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Preparativi di viaggio: quell’insana passione per “la lista”

OCTOPUS’S GARDEN (Ringo Starr)

OCTOPUS’S GARDEN (Ringo Starr)

OCTOPUS’S GARDEN (Ringo Starr)

Ringo Starr – voce, batteria, percussioni
George Harrison – cori, chitarra solo
Paul McCartney – cori, basso, pianoforte
John Lennon – cori, chitarra ritmica
Geoff Emerick – sintetizzatore

Registrazione: 26 aprile1969
Produttore: Chris Thomas
Fonico: Geoff Emerick

 

Vorrei essere in fondo al mare
Nel giardino di un polpo, all’ombra
Ci farebbe entrare, sa dove siamo stati
Nel suo giardino da polpo, all’ombra
Chiederei ai miei amici di venire a vedere
Il giardino di un polpo con me
Vorrei essere in fondo al mare
Nel giardino di un polpo, all’ombra

 

 

Il brano

Octopus’s Garden è uno dei pochissmi brani scritti da Ringo Starr.

Origine

La canzone nasce un episodio che si svolse in Sardegna nel 1968. Ringo era con Peter Seller in vacanza e a pranzò mangiò per la prima volta il polpo. Nella conversazione ne uscì una storia in cui i polpi raccoglievano i tesori dal fondo per ornare giardini fantastici.

«Octopus’s Garden è una canzone di Ringo. È soltanto la seconda canzone che Ringo abbia mai scritto, ed è bella». Aggiunse anche: «La canzone è anche molto profonda perché è così pacifica. Suppongo che Ringo stia scrivendo canzoni cosmiche in questi ultimi tempi senza rendersene conto».

(George Harrison)

Staremmo al caldo sotto la tempesta
Nel nostro piccolo rifugio sotto le onde
Riposando la testa sul letto del mare
Nel giardino di un polpo nei pressi di una grotta
Canteremmo e balleremmo qua e là
Perché sapremo di non poter essere trovati.
Vorrei essere in fondo al mare
Nel giardino di un polpo, all’ombra

Registrazione e accordi

Octopus’s Garden si appoggia su una classica base strumentale formata da chitarre, basso elettrico e percussioni suonati nella formazione standard  del gruppo.

Ad essa si andrà, dopo ben 32 takes, a sovrapporsi la voce di Ringo e i cori. L’effetto gorgoglio dei cori fu creato filtrando il suono attraverso il sintetizzatore, mentre l’effetto bolle fu semplicemente ottento registrando Ringo che soffiava con una cannuccia in un bicchiere di latte.

Nelle riprese delle Get Back sessions è possibile vedere George Harrison aiutare Ringo al piano nella composizione del brano.

Di seguito gli accordi nella notazione inglese e a seguire un breve tutorial video:

E                C#m
  I'd like to be     under the sea
      A                         B    B7
In an Octopus's Garden in the shade.
E                C#m
  He'd let us in     knows where we've been
       A                         B
In his Octopus's Garden in the shade.

C#m                                  B
  I'd ask my friends to come and see
A               B
  An Octopus's Garden with me.
E                C#m
  I'd like to be     under the sea
      A          B              E
In an Octopus's Garden in the shade.
[...]

Grideremmo e nuoteremmo
Itorno al corallo che sta sotto le onde
Oh che gioia per ogni ragazza e ragazzo
Sapendo di essere felici e al sicuro
Saremmo così felici, tu ed io
Nessuno lì a dirci cosa fare
Vorrei essere in fondo al mare
Nel giardino di un polpo, con te

Live e cover

Octopus’s Garden viene considerata anche una bellissima canzone per bambini: per questo motivo inseriamo di seguito una delle animazioni che si trovano sulla rete.

Aggiungiamo un live dello stesso Ringo Starr al Beacon Theatre di New York del giugno dello scorso anno.

Ernesto Macchioni

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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