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Guido Reni – il talentuoso artista che cadde in disgrazia

Aurora

 

Guido Reni sarà il protagonista del mio articolo di oggi.

 

Non è sicuramente tra i pittori più celebri al mondo, ma trovo che le sue opere siano davvero bellissime. Per tale motivo ho scelto di dedicare a lui il mio pezzo di oggi. Spero tanto che piacerà anche a voi!

 

Le origini

 

 

Guido Reni nacque a Bologna dal musicista Daniele e da Ginevra Pozzi.

 

Nel 1584, Guido abbandonò gli studi di musica a cui era stato avviato dal padre. Entrò così nella bottega bolognese del pittore fiammingo Denijs Calvaert, amico del padre. Questi lo tenne a suo servizio per circa dieci anni. Tra i suoi compagni di apprendistato vi furono pittori destinati al successo, tra questi Francesco Albani e il Domenichino. Durante la frequentazione della bottega di Calvaert, studiò in particolare le incisioni di Dürer e di Raffaello.

 

L’Accademia degli Incamminati

 

Nel 1594, alla morte del padre, Reni lasciò la bottega del Calvaert. L’artista si unì all’Accademia degli Incamminati, ovvero la scuola di pittura fondata dai Carracci nel 1582. Tale scuola, all’epoca, si chiamava Accademia dei Desiderosi, ma il nome venne cambiato nel 1590. Presso tale accademia, Guido approfondì la pittura ad olio e l’incisione a bulino. Copiò, inoltre, singole parti dell’Estasi di Santa Cecilia, allora esposta nella Chiesa di San Giovanni in Monte.

 

 

Nel 1598, divenuto ormai pittore indipendente, Guido dipinse l’Incoronazione della Vergine e quattro Santi per la chiesa di San Bernardo. Inoltre, vinse la gara per la decorazione della facciata del Palazzo del Reggimento, in concorrenza con Ludovico Carracci.

 

Guido Reni a Roma

 

Intorno al 1601 Guido Reni si trovava a Roma. Qui, per il Cardinale Sfondrato, realizzò il Martirio di Santa Cecilia e l’Incoronazione dei Santi Cecilia e Valeriano, entrambe per la Basilica di Santa Cecilia in Trastevere.

 

 

Nel marzo del 1602, Guido tornò nella sua città natale per assistere ai funerali di Agostino Carracci. Egli fu incaricato di incidere a stampa le decorazioni allestite per il funerale.

 

Nel 1605 completò La Crocefissione di San Pietro, per la chiesa romana di San Paolo alle Tre Fontane, commissionatagli dal cardinale Pietro Aldobrandini. Reni si ispirò alla Crocefissione dipinta dal Caravaggio, ma cercò di togliere, almeno in parte, il lato drammatico della scena.

 

L’arrivo della fama

 

Nel 1608, grazie alla sua fama, Papa Paolo V gli affidò la decorazione di due sale dei Palazzi Vaticani. Queste erano la Sala delle Nozze Aldobrandine e la Sala delle Dame. Il cardinale Borgherini, invece, gli commissionò gli affreschi di San Gregorio al Celio, il Martirio di Sant’Andrea e l’Eterno in Gloria.

 

L’anno seguente, iniziò la decorazione della Cappella dell’Annunciata nel palazzo del Quirinale. Ad aiutarlo c’erano Francesco Albani, Antonio Carracci, Jacopo Cavedone, Tommaso Campana e Giovanni Lanfranco.

 

La Strage degli Innocenti

 

Reni tornò a Bologna dopo il 1614. È probabile, però, che l’artista abbia iniziato a dipingere La Strage degli Innocenti e il Sansone Vittorioso proprio nella capitale per poi essere completati a Bologna.

 

   

 

 

La Strage degli Innocenti, considerato il suo capolavoro assoluto, rappresenta sei donne, due piccoli morti e due assassini, secondo la composizione raffaellesca. L’opera divenne talmente celebre che pure il grande Picasso la richiamò in alcune parti della sua Guernica.

 

Il secondo viaggio a Roma

 

Guido tornò a Roma nel 1612, per terminare gli affreschi di Santa Maria Maggiore.

 

Qui il Cardinale Scipione Borghese gli commissionò, per un Casino nel parco del suo palazzo, l’affresco dell’Aurora, terminato nell’agosto 1614. Il grandioso affresco riscosse fortuna fino al Neoclassicismo. Vi è il carro di Apollo, circondato dalle figure delle Ore, preceduto dall’Aurora. Sopra i quattro cavalli, invece, vola l’astro del mattino Fosforo, con una torcia accesa. In basso a destra vi è un paesaggio marino. Ho scelto questo affresco come immagine di copertina per il mio articolo di oggi, lo trovo bellissimo!

 

Dopo un breve soggiorno a Napoli e poi di nuovo a Roma, Reni tornò definitivamente a Bologna nell’ottobre 1614.

 

A Bologna

 

Qui eseguì opere che saranno poi il prototipo di numerose tele seicentesche. Tra queste quelle per la chiesa di Santa Maria della Pietà, la Crocifissione e l’Assunzione della Vergine di Genova.

 

Nel 1615, terminò di affrescare la Gloria di San Domenico, che aveva iniziato due anni prima e subito interrotto a causa dei viaggi a Roma.

 

I lavori che aveva in corso necessitarono da subito la collaborazione di colleghi, assistenti e giovani praticanti. Come ci si può aspettare, furono molti i giovani che ambivano a diventare suoi allievi.

 

 

Reni, per evitare plagi da parte di giovani di passaggio, riservava ai suoi lavori più importanti ambienti appartati.

 

Qualche artista, per darsi importanza, si fregiava del titolo di “allievo di Guido Reni”, quando magari era rimasto soltanto per pochi giorni all’interno di uno dei suoi atelier.

 

Altri lavori di Guido Reni

 

Nel 1625, firmò e datò a Roma il Ritratto del Cardinale Roberto Ubaldini, ora in una collezione privata inglese. Realizzò, inoltre, la grande pala barocca della Trinità per la chiesa dei Pellegrini, dipinta in soli ventisette giorni.

 

A questo periodo appartiene anche la celebre tela della Immacolata Concezione, oggi nella Chiesa di San Biagio a Forlì.

 

 

Superata la peste del 1630, il Senato bolognese gli commissionò la pala votiva della Madonna col Bambino e Santi. Questa venne, però, criticata dai contemporanei.

 

Gli ultimi anni

 

Prima del 1635 eseguì su seta, per il Cardinale Sant’Onofrio, fratello del papa Urbano VIII, il San Michele Arcangelo.

 

 

Fanno parte della sua ultima produzione le Adorazioni dei pastori di Napoli e di Londra, i San Sebastiano di Londra e di Bologna, la Flagellazione di Cristo di Bologna, il Suicidio di Cleopatra e la Fanciulla con corona.

 

Sono opere che alcuni definiscono incompiute in quanto eseguite a pennellate veloci e sommarie. Tuttavia, a partire dal Novecento, la critica riconobbe questo suo stile come una consapevole scelta estetica.

 

La morte

 

L’ultimo periodo della vita di Guido Reni fu tutt’altro che roseo.

 

A causa dei debiti, pare si ritrovò costretto a svolgere qualsiasi tipo di commissione. Inoltre, iniziò a soffrire di depressione.

 

Il 18 agosto 1642, dopo alcuni giorni di sofferenza causati da febbri, Guido Reni morì.

 

Il suo corpo fu esposto vestito da cappuccino e sepolto nella Cappella del Rosario della Basilica di San Domenico. Questo per volontà del senatore bolognese Saulo Guidotti, legato al pittore da profonda amicizia.

 

La mostra a lui dedicata

 

A riaccendere un certo interesse critico per l’artista, fu una grande mostra svoltasi a Bologna nel 1954.

 

Se volete sapere qualcosa in più su tale mostra, vi lascio un interessante link:

 

Mostre a Bologna: il Guido Reni di Cesare Gnudi (1954) (finestresullarte.info)

 

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