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Lessico Amoroso, grammatica psicoanalitica

Lessico Amoroso, grammatica psicoanalitica

Lessico Amoroso, grammatica psicoanalitica

Quando l’offerta delle proposte culturali accessibili è in periodo di magra, e in più, quando il tempo scarseggia (=, almeno per me, essere nel pieno della sessione invernale… aiuto!), rivolgo la mia attenzione, che si traduce in contributi a questo blog, al grande e piccolo schermo. Quest’ultimo, anche più del primo, ci offre un’economica, comoda, compiacente, disinteressata (solo al nostro aspetto mentre ne fruiamo, eh!) feritoia sul mondo. Instaurandoci un rapporto di fiducia e mutualismo, la nostra tv saprà offrirci anche dei contenuti per lei masochistici – tanto ci vuole bene -, che forse ci porteranno lontano dalle sue frequenze e vicino all’odore di un buon libro fresco di stampa, o fra le pagine di uno un po’ più stagionato ma non per questo meno buono, anzi!

Lessico Amoroso

Ho avuto questo tipo di esperienze guardando Lessico Amoroso, un programma di Massimo Recalcati – filosofo, saggista e psicanalista lacaniano – che, da lunedì 28 gennaio, su Rai 3, dalle 23:15, ci fa sperare che il giorno più sottovalutato della settimana duri sempre un pochino di più. Ora, forse sto esagerando, ma l’incoraggiamento se lo merita, con buona pace di mamma matrigna Rai e della sua prima serata inesorabilmente nazional-popolare. Saranno sette puntate – due già mandate in onda – visionabili anche su RaiPlay (magari quando i nostri livelli di melatonina ce lo consentono).

Sette puntate cristallizzate in sette parole: promessa, desiderio, figli, tradimento, perdono, violenza, separazione.

Il programma

Il programma, che è il seguito di Lessico Famigliare, svoltosi l’anno scorso, non è altro che una chiacchierata di circa 30 – 35 minuti, intervallata da contributi video attinenti al tema e valorizzata da un breve dibattito, in cui Recalcati ci guida in un viaggio di rovesciamento di prospettive. È questo, credo, l’intento principale – e qui si percepisce l’anima filosofica dello psicanalista -: usare l’ovvio come pietra dello scandalo e cambiare lenti per scrutare ciò che pensiamo di conoscere. Se è vero, come asseriva Heidegger, che il nostro linguaggio è il limite del nostro mondo, è la grammatica della psicoanalisi che permette questo tipo di ribaltamento. Centrate a questo proposito la regia e la scenografia, che si compone di specchi sospesi in aria, dove sia Recalcati che il pubblico scoprono sempre loro nuovi riflessi. Lo psicanalista riesce bene a socializzare i suoi ferri del mestiere, senza incorrere in fuorvianti semplificazioni.

Il fuoco brucia o dura? La promessa

Questo è l’interrogativo che attraverserà in filigrana tutte le puntate di Lessico Amoroso. Cos’è l’amore? Un fuoco che brucia, affrancato dalla preoccupazione di un combustibile per forza di cose limitato, o un fuoco che dura, che rinuncia con disillusa arrendevolezza a dar prova del suo ardore? Esiste una sintesi tra le due prospettive? Sicuramente i nostri tempi, spadroneggiati dalla tirannia del nuovo, dall’attrazione per il moderno, l’appena uscito, l’appena conosciuto, predilige sempre di più la prima: il solo bruciare. Anche perché il durare presuppone il conoscersi, il sapere cosa volere, il considerarsi un intero e non una metà in perenne e spasmodica ricerca del proprio completamento. Questo è un punto importante, che Recalcati tiene a sottolineare: condizione necessaria dell’amore è proprio la capacità di sorreggere il peso di se stessi e della propria solitudine. Capire che siamo uno. Solo così sarebbe possibile apprezzare e godere del due che guarda il mondo.

Altra condizione di un costruttivo rapporto amoroso – continua Recalcati, citando Lacan – è custodire a vicenda il proprio segreto, considerare a-more come a-muro, cioè rassegnarsi alla completa riducibilità dell’altro a sé. L’amore che dura non consisterebbe in un amore tra trasparenti; si rifiuta, così, il popolare modello dell’empatia, così di moda attualmente. Per approfondire ed avere un contraddittorio, vi rimando ad una conferenza che avrà luogo stasera, 8 febbraio 2019, all’auditorium del Liceo Fermi (via Ambrogi, Cecina), che ha come titolo Empatie. L’esperienza empatica nella società del conflitto, tenuta dalla prof.ssa Laura Boella dell’Università degli Studi di Milano. Io non potrò esserci perché oggi ho il doppio turno in Wip. Se qualche mio lettore ci andrà, mi farebbe piacere un suo feedback tra i commenti.

Il desiderio

Nella seconda puntata il tema è la sessualità, intesa lontano dalla spiegazione meccanicistica della psicologia scientifica, ma facendo rifermento all’attrazione, al magnetismo, al desiderio, prerogative – sostiene Recalcati – soprattutto dei poeti.

Si precisa la distinzione freudiana tra istinto e pulsione, istituendo nelle coordinate di quest’ultima la sessualità umana. Sessualità certo più complessa di quella animale, venendo intesa secondo 2 paradigmi: quello maschile e quello femminile (paradigmi indipendenti dall’identità di genere). Il desiderio sessuale maschile è la brama del pezzo, del frammento dell’amato, della venerazione del feticcio, a discapito del tutto, dell’assoluto, che invece è il vero oggetto d’amore. Il femminile consiste nella mai paga domanda d’amore, nell’esigenza di riconferme d’amore sempre più insistenti.

Per concludere

Per concludere, il programma ci offre buoni interrogativi per mettere alla prova le fondamenta della nostra vita sentimentale, senza però avere la pretesa di fornire delle verità oracolari. E questo ci garantisce il rilievo dei contenuti, e ci riconferma quanto l’amore sia incommensurabile ed inscalfibile da ogni tipo di esegesi umana.

Autore del Post

Simone Gasparoni

Classe 1995, studio Filosofia all'Università di Pisa. Allievo ortodosso di Socrate, ho sempre pensato che le parole siano roba troppo seria per abusarne (lo so, lo so, detta così sembra una scusa degna del miglior cerchiobottismo, per dirla in gergo giornalistico). Romantico per vocazione, misantropo per induzione. Attualmente, in via di riconciliazione con il genere umano attraverso la musica, l'arte, la cultura. Per ora, sembrano buone vie. Oltre che all'Unipi, potete trovarmi in giro in qualche locale o teatro a strimpellare la tastiera. O, con più probabilità, a casa mia. P.S. Ecco, l'ho già fatta troppo lunga...

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