WiP Radio

Just give me a place to be. An Evening with Manuel Agnelli al Tuscany Hall di Firenze

Just give me a place to be. An Evening with Manuel Agnelli al Tuscany Hall di Firenze

Just give me a place to be. An Evening with Manuel Agnelli al Tuscany Hall di Firenze

In a room with a window in the corner I found truth

Joy Division, Shadowplay

Lo dico subito. La mia partigianeria, sempre abbastanza evidente in filigrana agli articoli di questo blog, con il presente potrebbe correre il rischio di diventare leziosa e stucchevole, per cui, fateci un po’ la tara. Si parla infatti dell’ultimo progetto di Manuel Agnelli, frontman degli Afterhours, gruppo indie-rock (che, dopo trent’anni di carriera, tanto indie non è più, fortunatamente) tra i più influenti in Italia. Forse il più influente (ecco, già inizio). Sicuramente il mio preferito. Se mollate qui questo articolo per approfondire la loro conoscenza, certo non vi biasimo, anzi, avete il mio pieno sostegno (oggi sono anche autolesionista. Vabbè). Appena scoperto questo lavoro che vede Agnelli accompagnato dal suo sempre più stretto sodale Rodrigo D’Erasmo (virtuoso e versatile polistrumentista e producer), compro, senza alcun tipo di esitazione, un biglietto. Ho avuto il privilegio, il 10 aprile 2018, di assistere al concerto – evento al Mediolanum Forum celebrativo dei trent’anni di carriera degli After, e la carica di energia non si è ancora del tutto estinta. Ho però una voglia matta di rinvigorire quel tipo di emozioni, purtroppo non immuni, come ogni altro aspetto del nostro vivere, all’effetto intorpidente e anchilosante del tempo. Quindi, sì, decido di alleggerire i miei risparmi – che ormai vedo fluttuare liberi in cielo (per l’accredito stampa WiP sono fuori tempo massimo, ma io con le scadenze proprio non ci so fare) –, e ripongo tutta la mia fiducia in questa esperienza che già sembra inedita.

L’evening

Di solito, per riferirmi ai lavori di cui di volta in volta tratto, alterno commediadramma, opera, pièce, ma An Evening with Manuel Agnelli è indefinibile, non inquadrabile in nessuna categoria prestabilita, anzi, necessiterebbe di una riformulazione stessa del linguaggio teatrale. Alle spalle, è vero, si può leggere il format del concerto – reading alquanto diffuso di questi tempi (anche il presente blog si è occupato di un lavoro simile, vedi il pezzo su Springsteen), ma lo spettacolo in questione non si disvela mai completamente, neanche al termine, rimanendo un contenitore misterioso, apritore di porte, crocevia di strade che continuano a dipanarsi nei pensieri dei fruitori. Sia simbolicamente che visivamente, siamo catapultati nel salotto dell’immaginario di Manuel Agnelli, esperienza ammaliante e stimolante, quanto straniante e terribilmente piena di vita.

Il flusso di parole e musica è defilato, ma “vissuto da dentro”, avulso da ogni saturazione retorica, autocompiacente e patetica, ed allo stesso tempo dalla freddezza di un’espressione distaccata, legata all’automatismo dell’esperienza. Forse è anche per non incorrere in un alienante metodismo che la scaletta dello spettacolo è sempre in fieri.

La presenza scenica (specchio perfetto della produzione degli After) ha un andamento oscillante, a tratti visceralmente prosaico, ad altri languoroso, struggente, malinconico – ma mai mellifluo e affettato –, pienamente onorevole di una dignità poetica. La parola chiave è autoironia, che spesso si getta in una manifesta autodenigrazione atta alla smitizzazione di se stesso come principale urgenza artistica del momento. È troppo facile rimanere imprigionati in ciò che con cieca ostinazione si crede ci stia liberando. E spesso, quando ne diventiamo consapevoli, è già troppo tardi, e ci è richiesto un ritorno verso quella patria di dolore, grembo di madre matrigna che tanto ci proteggeva quanto ci asfissiava, per rimetterci in cammino seguendo però un’altra via, un nuovo paradigma di salvezza. Con questa premessa viene introdotta Padania, scritta quando gli After, diventati una piccola azienda, venivano battezzati dalle perverse logiche del mercato.

Quando un sogno si attacca come una colla all’anima / Tutto diventa vero, tu invece no

Manuel vs Manuel

Abbiamo di fronte un Manuel radicalmente diverso rispetto al suo alter ego convulso e febbrile del concerto al Forum. Certo, in quella data convergevano tutti gli After, con la loro storia musicale e umana lunga ma discontinua, e un pubblico che in un certo senso chiedeva conto della fiducia accordata e mantenuta al gruppo per le prime tre decadi della loro storia. Un concerto che tutti sapevano – gli After per primi – avrebbe sancito un punto di svolta, a metà tra passato e futuro.

Nel contesto teatrale, invece, Agnelli appare più padrone di sé, della sua voce, e anche più preparato musicalmente. Il suo pianismo, emerso in Pelle e in Come Vorrei, quest’ultima oltretutto perla rara del repertorio live del gruppo, è ben saldo e consapevole, connotato di virtuosismi che mai abdicano alla carica emozionale.

I momenti più degni di nota sono senza dubbio l’esecuzione di Adesso È Facile, pezzo scritto per Mina dalla lunga gestazione e suonato live per la seconda volta. Per quanto riguarda le cover, che insieme alle letture di Hrabal, Montale e Pratolini scandiscono il procedere dello spettacolo, mi hanno particolarmente colpito Perfect Day di Lou Reed, una inaspettata Video Games di Lana Del Rey, mutuata dagli ascolti della figlia di Manuel, e Shadowplay dei Joy Division, cover già celebre e rodata, perfino incisa, ma che ogni volta ti coglie come una litania ipnotica.

Contaminazioni

Lo spettacolo è coerente con la nuova fase artistica che sta investendo Manuel solista, condensabile nel termine contaminazioni. Tramite progetti paralleli, Manuel sta sperimentando l’interconnessione tra diversi ambiti culturali – dalla musica alla poesia, dal fumetto al teatro e alla scrittura creativa – troppe volte vittime di strumentalizzazioni e di lotte di supremazia di statuto volute da chi se ne arroga la piena rappresentanza. Rivoluzionario è, invece, usare i vari saperi come mezzo per generare dialogo. In concreto, mi riferisco a Germi, libreria letteraria e spazio culturale di recente apertura a Milano, e alla trasmissione Ossigeno, giunta quest’anno alla seconda stagione, su Raitre (qui il link per vedere tutte le puntate).

Grazie, Manuel.

Manuel Agnelli al Tuscany Hall

Autore del Post

Simone Gasparoni

Classe 1995, studio Filosofia all'Università di Pisa. Allievo ortodosso di Socrate, ho sempre pensato che le parole siano roba troppo seria per abusarne (lo so, lo so, detta così sembra una scusa degna del miglior cerchiobottismo, per dirla in gergo giornalistico). Romantico per vocazione, misantropo per induzione. Attualmente, in via di riconciliazione con il genere umano attraverso la musica, l'arte, la cultura. Per ora, sembrano buone vie. Oltre che all'Unipi, potete trovarmi in giro in qualche locale o teatro a strimpellare la tastiera. O, con più probabilità, a casa mia. P.S. Ecco, l'ho già fatta troppo lunga...

Commenti