Privacy: la nuova psicosi.

Privacy: la nuova psicosi.

Privacy: la nuova psicosi.

Da quando abbiamo una fotocamera attaccata al telefono il tema della privacy è diventato un dito in culo: tutti che hanno paura che i poteri forti violino la loro privacy manco fosse la loro figlia al ballo studentesco.
All’improvviso tutti vogliono nascondersi da tutto, rimanere all’oscuro, essere invisibili all’occhio del mondo.

Il tema privacy viene fuori soprattutto parlando della sorveglianza cittadina, quando si propone l’installazione di telecamera per sorvegliare le strade che tutti i giorni percorriamo.

_56934721_photographersTutti a quanto pare hanno qualcosa da nascondere, nessuno vuole avere occhi addosso, ma nessuno sa anche darti un motivo plausibile.

Si perché ogni volta che gli poni la domanda “Perché hai paura per la tua privacy?” ti rispondono “Non voglio nessuno che conosca i cazzi miei!

Che va anche bene, se non fosse che questo discorso lo applicano a ciò che succede al di fuori delle quattro mura domestiche: siamo tutti d’accordo che nessuno debba ficcare il naso all’interno di casa mia, QUELLO è un ambiente privato, in casa mia c’entro io e i pochi a cui lo permetto.

Il ragionamento psicotico però spunta fuori quando provi a parlare di privacy in giro per il mondo: tentano in tutti i modi di far valere il punto di vista espresso poco sopra, ma basta un banale ragionamento logico per distruggere questo già debole castello di carte.

Qual è la differenza tra una piazza deserta con una telecamera e una piazza stracolma di gente?

Ve lo dico io: nessuna.

Se fate qualcosa di assurdo probabilmente riceverete più attenzioni da parte della piazza affollata rispetto a una piccola telecamera montata a 10 metri di altezza su un palo.

Eh ma con la telecamera non sai chi ti guarda!”: vorreste dirmi che conoscete tutte le persone presenti in ogni luogo aperto del mondo? Via giù, non prendete per il culo.

Questo discorso lo estenderei anche ai locali pubblici, come possono essere bar, club, pub, discoteche: nel lavoro che faccio fotografo le persone in questi contesti.

Facebook, la maggior vittima degli attacchi al grido di "voglio la mia privacy!"
Facebook, la maggior vittima degli attacchi al grido di “voglio la mia privacy!”

Più volte mi sento dire “Non farmi la foto perché [inserire identità qui] non sa che sono qui”.
Pur non condividendo questo ragionamento, posso comprenderlo. Certo, se ti nascondi significa che hai quello che scientificamente è chiamato “il culo sudicio”, se tu non avessi fatto niente di male non te ne importerebbe di una fotocamera/telecamera nei paraggi.

Comunque, non vuoi una foto, non te la farò… ma se scatto una foto e passi dietro al soggetto sono cazzi tuoi.

Mi viene sempre richiesto di fare qualche scatto che ritragga la folla, quindi in un locale si prende tutta la gente presente con una semplice foto “aerea”.
Se io faccio una foto a un contesto e sei presente in quel contesto PUR SAPENDO che una o più foto potrebbero essere scattate e te non fai niente per evitare di essere immortalato, la colpa non è mia, è colpa tua perché non stai prevenendo una violazione della privacy.

E alla fine dei giochi è solo una ingiustificata paura per le macchine fotografiche: come ho detto all’inizio, ormai tutti abbiamo una piccola fotocamera attaccata al telefono, ormai sono anche fotocamere abbastanza decenti.

Scenario: due amiche si fanno un selfie in un locale fashion della città.

two young women taking selfie with mobile phone

Tu, che hai chiesto al fotografo presente di non farti foto perché sei in incognito, passi dietro alle ragazze che, scattando la foto in quel momento, ti immortalano in modo riconoscibile.
Successivamente le ragazze sparpagliano sui social la foto, con tanto di posizione, taggandoci magari il profilo facebook del locale in questione, rendendoti visibile.

Com’è che di loro non hai paura? Eppure il danno potrebbe essere di uguale identità…

Il vostro nemico non è la privacy violata, è l’over-sharing.

 

 

PS: la settimana scorsa ho avuto delle giornate interessanti e come avrete notato non abbiamo fatto merenda insieme, chiedo scusa… non si ripeterà più… spero.

Daniele Raddino

Daniele Raddino

Daniele Raddino, classe 1992. Fotografo in fase di crescita, quando ripone la reflex sperpera il tempo libero con uno strumento musicale o sull'internet, tra blog e video a caso. Adora il tiramisù, la musica di una volta e il suono vigoroso di un motore potente.

 Collabora con WiP Radio scrivendo in un blog, commentando - senza peli sulla lingua - il mondo che lo circonda grazie alla capacità d'osservazione acquisita durante le sue piccole avventure fotografiche quotidiane.

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