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La strana voglia di sinistra nel mondo – più competitiva o più fallimentare?

La strana voglia di sinistra nel mondo – più competitiva o più fallimentare?

Parallelamente ai populismi e alle destre vincenti in Europa e in tutto il mondo, il campo progressista riscopre “vecchie” idee di sinistra sempre più vincenti.

Premesso che, complice la strutturalizzazione della crisi mondiale che ha accentuato gli aspetti più negativi della globalizzazione, nei prossimi anni il mondo andrà sempre più a destra e che la lista dei paesi che si candidano ad essere ostaggio dei populismi si allunga ogni giorno di più, assistiamo da qualche anno a questa parte ad una riscoperta dei temi (soprattutto economici) che la sinistra mondialista aveva abbandonato da anni, in onore della terza via, che sembra ormai una strada a fondo chiuso.

C’è una linea comune che unisce sempre più paesi, favorendo l’ascesa di leader che si rifanno a vecchie ricette del progressismo (spesa e investimenti pubblici, maggior statalismo a difesa dei meno tutelati) uniti ai più moderni diritti civili. Andamento che però, tranne che per piccoli casi, non ha ancora dimostrato nei fatti di essere vincente, oltre che nella conquista delle leadership, nella guida politica dei governi (questa è la confutazione degli antagonisti di queste visioni, che le ritengono solamenti utili a scaldare il cuore di raggruppamenti ristretti e non dell’elettorato in generale).

Certo è che la capacita di attrarre consensi, sprattutto nei millennials e nelle categorie più spaventate dalla globalizzazione e spesso vittime inconsce dei populismi, si consolida sempre di più, palesando nell’anno venturo mutamenti nel mondo del progressismo mondiale, che potrebbero riscrivere il futuro dei prossimi decenni. L’esempio più concreto, che ha fatto ricredere anche i più scettici, sono le ultime elezioni americane che hanno visto nella disastrosa sconfitta della Clinton, un’autocritica pesante che ha riabilitato il socialista americano Sanders, probabilmente l’uomo adatto (che i democratici hanno mancato) ad evitare la vittoria Trumpiana (avrebbe strappato quell’elettorato, rust belt in testa, che ha certificato il trionfo di Trump).

Nella vicina Francia, è fresco di vittoria alle primarie il socialista Hamon, espressione della corrente di sinistra più tradizionalista, che però sconterà il pessimo quinquennio di governo Hollande-Valls che con molti ammiccamenti a politiche liberiste ha dilapidato e spacchettato il consenso elettorale che lo aveva portato alla guida dell’Eliseo, ipotecando una poco probabile vittoria socialista. Ma la gauche in senso lato, nonostante tutto, sembra capace di contendersi comunque una larga fascia di elettorato (non tutti sono in fase di ubriachezza da Le Pen), considerando che insieme (fantapolitica) Macron (il fuoriuscito socialista e probabile prossimo presidente), Hamon e il radicale Melenchon rappresenterebbero il 45% dei votanti.

Nel Regno Unito, uscito completamente sconvolto trasversalmente dallo scossone Brexit, il potere di Blair è solo un ricordo e alla guida del Labour party continua ad esserci Corbyn, anch’esso rappresentante dell’ultra sinistra, ma analogamente alla situazione francese difficilmente riuscirà a trasferirsi al 10 di Downing street. Qui la situazione è più complessa, la Brexit ha spaccato la sinistra e il Labour e di conseguenza il suo leader, facendogli perdere il sostegno scozzese, fondamentale storico serbatoio di voti labouristi, ora completamente traslati verso il giovane partito nazionalista scozzese filo europeo.

Ma la vera novità di quest’anno sembra essere la Germania, dove l’impero della potente Merkel si sta sgretolando dopo l’entrata in scena del politico europeo Schulz candidato per la Spd alla guida del paese locomotiva dell’Europa, che con parole d’ordine come lotta al turbocapitalismo si sta sempre più avvicinando alla guida del governo (addirittura sembrerebbe possibile l’abbandono della grosse koalition visto che Spd, Linke e Verdi sono stimati al 48 %).

La partita tedesca è sensa dubbio la più importante per il futuro dei progressisti mondiali e rappresenta questa voglia di sinistra, che sembra la scelta vincente per combattere populismi e uscire dalla stagnazione degli ultimi anni. Molti ancora sono scettici o non comprendono il motivo di tale successo, e a questi lo stesso Schulz risponde con semplicità

Mi hanno chiesto cosa c’è di nuovo nelle mie battaglie. Nulla! È da 150 anni che le idee socialdemocratiche sono quelle giuste.

Dario Fattorini

Dario Fattorini

Dario Fattorini, studente di giurisprudenza, consigliere comunale di Collesalvetti. Appassionato di geopolitica.

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