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In questo articolo avrei voluto continuare con la storia del piccolo cucciolo di satana che vi sta distruggendo il sonno, l’equilibrio psichico e la casa, ma oggi non ho voglia di parlare di cuccioli.
Ho voglia di parlare di cani vecchi.
Di cani che vi hanno regalato tutta la loro vita, che la vostra l’hanno sconvolta, capovolta, masticata, che ve l’hanno riempita di peli e risate, e che cominciano ad essere stanchi, a volte malati.
A Milla l’altro giorno durante una normale visita per i vaccini hanno trovato un soffio.
Niente di preoccupante, ma lo scorrere del tempo sembra andare al doppio della velocità per loro, è sempre poco, troppo poco.  E io, semplicemente, me ne sto accorgendo.

Scusatemi in anticipo, ma vorrei proporvi un pensiero che scrissi qualche tempo fa, perchè avere un cane vecchio non significa meno divertente.

 

“Milla ha dieci anni e comincia ad essere vecchia. Lo vedo dalla sua camminata più lenta, non usa più quel mezzo trotto che mi obbligava ad un passo decisamente troppo svelto per le mie gambine corte. È più riflessiva, ama la cuccia ma soprattutto ama stare nel letto a grufolare con me.

 

E siccome l’avanzare della sua età mi preoccupa, qualche settimana fa mi sono soffermata a guardarla a lungo, accarezzandola piano mentre dormiva accanto a me. Cosa possiamo fare ancora insieme?

 

Così mi sono iscritta ad un corso per figuranti su macerie, ovvio no? Quale migliore cura per ossa e muscoli stanchi che correre come i pazzi su un cumulo di mattoni rotti, macchine rugginose, pallet divelti e pieni di chiodi, buchi nel terreno e superfici irregolari?

 

Sabato mattina alle 6 mi sono svegliata, nel mio giorno di ferie, sono caracollata giù dal letto ed ho raggiunto la macchinetta del caffè con la grinta e l’energia di un morto vivente. Milla era ancora a letto con tutte e quattro le zampe al cielo nella classica posizione a quattro di spade, preludio chiarissimo della sua ferma determinazione a non assecondarmi in niente per almeno altre tre, quattro ore. Fuori imperversavano pinguini e orsi polari trasportati dal vento ghiacciato e mentre sorseggiavo un caffè bollente, mi congratulavo con me stessa per la mia grande idea geniale.

 

Vinco nell’ordine: la mia voglia di rimettermi sotto le coperte e far finta di niente, le proteste di Milla per scendere da letto e il mio istinto di sopravvivenza che mi urlava “stai a fa’ na cazzata” (il mio subconscio parla romanaccio, non so perché). Riesco ad infilare voci immaginarie e bestie mute in macchina e via alla volta di Rosignano.

 

“La vita dei puntuali è un susseguirsi di solitudini immeritate.”

 

Al campo, alle 9 del mattino, ero da sola. Poco alla volta sono arrivati anche tutti gli altri, il corso è cominciato.

Gli educandi in questo caso eravamo noi umani: io e gli altri dovevamo diventare figuranti, quelli che giocano a nascondino coi cani, ma mentre ci spiegavano come farlo, vedevo Milla sempre attenta in macchina, due orecchiette a punta e un paio d’occhi che sbucavano dal lunotto.

 

Sulle macerie, prima volta in assoluto che le vedeva in vita sua, trotterellava scodinzolando, laddove altri cani possono mostrare giustamente un po’ d’insicurezza per il terreno instabile. Se ve lo chiedete, si, sto gongolando fiera della tempra che ha mostrato, della sua tranquillità e della sua gioia di lavorare. Gioia che l’ha portata, trovato il figurante dentro un pozzetto profondo un metro e mezzo, a fischiarcisi dentro senza nessuna esitazione.

 

Ad un certo punto ho visto sparire il mio cane e mi sono sentita morire, sono corsa nel punto in cui era scomparsa immaginando di trovarla fracassata sul fondo che masticava il figurante dalla paura e dal dolore per le molte fratture scomposte ed esposte.

 

Mi sono affacciata e lei era lì, serenamente seduta accanto al figurante che si stava sciagattando dalle risate, col responsabile del corso che continuava a ripetermi come un disco rotto: “vedi, che tempra? Guardala! Che cane! Peccato non abbaia, che peccato non abbaia.” con quel meraviglioso accento veneto.

 

Milla non sarà mai un cane da ricerca e soccorso: se sulla ricerca ci siamo quasi, infilarsi nel solito buco del disperso e disperdersi a propria volta per “tenergli compagnia” non è l’accezione comune di soccorso.

Dal canto mio sono uscita da due giorni di corso col mio diploma di figurante, un dito rotto, molti tagli sulle mani, la faccia abrasa dal freddo e dal vento e un ego stragonfio.”

 

Il punto in tutto questo è semplice. Non c’è motivo per arrendersi con un cane vecchio. Un cane diventa vecchio quando gli impedite di restare giovane, quando ve lo dimenticate per anni su un divano o su una cuccia, senza far nient’altro che la passeggiatina per i bisogni.

 

Un cane sano, avanti con l’età ma ancora attivo, ha tutto il diritto di continuare a fare esperienze nuove, ad usare cervello, naso e gambe e voi avete il dovere come proprietari di proporre nuove attività e stimoli, in accordo con la sua morfologia, stato di salute e carattere.

 

È ovvio che non si può chiedere ad un Carlino di quattordici anni di fare utilità e difesa, oppure ad un alano di nove di fare agility. Ci sono molte attività anche più stanziali e tranquille che possiamo fare con in nostri cani anziani: scent game, attivazione mentale, rally obedience, classi di socializzazione (per queste consiglio istruttori veramente esperti, ho visto delle classi gestite in modo talmente barbaro da rovinare cuccioli ed adulti).

 

Di queste attività alternative che ho intrapreso con Milla parleremo in altri articoli, dopo quelli sui cuccioli, così che possiate farvi un’idea; visto mai che ne troviate una che vi piaccia e vi scrostate dal divano insieme alla vostra palla di pelo.

 

Il mio subconscio borbotta “nun je date retta a sta squilibbrata: noi n’c’avemo più n’attimo de pace pe’ guarda’ netflix, mortacci sua.”

 

Il mio subconscio sogna un pesce rosso come animale domestico.

 

Autore del Post

Elena Caccavale

Nata a Pisa nel 1980, cresciuta male fra Pisa e Cascina, migra periodicamente da un posto all'altro. Addetta alla sicurezza in aeroporto per scelta (d'altri) e cinofila a caso e per caso.

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