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Zoo-topia

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Salve a tutti.

Oggi, come evincerete dall’evocativo titolo, vi parlerò di un mondo “utopico”, non più diviso in due, fra docili prede e feroci predatori, ma armoniosamente coabitato da entrambi. Fantasia? Illusione? Forse. Ma, a darci più di una lezione, come spesso accade a casa Disney, ci pensano gli animali.

Da queste premesse, parte “Zootropolis” (anche se l’originale “Zootopia” suona più vicino allo spirito dell’assunto).

Ho rivisto questo film recentemente. “Un altro zoomorfo?”, ho pensato. E, invece, ha tutte la carte in regola per stupire. Vinti due Oscar in tre anni grazie a “Frozen” e “Big Hero 6”, l’animazione disneyana torna al cinema nel 2016 con il cinquantacinquesimo lungometraggio, in computer grafica e diretto da Byron Howard con Rich Moore.

La trama

Judy Hopps è una coniglietta dalle grandi ambizioni, che sogna di diventare poliziotta, poiché le è stato insegnato che tutto è possibile in questo nuovo mondo. Riluttante a rimanere nella tana dei genitori a coltivare carote, parte per l’addestramento, in cui si distingue brillantemente. Arrivata alla centrale di polizia di Zootropolis, minuscolo agente tra colleghi che la sovrastano per stazza e dimensioni, le viene affidato il suo primo, deludente, incarico: ausiliario del traffico.

Nick Wilde è una volpe che vive di espedienti nella capitale, un furfante che commercia in ghiaccioli. Dopo il rocambolesco incontro tra i due, in cui il furbo Nick si approfitta della bontà di Judy, quest’ultima ottiene il suo primo vero caso: ha quarantotto ore di tempo per ritrovare il signor Otterton, una lontra scomparsa.

L’ultima volta che è stato visto, il signor Otterton stava mangiando… un ghiacciolo. Sì, proprio uno di quelli del genio della truffa, la volpe Nick. Da qui, il ritmo della storia si fa serrato. Toccherà a Judy e Nick, inaspettatamente uniti, risolvere il mistero dei quattordici animali scomparsi che tutta la città sta cercando e sventare i piani di chi vuole impossessarsi del potere locale, secondo l’atavico principio “divide et impera”. L’utopia politicamente corretta di Zootropolis traballerà, e così faranno i preconcetti di entrambi.

L’ animazione

Una civiltà più umana dell’umano, impostata su un antropomorfismo assoluto, che affonda le radici nel magnifico “Robin Hood” degli anni Settanta, in cui le differenti peculiarità dei personaggi (e delle specie) sembrano definire tipologie caratteriali perfettamente aderenti alla società contemporanea.

La pellicola gode di un’animazione di fatto perfetta, impreziosita da idee geniali (vedi l’iPhone con la carota morsicata al posto della mela) e sketch esilaranti (il bradipo Flash è già cult). Il tripudio di idee in Cinemascope è avvolgente, il comparto visivo eccellente, il character design classico e facilmente riconoscibile, con musi e pellicce curate nei minimi dettagli. Il cast si muove in diverse location, habitat naturali di ogni specie presente, offrendo scorci d’ambiente che vanno dalla tundra piovosa fino ai freddi ghiacciai.

Nei 108 minuti della proiezione non ci sarà mai un momento in cui la vostra attenzione calerà, grazie al ritmo perfetto e alle mille attenzioni ai particolari. I tempi comici sono cadenzati con brio, i riferimenti cinefili si sprecano, l’architettura della città unisce toni esotici a sensazioni postmoderne. Era dai tempi di “Basil l’Investigatopo” che la Disney non proponeva un classico così intriso di elementi del giallo e del noir. Tutto quello che si cerca per i bambini (veri o interiori) c’è.

Con riguardo alla versione italiana, un doppiaggio con nomi di spicco. Judy e Nick sono doppiati superbamente da Ilaria Latini e Alessandro Quarta. Tra i comprimari, troviamo il sindaco di Zootropolis cui presta la voce Massimo Lopez, e lo yak del centro benessere naturista con quella di Paolo Ruffini; poi, Flash, il bradipo più “veloce” della motorizzazione doppiato da Nicola Savino, e Finnick, il complice di Nick, da Diego Abatantuono. Infine, Mr. Big, il più pericoloso boss criminale di Tundratown, e la di lui figlia Fru Fru, interpretati da Leo Gullotta e Teresa Mannino. 

Dove si può diventare ciò che si vuole

Qual è il miglior modo per essere felici? Facile, metter da parte i propri sogni. È la perfetta filosofia di vita da contadini dall’animo semplice della famiglia di Judy, conigli e perciò coltivatori di carote da generazioni. Suo padre, sua madre e i suoi 275 fratelli e sorelle. Judy, invece, ci crede. Vuole diventare una poliziotta, il primo coniglio-poliziotto della capitale. E ci riesce. Ma la vita nella grande città  non è mai come te l’aspetti.

“Zootropolis” racconta gli inciampi e le difficoltà di una società basata su una coesistenza coatta, giocando con gli stereotipi razziali, di genere e non solo. Alla centrale di polizia, si evidenziano le difficoltà di Judy, una femmina, per ottenere rispetto e fiducia in un mondo maschio. La città dei piccoli roditori, fragile anche rispetto a un coniglio, metafora di alcuni quartieri etnici, segregati e minacciati, come i lemming (che si muovono come un piccolo esercito di impiegati/soldatini) rappresentano quella del lavoro massificato.

Solo attraverso uno sforzo reciproco, gli opposti si possono tenere insieme (vedi volpe e coniglio) e il nemico comune è solo la paura dell’altro, instillata nell’instabile popolazione da chi ricopre ruoli di potere, in modo da giustificare controllo e repressione.

Non è la prima volta che la Disney traccia una parabola morale a favore dell’integrazione, ma forse è la prima in cui prende di mira determinati problemi con decisione e forza. La prima in cui anche i cattivi sono un prodotto del problema affrontato dalla protagonista, una conseguenza nefasta della discriminazione.

Qualcuno ha scritto che “se non fosse un’avventura spensierata, questo film potrebbe essere una dichiarazione politica; non fosse contaminato da un grande umorismo e da una coinvolgente voglia di divertirsi, potrebbe essere un’opera sfrontata e provocatrice”. Tuttavia, proprio per questo, risulta così efficace.

Try Everything”

Il brano principale della colonna sonora, “Try Everything”, è stato affidato a Shakira, la quale compare in Zootropolis nei panni della superstar Gazelle, onnipresente in app per smartphone e cartelloni pubblicitari.

“Birds don’t just fly, they fall down and get up 
Nobody learns without getting it won”

Queste sono le parole della canzone-tema del film, un urlo di battaglia per questo “nuovo corso” della Disney. Qualcuno ha scritto:“Non più sogni, ma progetti”. Eh sì, perchè se il primo è un’idea, intrisa di romanticismo e irrealizzabilità, il secondo è un obiettivo da raggiungere, con ambizione, determinazione e coraggio.

A differenza di altri lungometraggi animati dell’omonima casa, qui non succede nulla di magico o sovrannaturale che possa darvi la seconda occasione o aiutarvi nel percorso. Nessun deus ex machina. Nessuna Fata Turchina che dona carrozza e vestito. Nessun Genio della lampada con i tre desideri. Questa non è una favola, questa è la realtà.

Se puoi sognarlo, puoi farlo

Ma non fraintendete. “Zootopia” non rinnega nemmeno per un secondo il sogno, la fede nei propri ideali e la ricerca della felicità, ma li colloca in alto, molto in alto, in cima a una montagna di difficoltà concrete. Tutta da scalare, senza più fate, principi azzurri o certezze. Lo urla anche il bufalo-capitano a Judy: “La vita non è un cartone animato in cui canti una canzoncina e i tuoi futili sogni per magia diventano realtà”.

Tutti topoi fiabeschi che la Disney non solo accantona, ma si permette anche di scimmiottare. Ancora una volta, il sogno di Walt Disney, iniziato nel 1928 con un topo che fischiettava su un vaporetto, si è realizzato.

 

Autore del Post

Simona Van de Kamp

Creatura mitologica, per metà prova a fare l'avvocato, per metà prova a fare la scrittrice. Diretta e pungente, la odierete tutta, al 100%. Il blog e la radio sono due sogni che si avverano. Ha messo la testa a posto, ma non ricorda dove.

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