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Vogliamo anche le rose | Il Cinema dei Margini

Vogliamo anche le rose | Il Cinema dei Margini

Il Cinema dei Margini

Il significato del termine margine (dal latino margo-ìnis) rimanda all’idea della parte estrema di una superficie.
Allo spazio, all’ ambito entro cui qualcosa può attuarsi.
Nei fogli scritti o nelle pagine stampate, il margine, è lo spazio bianco che si lascia sui quattro lati.

Nel cinema il margine è quel confine che sancisce la separazione tra un dentro e un fuori.
La soglia in cui realtà e irrealtà si scambiano.

Il Cinema dei Margini è, dunque, quella lente che ispeziona questi luoghi a metà.
Che ci mostra e ci traduce questi orli in cui le vite sono come fosforescenti.
Esistenze illuminate da una latente diversità sotto un’ apparenza qualsiasi e regolare.
Bruciate da una dolorosa intensità.

Vogliamo Anche Le Rose

Tre donne comuni Anita, Teresa e Valentina.
Tre i diari che ce ne raccontano la storia privata, i segreti, le emozioni.
Tre le voci che ce le riportano in vita per tracciare le tappe nevralgiche del complesso cammino che le donne vissute nel periodo a cavallo tra gli anni sessanta e settanta si sono trovate a percorrere.

REGIA: Alina Marazzi
DISTRIBUZIONE: Mikado
DURATA: 85 min
PRODUZIONE: Mir Cinematografica
SCENEGGIATURA: Alina Marazzi

vogliamo anche le rose

“Vogliamo il pane, ma anche le rose”, da cui la regista Marazzi trae ispirazione per il titolo della pellicola Vogliamo anche le rose, è il celebre slogan con cui nel 1912 le operaie tessili marcarono la loro partecipazione ad uno sciopero di settimane nel Massachusetts.
Una sinfonia di immagini.
Un intreccio di donne.
Un abbraccio tra realtà e animazione.
Così si dona allo spettatore l’opera di Alina Marazzi, un incontro a mezzavia tra film e documentario.

Il linguaggio adoperato dalla regista è quello intimo delle memorie private che appartengono ai diari di tre comuni donne degli anni ’70 immerse nel panorama della lotta femminista.
L’isolamento emotivo dell’esperienza unica e irripetibile della protagonista di Un’ora sola ti vorrei, opera prima della Marazzi, è quindi complessivamente superato e risolto nell’apertura e nell’espressione di più voci femminili che mediante l’uso combinato e creativo di immagini d’archivio, animazione e parole sembrano comunicare tra loro.
Tre differenti prospettive emozionali secondo cui il periodo del femminismo può essere esplorato e percepito.

Si respira lo sfogo dolente di un’adolescente introversa incapace di risolvere la sua identità; il pianto di una ventenne che si forza ad un aborto oppressa dal rigore della morale tradizionalista e il levarsi della voce entusiasta di una donna incandescente di vita in cui l’amore per se stessa, per il compagno e per la conquista della parità si fondono insieme.

Un prodotto denso e vibrante di stimoli diretto e animato dall’inedito occhio tutto al femminile della regista Marazzi.
Un femminile che pare, però, voglia ancora interrogarsi sulla reale distanza tra le rose dell’oggi e il pane del passato e che nel nostro presente globale conflittuale e contradditorio pare suggerirci a bassa voce anche la richiesta di uno zampino maschile per poterci guardare meglio.

Autore del Post

Serena Marconi

Serena Marconi è un'apprendista filosofa alla disperata ricerca di un suo posto in questo angolo di mondo strano. Nell'attesa di trovarlo si diletta in viaggi esplorativi tra i posti più disparati, dalla Namibia all'Argentina sognando il Tajikistan, e trova vita e ristoro nelle parole dei libri, nell'intensità della musica e soprattutto nei mondi altri del Cinema.

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