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Slowdive – Slowdive

Slowdive – Slowdive

Slowdive – Slowdive

[Data di uscita: 05/05/2017 – Label: Dead Oceans]

slowdiveIl ritorno degli Slowdive dopo due decenni, dallo scioglimento nel 1995 alla reunion del 2014.
Dopo un grandioso ritorno in tour, il quarto album non si presenta come il tentativo di rianimare un corpo morto: è invece un album denso di idee e pieno di entusiasmo ed è il primo dopo Pygmalion (1995), che non è mai stato suonato live immediatamente dopo l’uscita.
Il titolo Slowdive è un rimando al loro EP di debutto del 1990 ed è un messaggio smaccatamente diretto,perché si prova un certo piacere nell’ascoltare i pionieri di un genere che producono la versione più pura e coraggiosa del loro marchio di fabbrica. L’influenza showgaze degli Slowdive si può avvertire in così tanti gruppi contemporanei e questo contrasta ancora di più con il fatto di essere stati presi di mira dalla stampa e abbandonati dall’etichetta Creation Records nel 1995, dopo l’uscita di dell’ultimo album.

Nel momento in cui le radici di un genere sono vive ed evidenti, gli artisti contemporani si sentono in grado di inserirne degli accenni nel loro personale genere, che sia pop o metal, piuttosto che suonare uno showgaze tradizionale: che si tratti del dream pop dei Beach House o dei riff metal e degli effetti di delay degli Alcest, sono tutte espansioni del genere che durano da più di 20 anni e gli Slowdive hanno contribuito significativamente per influenzare questi due estremi.

slowdive

In questo disco ritornano i brillanti suoni di chitarra e le melodie piacevolmente cupe
che caratterizzano gli Slowdive, i brani EveryoneKnowsStar Roving si immergono in profonde distorsioni, mentre Go Get It ci porta in una deliziosa atmosfera spaziale, gli eco di una ballata che si estende nell’aere: è il momento in cui più si avvicinano al post-rock, la traccia, dopo due minuti di pacata intro, esplode in un ritornello nel quale  le voci di Rachel Goswell e di Neil Halstead quasi si sovrappongono e duellano, sorrette da un ritmo irruento.
I singoli,  Sugar for the Pill e il già citato Star Roving, sono caratterizzati dall’etereo falsetto di Rachel Goswell che si estende su una melodia scintillante e sulla base ritmica sognante di Simon Scott e, così come nella forma tipica dei brani degli Slowdive, sono strutturati intorno a degli accattivanti ritornelli che non si dimenticano, nonostante emergano sempre le predominanti strutture sonore.


Le armonie di questi otto brani sono combinate in modo tale da essere più affascinanti che mai, coinvolgono con  il calore e la rassicurazione di una ninna-nanna e stupiscono per le concatenazioni e le atmosfere che creano.

Quello che colpisce, per una band che si è sempre distinta positivamente per i propri testi, è la mancanza di chiarezza della linea vocale; sebbene questa sia in qualche modo una delle caratteristiche della poetica showgaze, gli Slowdive avevano evitato di aderirvi in passato. In questo caso però è una mossa perdonabile visto il declino di range vocale di Neil Halsted, un’astuta mossa di un veterano che conosce i propri limiti, a discapito della sua straordinaria capacità di scrittura.

E’ curioso definirlo un album di ritorno, perché sembra un passo completamente logico nella loro discografia e si inserisce perfettamente nei canoni della band, e si inserisce così tanto che è difficile credere che siano passati già 22 anni dall’ultimo lavoro, in una chiave, da una parte, di familiarità e dall’altra di innovazione e, senza dubbio, di atmosfere in cui perdersi.

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