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Lost in Translation | Il Cinema dei Margini

Lost in Translation | Il Cinema dei Margini

Il Cinema dei Margini

Il significato del termine margine (dal latino margo-ìnis) rimanda all’idea della parte estrema di una superficie.
Allo spazio, all’ ambito entro cui qualcosa può attuarsi.
Nei fogli scritti o nelle pagine stampate, il margine, è lo spazio bianco che si lascia sui quattro lati.

Nel cinema il margine è quel confine che sancisce la separazione tra un dentro e un fuori.
La soglia in cui realtà e irrealtà si scambiano.

Il Cinema dei Margini è, dunque, quella lente che ispeziona questi luoghi a metà.
Che ci mostra e ci traduce questi orli in cui le vite sono come fosforescenti.
Esistenze illuminate da una latente diversità sotto un’ apparenza qualsiasi e regolare.
Bruciate da una dolorosa intensità.

Lost in Translation

Due americani, Bob (Bill Murray) e Charlotte (Scarlett Johansson), incrociano le loro vite in sguardi, parole e gesti tra gli spazi vuoti e surreali di un lussuoso hotel di Tokyo.

Lui è un maturo attore sulla via del declino ospite in Giappone per girare uno spot pubblicitario; lei una giovane neofilosofa in esplorazione di sé in mezzo alla vacuità del suo recente matrimonio con un fotografo di moda sempre più estraneo alla sua realtà.

Due anime vicine quelle di Bob e Charlotte che non possono far altro che incontrarsi e scegliere di tenersi compagnia per un po’.

lost in translation

PAESE DI PRODUZIONE: U.S.A
ANNO: 2003
REGIA: Sofia Coppola
DURATA: 105 minuti
DISTRIBUZIONE: Mikado film
CAST: B. Murray, S. Johansson
SCENEGGIATURA: Sofia Coppola
MUSICHE: W. Storkson
FOTOGRAFIA: L. Acord
MONTAGGIO: S. Flack

“Everyone wants to be found” è il sottotitolo di Lost in Translation, opera seconda di Sofia Coppola.
Una pellicola che brilla di una luce tutta particolare, capace di raccontarci e tradurci con insolita grazia, sensibilità e classe la connessione che avvicina nel profondo i due protagonisti Bob e Charlotte, entrambi turisti spaesati e annoiati che sembrano non voler del tutto esplorare e comprendere la gentilezza estetica eppur soffocante della capitale nipponica che li ospita.

Come due isole nell’oceano Bob e Charlotte istintivamente si riconoscono in mezzo alle ordinate e inaccessibili folle di Tokyo.
È lo sfiorasi di due solitudini smarrite in una dimensione aliena il loro.
Il sollievo del tenersi per mano senza spiegazioni in un posto in cui si fatica a spiegare tutto.
Il Giappone è, infatti, il luogo altro in cui la comunicazione, la traduzione diviene l’elemento prioritario.
Il saper comunicare in un paese estraneo è necessariamente il saper comunicare e riconoscere la propria identità.
Un’identità alla ricerca quella di Charlotte, osservatrice di una bellezza discreta e insieme magnetica i cui occhi sono velati da una segreta tristezza.
Un’identità alla deriva quella del mesto e beffardo Bob Harris, afflitto dal presagio di una vita familiare ormai sulla via del tramonto.

È proprio nel dialogo spontaneo e libero di essere e basta delle identità in fieri di Bob e Charlotte che ha sede l’eccezionalità del film.
Nella loro possente complicità segnalata per tutta la pellicola da sguardi eloquenti, ma sottratta a ogni consumazione fisica.
Il tutto all’interno di un’atmosfera intima e trasognata in cui gli spazi sapientemente sospesi nel tempo impreziositi dal potere del non detto animano un esito raffinato dal sapore agrodolce.

Un film che ci sa raggiungere e sa insinuarsi tra i confini del nostro intimo come se ci appartenesse profondamente.
Perché dopotutto:
“Everyone wants to be found”.

Abile nel distribuirci sottopelle quel senso di malinconia raramente apparso così seducente su uno schermo.

lost in translation

Autore del Post

Serena Marconi

Serena Marconi è un'apprendista filosofa alla disperata ricerca di un suo posto in questo angolo di mondo strano. Nell'attesa di trovarlo si diletta in viaggi esplorativi tra i posti più disparati, dalla Namibia all'Argentina sognando il Tajikistan, e trova vita e ristoro nelle parole dei libri, nell'intensità della musica e soprattutto nei mondi altri del Cinema.

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