un ragazzino che cresce con la sorella. Quest’ultima esercita la professione più antica del mondo, e si concede ai nazisti. Da questa situazione di partenza, avrà inizio il suo cammino per diventare adulto, in un mondo sull’orlo del baratro.

È uno dei miei libri della vita, e se dovessi fare un’ipotetica top 10 dei miei romanzi preferiti, questo occuperebbe le prime posizioni. È difficilissimo per me parlarne senza risultare banale, o troppo di parte, quindi sarò breve: perché dovreste leggerlo?

Il significato della lotta, il significato vero, totale, al di là dei vari significati ufficiali è una spinta di riscatto umano, elementare, anonimo, da tutte le nostre umiliazioni.

Riallacciandomi al discorso introduttivo, la lettura di questo romanzo è necessaria. In un’epoca in cui il 25 aprile viene definito come un derby tra fascisti e comunisti, quest’opera definisce la complessità del periodo più buio della nostra storia.

Ogni personaggio si trasfigura in un simbolo e rappresenta figure chiave di quel vissuto, amalgamandosi alla perfezione con la vicenda narrata. Pin è l’occhio del lettore contemporaneo che si ritrova catapultato nel mondo degli adulti e da questo viene affascinato e respinto allo stesso tempo.

Lo stile è molto semplice ed empatizzare col bambino è naturale. Oggi diremmo che si tratta di un romanzo on the road. Al viaggio inquieto, rocambolesco ed infantile unisce la caduta nella percezione degli orrori della guerra, e della spaventosa realtà del mondo adulto.

È triste essere come lui, un bambino nel mondo dei grandi, sempre un bambino, trattato dai grandi come qualcosa di divertente e di noioso; e non poter usare quelle loro cose misteriose ed eccitanti, armi e donne, non poter mai far parte dei loro giochi. Ma Pin un giorno diventerà grande, e potrà essere cattivo con tutti, vendicarsi di tutti quelli che non sono stati buoni con lui: Pin vorrebbe essere grande già adesso, o meglio, non grande, ma ammirato o temuto pur restando com’è, essere bambino e insieme capo dei grandi, per qualche impresa meravigliosa. 

The walking dead

Ci allontaniamo un attimo dal filone resistenza, ma state tranquilli, lo riprenderemo con l’ultima opera. La trama la conoscete tutti, e sicuramente avete visto un episodio della serie TV. Vi do un consiglio: mollate la serie e recuperate il fumetto!

La resistenza e la volontà di restare umani di fronte alle iniquità quotidiane vengono trasportate in un mondo post-apocalittico, reso tale da un’apocalisse zombie. Il nostro protagonista si risveglia a invasione già in atto, e, proprio come il lettore, non sa che pesci prendere.

La primissima parte del fumetto si concentra sui non-morti, ma questi lasceranno presto le scene per far posto ad altro.

È un’opera pop, di puro intrattenimento, ma stupisce per la sua qualità e per la sua intelligenza di parlare dell’uomo attraverso il genere che affronta. La minaccia zombie diventa il contorno nel quale i personaggi si muovono.

Le battaglie che i nostri protagonisti affronteranno saranno violente, estremamente fisiche, ma diventeranno per lo più guerre ideologiche, nelle quali si scontreranno visioni del mondo contrapposte.

Di fronte alle ingiustizie, sarebbe facile mollare tutto e adeguarsi. È una storia sì di sopravvivenza, ma non solo corporea: vengono messi alla prova tutti quei fattori che ci identificano come esseri umani e ci separano dal baratro nel quale il mondo sta inesorabilmente precipitando.

Come per Pin e per il personaggio che vedremo a breve, la resistenza a dei falsi ideali imposti dal mondo esterno rimane l’unica soluzione per non perdere la nostra essenza e non trasformarsi in un fascista o in uno zombie.

Non posso mettere immagini perché il rischio spoiler è sempre dietro l’angolo, ma ve lo ripeto: fatevi un favore e provate a leggere quest’opera. Non resterete delusi.

Una questione privata

La guerra più feroce è quella che combattiamo dentro di noi.

Con queste parole si chiude il trailer dedicato a questo film. Ma a che guerra fa riferimento? E perché dovremmo combattere una guerra dentro di noi? È presto detto.

Questo film prende ispirazione dall’omonimo romanzo scritto da Beppe Fenoglio; uscì postumo e non sappiamo se ciò che è arrivato a noi sia la stesura finale o meno. Nella prefazione del sentiero dei nidi di ragno di Calvino definisce questo romanzo così:

Una questione privata […] è costruito con la geometrica tensione d’un romanzo di follia amorosa e cavallereschi inseguimenti come l’Orlando furioso, e nello stesso tempo c’è la Resistenza proprio com’era, di dentro e di fuori, vera come mai era stata scritta, serbata per tanti anni limpidamente dalla memoria.

Siamo davanti a un capolavoro e, Calvino, come sempre, l’aveva subito compreso.

Il film riesce ad inquadrare la vicenda narrata nell’ottica di cui parlava Calvino, e a restituire l’ethos cavalleresco presente nel romanzo. Si tratta di un’opera atipica: alle ragioni della guerra, della resistenza e dell’umanità di cui parlavamo prima, si antepongono le ragioni del cuore.

Si parla di gelosia, si parla di rimpianti e di silenzi troppo prolungati. Questa dimensione amorosa sospesa nella quotidianità viene esasperata nel contesto della guerra partigiana e si sublima nei vuoti delle Langhe, sulle quali si ambienta la storia. 

Il protagonista è unico, e viene restituito con la sua nuvola di dubbi e di incertezze: proiettato verso il futuro attraverso il suo ruolo nella resistenza locale, eppure ancorato ad un passato che non riesce a scrollarsi di dosso.

La finirei qui, perché sia il romanzo che il film sono davvero belli, e rischierei di rovinarvi la fruizione di questo capolavoro.

Informazioni di servizio

Questa rubrica finisce qui, o almeno termina per come l’ho pensata fino ad oggi. Giunti al decimo articolo ho pensato che sarebbe stato bello rinnovarsi e cercare nuovi stimoli. Detto ciò, il 16 ottobre tonerò con un nuovo format.

Grazie per avermi seguito in quest deliri. Spero che vi siate divertiti con me.

Un saluto e buona scoperta!

Gabriele

 

 

 

Autore del Post

Gabriele Bitossi

Gabriele nasce nel '96 ed è da sempre appassionato di storie, in ogni loro forma. Studia italianistica all'Università di Pisa e sceneggiatura alla Scuola internazionale di comics a Firenze. Starebbe ore a parlare coi suoi personaggi preferiti... e se lo facesse già?

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