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Il rapporto fra umanità e tecnologia nel XXI secolo

Il rapporto fra umanità e tecnologia nel XXI secolo

Sono passati quasi ottant’anni da quando Alan Turing ha rivoluzionato il mondo della tecnologia sviluppando l’idea di quello che sarebbe stato il prototipo del moderno computer e contribuendo così, fra le altre cose, alla decrittazione delle informazioni di Enigma durante la Seconda Guerra Mondiale. Il visionario britannico aveva predetto il futuro dell’umanità con largo anticipo, regalando al mondo le basi per lo sviluppo tecnologico della società che da quel momento sarebbe seguito.

«Credo che alla fine del secolo l’uso delle parole e l’opinione delle persone di cultura saranno cambiate a tal punto che si potrà parlare di macchine pensanti senza aspettarsi di essere contraddetti». – Turing

Certamente è negli ultimi vent’anni che l’universo digitale si è espanso oltremodo, inglobando quasi interamente ogni area del quotidiano, dall’attività professionale alla vita privata, passando per le relazioni sociali. E-commerce e social network sono soltanto due dell’infinita lista di strumenti che ha a disposizione l’uomo moderno per affrontare la dimensione sociale che permea il mondo.

Va sottolineato che il concetto di relazione sociale, piuttosto che corrodersi di fronte all’innovazione della tecnologia, come sostengono taluni, si è fatto più inclusivo. I rapporti – in senso lato – nati o coltivati nel mondo digitale non escludono quelli che coinvolgono il mondo reale, ma semmai si aggiungono a questi. Si tratta piuttosto di mediare fra i poli di questa tensione ontologica; ma questa è responsabilità dell’uomo, dal momento che gli strumenti, quelli digitali compresi, sono neutri: positivi e negativi sono dunque gli usi che se ne fanno.

Tecnologia

Un altro aspetto interessante ha a che fare con l’idea che un giorno – alla luce del progresso tecnologico in continua espansione – l’uomo potrebbe essere sostituito completamente dalla macchina. Il tema ha una sterminata letteratura che lo tratta ed è stato spesso affrontato sul grande e sul piccolo schermo. Da 2001: Odissea nello spazio (1968) a Blade Runner (1982), dalla saga di Terminator a Matrix (1999), arrivando a quello che oggi è il prodotto artistico che maggiormente riesce a cogliere tutte le sfumatura del problema: la serie tv Westworld (2016).

Le problematiche legate al tema sono molteplici e vanno dal libero arbitrio alla coscienza, dal rapporto fra intelligenza artificiale e morale alla riflessione su quale sia l’essenza dell’uomo, l’aspetto non replicabile. Ma sulla tela della questione, a reggere tutte queste sfumature, c’è sempre dominante – e ricorrente – il colore della paura di essere sostituiti da ciò che noi stessi abbiamo creato.

L’uomo non può godere del dono di vedere nel futuro più lontano, a meno di essere un genio come Alan Turing. Però si può dire con una buona base di certezza che è almeno improbabile che si verifichi quel futuro distopico descritto da alcune delle pellicole sopracitate. Semmai è il caso, ora più che mai, di mettere tutta la potenza di fuoco della tecnologica a servizio dell’umanità per risolvere problemi molto più incalzanti, come quello del surriscaldamento globale.

In tal senso, molto stimolante e profetica è la sentenza di un altro grande genio del ‘900, della fisica in questo caso.

«Un giorno le macchine riusciranno a risolvere tutti i problemi, ma mai nessuna di esse potrà porne uno». – Einstein

Il mondo della tecnologia digitale

Autore del Post

Edoardo Wasescha

Amava definirsi un nerd prima che diventasse una moda. È appassionato di filosofia e di fisica, di cinema e di serie tv, ama scrivere perché, più che un posto nel mondo per sé, lo cerca per i propri pensieri. Il blog è la sintesi di tutto questo.

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