WiP Radio

Ansia e depressione, quando suonare fa male

Ansia e depressione, quando suonare fa male

Ansia e depressione, quando suonare può far male alla salute mentale

scritto da Marco Tonelli per www.lastampa.it

Nel 2007, Britney Spears ha avuto un crollo nervoso, causato da in disturbo bipolare. Negli anni, si sono susseguiti i ricoveri e gli attacchi. Britney Spears è una dei tanti musicisti e cantanti che soffrono di malattie mentali. La celebre cantante pop ha, ovviamente, le disponibilità economiche per potersi permettere le terapie e l’acquisto di farmaci. Molti altri artisti però, soprattutto del panorama indipendente, non hanno il denaro necessario per potersi curare e soprattutto preferiscono tenere segreti questi disturbi. Allo stesso tempo però, sta aumentando la consapevolezza del problema. Michael Angelakos è il cantante del gruppo Synth Pop Passion Pit. Angelakos non ha mai fatto mistero di soffrire di un disturbo bipolare. Un esempio che ha spinto molti altri colleghi a parlarne e a chiedere aiuto.
Secondo uno studio realizzato da Record Union, una piattaforma di distribuzione svedese, il 73% dei musicisti indipendenti soffre o ha sofferto dei sintomi relativi a una possibile malattia mentale. Si tratta di depressione e ansia tutte condizioni legate alla professione svolta. Allo stesso tempo, la percentuale cresce fino all’80% se si guarda alla fascia d’età che va dai 18 ai 25 anni. La ricerca è basata sulle risposte di 1500 musicisti che collaborano con la piattaforma. Più in generale, il 57% ha dichiarato di essere preoccupato per la sua salute mentale e il 41% ha riferito di preoccuparsi più volte al giorno. Una volta acquisita la consapevolezza del disturbo, solo il 39% degli intervistati (e il 33% dei musicisti di età compresa tra i 18 e i 25 anni) si è rivolto ad uno specialista o ha iniziato una terapia. Tra questi, il 51% ha dichiarato di essersi curato in autonomia, la maggioranza di essi con alcol e droghe.
Infine c’è un’altra percentuale, che rende bene l’idea del clima non proprio accogliente nel settore. Solo il 19% degli intervistati ritiene che l’industria musicale si stia adoperando per creare un’ambiente sostenibile e con musicisti in salute. «Per essere considerato un artista di successo devi raggiungere un determinato numero di vendite o fare molti concerti – ha dichiarato il CEO di Record Union Johan Svanberg – per riuscire a creare un ambiente musicale più sostenibile, è necessario cambiare tutto». Allo stesso tempo, si tratta di un ambiente caratterizzato da condizioni lavorative precarie e abuso di droghe e alcolici.
Brandon Williams è il cantante della band post punk Chastity. «Ogni volta che arrivi in un locale, la prima cosa che ti fanno sapere è come sono messi in quanto ad alcolici», ha dichiarato il cantante a Pitchfork. Per questo motivo, Williams, che da anni organizza raccolte fondi per la salute mentale dei musicisti, auspica la creazione di spazi inclusivi e sicuri, dedicati a coloro che cercano di rimanere sobri.
Insomma, gli operatori dell’industria musicale devono fare la loro parte. Royal Mountains Records è un’etichetta discografica di Toronto che si è impegnata a contribuire con 1500 dollari (ad ogni suo artista), per le spese necessarie alla cura e alla prevenzione delle malattie mentali. Il denaro elargito è una spesa non recuperabile e di conseguenza i musicisti non lo devono restituire. Si tratta di una cifra modesta, come ammette a Pitchfork lo stesso fondatore dell’etichetta Menno Versteeg, ma è anche un primo passo per iniziare a cambiare la mentalità all’interno dell’industria. Secondo Versteeg, le etichette discografiche sono responsabili della salute dei propri artisti e per questo motivo devono impegnarsi di più. Il prossimo passo è quello di riuscire a pagare l’assicurazione sanitaria ai musicisti. Proprio perchè questi ultimi devono essere considerati come gli altri lavoratori e il loro diritto alla salute mentale deve essere rispettato.

Autore del Post

Nicolò Bagnoli

Nasce nel 1986, nel 2010 ha l'idea di WiP Radio di cui è il direttore, è quasi alto come Berlusconi, davanti ad un microfono può starci ore. Parlando, ovviamente.

Commenti