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Il Sospetto (Jagten) – Il Cinema dei Margini

Il Sospetto (Jagten) – Il Cinema dei Margini

Il Cinema dei Margini.

Il significato del termine margine (dal latino margo-ìnis) rimanda all’idea della parte estrema di una superficie.

Allo spazio, all’ ambito entro cui qualcosa può attuarsi.
Nei fogli scritti o nelle pagine stampate, il margine, è lo spazio bianco che si lascia sui quattro lati.

Nel cinema il margine è quel confine che sancisce la separazione tra un dentro e un fuori.
La soglia in cui realtà e irrealtà si scambiano.

Il Cinema dei Margini è, dunque, quella lente che ispeziona questi luoghi a metà.
Che ci mostra e ci traduce questi orli in cui le vite sono come fosforescenti.
Esistenze illuminate da una latente diversità sotto un’ apparenza qualsiasi e regolare.
Bruciate da una dolorosa intensità.

Il Sospetto (Jagten)

Siamo in Danimarca tra gli abitanti di una piccola comunità ideale. Qui tutto appare sicuro, circoscritto e ordinato da risultare quasi fittizio. Il bosco fa da morbido cuscino ai piccoli abitanti dell’asilo di città che amano giocare a nascondersi alla vista di Lucas (Mads Mikkelsen), l’insegnante preferito. Lucas è un uomo dabbene. Gentile con tutti, spende il suo tempo tra l’asilo, gli amici di una vita e il figlio Markus. Solo il levarsi di una sottile vocina sarà sufficiente a incrinare l’armonia della comunità esemplare. Klara, figlia dell’amico fraterno di Lucas, confusa da un infantile sentimento amoroso nei riguardi del maestro, si fa strappare per semplice capriccio dalla preside dell’asilo un’oscena confessione: di aver subito le attenzioni sessuali dell’insegnante Lucas. Una bugia stupida, ma tremenda. Condannata a non trovare più via di ritorno. Poco importa chi sia stato Lucas fino a quel momento. È aperta da qui in poi la caccia al mostro investendo rovinosamente la vita e gli affetti dall’accusato.

il sospetto

CAST: Mads Mikkelsen, Thomas Bo Larsen, Annika Wedderkopp, Lasse Fogelstrøm, Susse Wold, Anne Louise Hassing, Lars Ranthe , Alexandra Rapaport, Ole Dupont.
REGIA: Thomas Vinterberg
DISTRIBUZIONE: Bim distribuzione
DURATA: 111 minuti
PRODUZIONE: Zentropa Entertainments
SCENEGGIATURA: Thomas Vinterberg, Tobias Lindholm
FOTOGRAFIA: Charlotte Bruus Christonsen
SCENOGRAFIA: Torben Stig Nielsen
MONTAGGIO: Janus Billesnov Jansen, Anne østerud
COSTUMI: Manon Ramussen
MUSICHE: Nikolaj Egelund

La massa è straordinariamente influenzabile e credula, è acritica, per essa non esiste l’inverosimile. I sentimenti della massa sono sempre semplicissimi e molto esagerati. La massa non conosce quindi né dubbi, né incertezze. Corre subito agli estremi, il sospetto sfiorato si trasforma subito in evidenza inoppugnabile, un’antipatia incipiente in odio feroce. (Freud)

Thomas Vinterberg, il regista danese che nel marzo del 1995 firmò insieme a Lars Von Trier il manifesto del “Dogme 95” con cui si impegnava tout court in un’opera purificatoria del cinema, torna quattordici anni dopo “Festen”, nel 2012, a far parlare del suo cinema. Il sospetto (Jagten) presentato alla sessantacinquesima edizione del Festival di Cannes, dove Mads Mikkelsen ha vinto il premio per la migliore interpretazione maschile, è un film la cui apparenza glaciale sottende un contenuto quanto mai invasivo. Vinterberg volta il suo sguardo su un forte dramma civile, sondando le cieche zone d’ombra in cui può ritrovarsi un uomo straordinario dall’oggi al domani. Un uomo stimato e benvoluto prima; osteggiato e definito abietto poi. Solo per una voce. Se la legge è ferma nel sostenere che un uomo non può essere colpevole fin quando sussiste l’ipotesi di reato, ai tribunali del popolo piace, diversamente, speculare sulle altrui vite, giungendo a processare e cuocere sulla griglia delle opinioni il presunto colpevole. E dal banale sospetto all’incancrenirsi della calunnia il passo è breve. Il bisogno del regista è qui quello di portare ai nostri occhi, con chirurgica precisione, l’intima tragedia a cui Lucas è chiamato a sopravvivere. La tragedia di una civiltà dietro la quale gli individui, nello specifico gli individui come massa, non hanno smarrito il carattere tribale dei primordi. La labilità dei legami sociali, la loro precarietà fatta di forme. È una materia grave quella che impasta il cinema di Vinterberg, come del resto il cinema danese più in generale. Riporta a galla gli istinti più crudeli, brutali e distruttivi che nel singolo sonnecchiano come relitti di tempi passati. Probabilmente mai troppo passati. Il titolo originale del film “Jagten” significa: la Caccia. La caccia è il fil rouge che percorre l’intera pellicola. Che unisce con dolorosa puntualità la sequenza iniziale a quella finale. Nella società danese la caccia è il momento della maturità. Quando un ragazzo diventa uomo è pronto a cacciare per la prima volta. La Caccia altro non è che una grande metafora. Il regista se ne serve per suggerirci le contraddizioni del ruolo adulto. Il maschio cresciuto, maturo e armato che fa un pessimo uso delle sue armi, talvolta puntandole nella direzione sbagliata. Lucas cos’è, quindi, se non il capro espiatorio, il “cervo sacrificabile” per dirla in termini venatori, di una civiltà che è ancora molto poco abile nel prendersi le proprie responsabilità e nel puntare le proprie armi nella direzione giusta?

Autore del Post

Serena Marconi

Serena Marconi è un'apprendista filosofa alla disperata ricerca di un suo posto in questo angolo di mondo strano. Nell'attesa di trovarlo si diletta in viaggi esplorativi tra i posti più disparati, dalla Namibia all'Argentina sognando il Tajikistan, e trova vita e ristoro nelle parole dei libri, nell'intensità della musica e soprattutto nei mondi altri del Cinema.

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