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Cosa fai a Fuerteventura?

Cosa fai a Fuerteventura?

Dopo un periodo abbastanza lungo sono qui a raccontarvi le ultime sul surf trip a Fuerteventura.

La mia assenza è stata dettata da alcuni problemi tecnici non risolvibili nell’isola, questo tempo, comunque mi è servito per raccogliere un po’ di idee e di esperienze.

Dal punto di vista delle onde, in questo ultimo mese, siamo stati davvero fortunati oltre le aspettative; Fuerte ha dato il meglio di se, con un mare perfetto che ha permesso di surfare praticamente sempre la sua onda più famosa, Lobos.

Lobos è una piccola isola di fronte alla principale, il suo nome deriva dalla presenza delle foche che un tempo abitavano le sue calette, per arrivarci ci sono dei traghetti che fanno la spola giornalmente, ma, se si vuole solo andare a surfare c’è un servizio taxi a mezzo di gommone che parte dal porto di Corralejo ed è gestito da un ragazzo di origine romena di nome Marian.

Le onde a Lobos sono tre e tutte destre, il picco, mezza montagna e Marrajo.

La più famosa ovviamente è il picco, una lunghissima e divertentissima onda che si srotola a partire dalla caldera del vulcano fino alla baia.

Le surfate in solitaria sono ovviamente un sogno, ma se si calcolano bene le previsioni e si ha un po’ di fortuna c’è la possibilità di godersi il tramonto in pochi in acqua, cosa che vale da sola la vacanza.

Tutta questa benevolenza meteo marina ha fatto si che i miei progetti sulla scoperta di Fuerteventura anche dal punto di vista storico- archeologico, abbiano subito un duro colpo.

Devo ammettere che la fame di onde ha catalizzato l’attenzione, ma una tappa imprenscindibile ed un incontro fortunato non sono mancati.

Tutte le isole delle Canarie sono state abitate fin dalla più lontana antichità da aborigeni che molto probabilmente arrivavano dal Marocco.

Le popolazioni delle Isole Canarie erano già conosciute prima della conquista europea come guanches, nonstante ogni popolazione di ogni isola avesse la sua denominazione.

Canari (Gran Canaria), Majos (Fuerteventura e Lanzarote), Benahorita (La Palma), Bimbaches (El Hierro) e Guanches (Tenerife). Gli antichi abitanti delle Canarie avevano molto in comune con le tribù berbere del nord Africa.

Le isole erano già note per i testi romani risalenti a Plinio il Vecchio, ma probabilmente erano già state visitate dai Fenici. Nel primo documento scritto da Plinio il Vecchio si narra del viaggio di Re Giuba II di Mauritania nelle isole chiamate Fortunatae, attuali Canarie.

A questo proposito vi consiglio la lettura del libro di Stefano Medas Rex Iubas in cui è raccontata la scoperta delle isole con grande perizia storica, visto che l’autore è anche un archeologo.

I Romani diedero un nome a ciascuna isola: Nivaria (Tenerife), Canaria (Gran Canaria), Pluvialia (Lanzarote), Ombrion (La Palma), Planasia (Fuerteventura), Iunonia (El Hierro) e Capraria (La Gomera).

Per mille anni, tra il IV e XIV secolo, le isole sembrarono scomparire dalla storia. Nel medioevo furono visitate dagli arabi and enl XIV secolo furono riscoperte. Numerose furono le visite di maiorchini, genovesi e portoghesi.

Della loro vita, delle loro forme sociali e burocratiche, non si sa molto se non dalle fonti post coloniali che incontrarono quelle popolazioni una volta giunti lì e dai recenti scavi archeologici.

A Fuerte esiste un sito ancora ben conservato, che ha regalato molte informazioni sulla popolazione chiamata Majos  e che avevano un sistema tribale con un’organizzazione stratificata. La base di questa organizzazione sociale era la famiglia, seguita dai gruppi familiari con diversi lignaggi i quali erano inclusi nelle frazioni tribali. Così, al momento della conquista normanna nel XV secolo, l’isola era divisa in due delimitazioni territoriali o “regni” che si estendevano secondo Abréu Galindo.. . uno da dove si trova la città a Jandía, (…) e l’altro dalla città a Corralejo. …  e che la divisione tra essi era delimitata geograficamente da un muro di pietra che andava da costa a costa.

Di questo muro al momento non è stata trovata però alcuna traccia al momento.

Spinti dalla mia curiosità, lasciammo le tavole da surf a casa e andammo a visitare il poblado di Atalayita che è un villaggio rupestre dalla datazione ancora incerta per carenza di dati, scavato alla fine degli anni ‘70.

Dal piccolo museo annesso al sito si scopre la tipologia di vita che avevano gli abitanti, dediti alla pastorizia della capra e alla pesca.

si scopre che è una società matriarcale, in cui la donna sembra avere un ruolo davvero di potere, una società senza metalli che usa strumenti in osso e pietra, che si copre e calza pelli di capra e che ha un gusto spiccato nella produzione ceramica.

Avevano idoli e credenze ultraterrene, erano anche animisti con una religione naturale.

Dalle foto che ho messo, vedrete anche voi in quali condizioni  i nativi si erano adattati a vivere.

Certo in antichità anche l’arida Fuerteventura era un po’ più ricca di vegetazione, soprattutto arbusti e piccoli alberi come il corbezzolo, che sono andati ad estinguersi con l’utilizzo da parte degli abitanti.

Le testimonianze della presenza degli antichi abitanti sono molte più di quelle che si pensano e in due mi sono imbattuta casualmente:

I ritrovamenti di frammenti di ceramica vicino alle dune di Corralejo e il recente scavo del Cotillo.

Sul secondo è stato il mio occhio, ormai parecchio affinato, a notare in un recinto malmesso di pali, dei quadrati e delle pietre coperte da geotessuto.

La mia fortuna ha fatto si che passasse di lì una ragazza che era intervenuta durante l’ultima campagna di scavo alla quale ho rivolto una certa quantità di domande.

Il sito di Cotillo sembra essere di grande interesse, scoperto per caso durante dei lavori per un eco-camping, ha donato e sta donando grandi informazioni sulla struttura socio economia dell’isola durante il V secolo a.C.

Al Cotillo sembra che ci fosse un’industria dedicata all’itticoltura… ci sarà stata anche una peschiera? chissà!

Continuerò a documentarmi!

….Non ho voluto intenzionalmente mettere le foto dei due siti ancora in fase di scavo proprio per evitarne la divulgazione anticipata e preservane per quanto posso la sicurezza…

Alla prossima…

Federica Mazza

Federica Mazza

Surfista e archeologa marina o “subacquologa”, come ama definirsi con i colleghi. Il suo blog "Acqua Salata" è un diario di esperienze, riflessioni, viaggi e culture condito ogni tanto da qualche nota storico archeologica.

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