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Is this the real life? Is this just fantasy? Bohemian Rhapsody al cinema

Is this the real life? Is this just fantasy? Bohemian Rhapsody al cinema

Is this the real life? Is this just fantasy? Bohemian Rhapsody al cinema

È il momento per questo blog di fare un piccolo giro di boa. Restando sempre fedele al suo orientamento, oggi vorrei cambiare declinazione (oddio, la terza no, che faccio sempre confusione!), e parlare di un’altra arte, quella cinematografica. In particolare, mi permetto di dedicare una frazione del vostro tempo a Bohemian Rhapsody, il biopic sui Queen uscito nelle sale italiane il 29 novembre scorso, che ha già incassato circa 12 milioni e mezzo al botteghino, qualificandosi come il film più visto della stagione.

Come avrete potuto notare, uno dei leitmotiv di questo blog è affrontare cose che fanno discutere, che per me sono le più importanti e le più serie, soprattutto in questi tempi di narcotizzante fuggevolezza.

La critica

Ebbene, anche il soggetto di oggi non è immune da critiche, mosse soprattutto dai fan più integralisti dei Queen. Nel film, infatti, sono state commesse imprecisioni biografiche, omettendo diverse persone importanti che hanno gravitato intorno alla vita di Freddie, e vi figurano numerose inesattezze storiche, nonché forzature di sceneggiatura. Sembra quindi predominare il sentimentalismo, a discapito del contesto sociale febbrile e violento e della scena musicale della Londra degli anni ’60 e ’70.

Aristotele, help us!

Come bussola che possa aiutarci rispondere a queste critiche, vorrei ricorrere al pensiero di Aristotele, più precisamente alla Poetica, in cui lo Stagirita mette a confronto la poesia e la storia. La poesia, sostiene Aristotele, ha maggior valore teoretico rispetto alla storia, perché la prima si occupa del generale, la seconda del particolare. La poesia, vale a dire, si affranca dal dovere di parlare di fatti veri, diventando libera di seguire il verosimile e l’universale. Si rivolge, così, all’uomo in quanto tale ed alle sue prerogative in quanto umane, resistendo all’oblio del tempo.

Il film per come lo vedo io

Io è così che ho preso la narrazione, perché il film non è affatto un documentario sui Queen, e va oltre la celebrazione di Freddie e della sua leggenda – che certo non si può condensare nei seppur considerevoli 140 minuti – ma è la storia degli incontri che la vita ha la potenza di riservare, della capacità di sopravvivenza di una grande storia d’amore (così vitale da trasmettersi nel tempo ed investire sul set Rami Malek Lucy Boynton), di come a volte l’ironia ti salvi la vita, e della musica. Già, la musica. Questa è senza dubbio la vera protagonista del film, anzi, ne è la vera artefice, e tutta la pellicola rappresenta il suo vestito. Certo, un meraviglioso vestito, visto che a cucirlo sono stati i Queen. Ma anche loro, in fondo, non ne sono stati che le vestali, e la sequenza finale che li vede suonare al Live Aid dimostra quanto ancora arda il loro fuoco. Se non altro, “Bohemian Rhapsody” è la canzone scritta nel XX secolo più ascoltata di sempre in streming (1,6 miliardi di volte).

È secondo questo spirito che a mio avviso va preso il film, che ha il pregio di porsi in modo trasversale, arrivando in questo modo a tutti, anche a chi non conosce i Queen. Perché chi pensa che si sia forzata la mano sull’unicità vertiginosa e il carisma ammaliante di Freddie, non sa com’è la vera storia. Quello è il vero film.

Spread your wings and fly away!

Autore del Post

Simone Gasparoni

Classe 1995, studio Filosofia all'Università di Pisa. Allievo ortodosso di Socrate, ho sempre pensato che le parole siano roba troppo seria per abusarne (lo so, lo so, detta così sembra una scusa degna del miglior cerchiobottismo, per dirla in gergo giornalistico). Romantico per vocazione, misantropo per induzione. Attualmente, in via di riconciliazione con il genere umano attraverso la musica, l'arte, la cultura. Per ora, sembrano buone vie. Oltre che all'Unipi, potete trovarmi in giro in qualche locale o teatro a strimpellare la tastiera. O, con più probabilità, a casa mia. P.S. Ecco, l'ho già fatta troppo lunga...

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