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Lessico Civile. Parole per ripartire.

Lessico Civile. Parole per ripartire.

Lessico Civile. Parole per ripartire.

Amici di “Non è buio ancora”! Le cose non sono cambiate dall’ultima uscita di questo blog, e anche nel presente articolo non posso proporre niente che vi porti fuori dalle vostre case. Il mondo della cultura sta però dando grande prova della propria versatilità, e tra uno spuntino e il successivo – e il successivo, e il successivo –, non mancano le occasioni per procacciarsi anche un po’ di cibo per la mente.

Ho deciso quindi di parlarvi di Lessico Civile, la nuova edizione del programma di Massimo Recalcati, in onda dal 30 marzo ogni lunedì alle 23.15 su Rai3 (o quando volete su RaiPlay). Siamo ormai alla terza edizione del programma, che si è già occupato delle parole della famiglia e dell’amore (qui per un ripasso). Quest’anno Recalcati utilizza la cassetta degli attrezzi della psicoanalisi per affrontare degli aspetti connessi maggiormente alla vita sociale che individuale. Si è partiti con il confine per proseguire con l’odio, l’ignoranza, il fanatismo e la libertà. La bussola resta sempre Freud, in particolare il saggio Psicologia delle masse e analisi dell’Io (1921).

Il confine

L’uomo è naturalmente sospeso tra due attitudini: l’affermazione di sé e della propria identità, e una tendenza di apertura e sconfinamento verso una libertà senza confini. Tra le due, si sviluppa una tensione dialettica che fa sì che non si dia mai un’identità senza libertà e una libertà senza identità. La condizione patologica inizia quando i due poli diventano tra loro incommensurabili, si “sclerotizzano”, e si incrostano in una presuntuosa auto-sussistenza. Da una parte si ha la deriva schizofrenica, dall’altra un conformismo arido e paranoico.

Lo scandalo messo in luce da Freud, e con cui ci obbliga a fare i conti, è che la pulsione primaria, originaria è una pulsione securitaria, di arroccamento, di militarizzazione del confine. La prima postura dell’uomo verso il mondo non sarebbe quindi quella aristotelica dell’animale sociale, ma un approccio difensivo, di stizzita chiusura. Tale familiarità con il confine, secondo Hobbes, porterebbe anche alla nascita dello stato civile. La paura di morte violenta fa infatti sì che l’uomo baratti parte della sua libertà e della sua autonomia per una garanzia di protezione. La sfida è prendere atto di tale atteggiamento, riconoscerlo: solo così si può andare oltre e non divenirne schiavi. Il confine non è da demonizzare se resta poroso, permeabile al contatto con l’esterno.

Il trapianto di cuore

Recalcati riporta un bell’esempio tratto da L’intruso, testo del filosofo contemporaneo Jean-Luc Nancy. Nancy, chiamato a dire la sua sulla questione del razzismo, si rifà ad una propria esperienza autobiografica. Obbligato da una seria patologia cardiaca ad un trapianto di cuore – ad ospitare dentro il suo corpo un elemento estraneo –, riflette sulle condizioni che hanno reso il possibile il successo di tale intervento.

Ciò che ha scongiurato il rigetto – quando cioè il sistema immunitario attacca il nuovo organo considerandolo alla stregua di un agente patogeno – è stato proprio l’abbassamento indotto delle sue difese immunologiche. Questo è eloquente del fatto che l’ospitare sia un atto che richiede un allentamento del nostro istinto claustrale, del trinceramento in un’identità da difendere a tutti i costi. Solo in questi termini può darsi una vera accoglienza, un’accoglienza che, se si ha il coraggio di perseguire, può ridare salute e vigore ad un corpo sofferente.

Il confine ai tempi del coronavirus

La lezione di Recalcati ai tempi del coronavirus risulta particolarmente pregnante. In presenza di una minaccia invisibile, immateriale, delocalizzata, indeterminata come un virus, non c’è muro che tenga. Ciò dimostra come il meccanismo di difesa paranoico che si cristallizza nell’individuazione del nemico nell’estraneo, in un mondo globalizzato e connesso quale il nostro, non ha alcun senso. Speriamo di ricordarcelo quando, a emergenza finita, sentiremo di nuovo il sibilo del vento della passione per il muro e dell’ispessimento del confine. Chissà se allora riusciremo ad avere la pelle rialzata dai brividi.

Lessico Civile

 

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Autore del Post

Simone Gasparoni

Classe 1995, studio Filosofia all'Università di Pisa. Allievo ortodosso di Socrate, ho sempre pensato che le parole siano roba troppo seria per abusarne (lo so, lo so, detta così sembra una scusa degna del miglior cerchiobottismo, per dirla in gergo giornalistico). Romantico per vocazione, misantropo per induzione. Attualmente, in via di riconciliazione con il genere umano attraverso la musica, l'arte, la cultura. Per ora, sembrano buone vie. Oltre che all'Unipi, potete trovarmi in giro in qualche locale o teatro a strimpellare la tastiera. O, con più probabilità, a casa mia. P.S. Ecco, l'ho già fatta troppo lunga...

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