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Inquinamento idrico, cosa possiamo fare?

Inquinamento idrico, cosa possiamo fare?

Dopo una lunga assenza torno a scrivere e non su rimedi caserecci all’acne o ai capelli frustrati dal cloro e dalle tinte, bensì su un argomento che in questi giorni sta particolarmente a cuore a noi italiani: l’inquinamento dei nostri mari. Fino a ieri, giorno del referendum, alcuni di noi hanno sperato in qualcosa che poi non è avvenuto. Bando alle ciance, non sono qui per fare polemica su tale evento, voglio scrivervi qualche rimedio semplice ed efficace per porre rimedio all’inquinamento dei nostri mari (rimedi chiaramente non assoluti, semplici escamotage che possono sembrare ovvi ma che nei fatti non lo sono).

Non possiamo togliere queste maledette trivelle? bene, faremo del nostro per migliorare la situazione. Grazie al potente aiuto di wikipedia capirete meglio il motivo per cui fare qualcosa è un nostro dovere ( fossi brava in queste cose ora farei la web qualcosa desiner,ma siccome sono una cagna ecco a voi il link https://it.wikipedia.org/wiki/Inquinamento_idrico ).

PUNTO 1 : L’estate greenpeace

In estate le coste di tutta Italia sono attraversate da tutti i bifolchi possibile, dal bimbo urlante alla madre sbraitante, ma sono comunque sopportabili se non fosse per lo sporco che si lasciano appresso. Or bene, dato che non possiamo prenderli a racchettate di ghisa in faccia facciamogli notare che sporcano e che lo sporco inquina. Chiaro, essendo buzzurri ci risponderanno in malo modo ma siccome continueremo a non poterli prendere a secchiate di ghiaia raccogliamo noi il loro sporco, con calma e molta pazienza. Magari riempiendo l’aere di bestemmie,non importa.

PUNTO 2 : Riciclare

E’ inutile fare i boni se poi si buttano via 6 kg di platica al giorno. Riutilizzare ragazzi, non ci si può permettere di credere che dalla plastica nascano i fiori. Riciclare vuol dire anche evitare di comprarsi un iphone all’anno. L’inquinamento deriva per lo più dalle industrie e il collegamento è abbastanza logico: meno si compra, meno producono, meno inquinano.

PUNTO 3 : Alimentazione

E’ inutile fingere, dai, su. Gli allevamenti intensivi sono il tipo di industria (chiamata zootecnica in questo caso) che inquina di più in assoluto e si tratta di inquinamento idrico, atmosferico ecc ecc. Il prosciutto è super buono, tutti d’accordo, ma allora come far fronte a questa cosa? Semplice! diventate vegani! No, ora scherzo. Basterebbe semplicemente mangiare meno prodotti che derivano da queste industrie preferendo magari il buon vecchio piccolo allevatore che così oltre a migliorare lo stato dei nostri mari aiutate anche le aride tasche delle piccole imprese.

PUNTO 4: Mezzi di trasporto

E’ inutile (qui è tutto inutile? incredibile) prendere l’auto per andare dall’amico che abita a 400 metri, che diamine! Camminare gente, camminare. A cosa pensate che servano quelle trivelle nel mare se non ad estrarre combustibile per le nostre automobili? Il suv va lasciato in concessionaria!

PUNTO 5: Saponi

Bene,mi dite voi che senso ha comprare un sapone che toglie l’unto dai piatti e una volta arrivato in mare fa estinguere un non so quale mollusco che era lì da epoche geologiche? I saponi a zero impatto ambientale esistono, se li cerchi bene li trovi anche allo stesso prezzo degli altri (vi faccio un nome io: winni’s) e che oltretutto non sono neppure stati testati sugli animali ma sulle stoviglie (come dovrebbe essere per tutti,ma non è così scontato).

 

A me sembrano poche regole e tutte piuttosto semplici da seguire, voi che ne dite? Certo, non salveranno noi esseri umani dall’inquinamento che giorno per giorno creiamo, ma almeno un minimino una mano la danno.

E dai, via , che ora va pure di moda essere tutti ecologisti!Sostenibile.com-rifiuti-zero

Autore del Post

Giulia Camilla Costa

Già curatrice in passato di vari blog, tra cui parte del blog della trasmissione di Mtv Ournoise, e forte dell'esperienza come speaker per la webradio pisana Radiocicletta, decide di dedicarsi qui ad una delle sue più importanti passioni. Nice To Clean You vuol essere come una sorta di soggiorno delle nonne, dove si imparano vecchi e nuovi rimedi tutti naturali, un non luogo dove imparare a riciclare con creatività e gusto, per capire insieme che ci vuole per poco per inquinare (ed inquinarsi) meno.

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