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I Cugini Carracci – una Famiglia di Pittori

5 Settembre 2019 Frammenti d'arte
I Cugini Carracci – una Famiglia di Pittori

I Cugini Carracci – una Famiglia di Pittori

 

Bentornati nel mio blog!

 

Oggi, dopo diverse settimane trascorse in compagnia dell’Impressionismo, facciamo un salto indietro nel tempo.

 

Infatti, in questo articolo, ho scelto di parlare della Famiglia Carracci, in particolare dei pittori Ludovico, Agostino ed Annibale. Ho una preferenza per uno dei tre… ma ve lo svelerò dopo. Per adesso non mi resta che augurarvi una buona lettura!

 

Chi erano i cugini Carracci

 

Ludovico e i cugini Agostino ed Annibale furono tra i protagonisti del rinnovamento della pittura bolognese di fine Cinquecento. La loro famiglia era originaria di Cremona e non aveva alcun legame con la pittura. Il padre di Agostino e di Annibale era infatti un sarto mentre quello di Ludovico era un macellaio.

 

Il primo a dedicarsi al mestiere di pittore fu Ludovico che, successivamente, coinvolse anche i cugini in tale attività. Nonostante i tre avessero personalità molto diverse, essi lavorarono spesso insieme per contrapporsi, attraverso la loro pittura realistica e di facile comprensione, alla cultura estremamente ricercata e snob che regnava in quel periodo a Bologna.

 

Intorno al 1582 i cugini Carracci fondarono, nella casa di Ludovico, un’accademia artistica detta Accademia dei Desiderosi (che poi diventò Accademia degli Incamminati). In tale luogo non veniva seguito un rigido programma di studi bensì vi si praticavano le più disparate discipline – dalle scienze alla musica – e, inoltre, l’insegnamento della pittura avveniva tramite la pratica e il continuo esercizio.

 

Inoltre, l’innovativa pittura dei Carracci era anche in accordo con le esigenze della Chiesa Cattolica la quale, in seguito al Concilio di Trento, mirava ad utilizzare la pittura come veicolo di propaganda religiosa.

 

Ludovico Carracci

 

Il più fedele alle richieste della Chiesa Cattolica fu Ludovico Carracci. Egli nacque nel 1555 ed era il più anziano fra i tre cugini. I suoi dipinti erano caratterizzati da una religiosità semplice e popolare divenendo così facilmente accessibili ai fedeli.

 

Carracci

 

Nel 1585 Ludovico ricevette l’incarico di dipingere “L’Annunciazione”, tela destinata alla decorazione della sala che ospitava le riunioni della compagnia del Santissimo Sacramento. La stanza era anche utilizzata per educare i ragazzi della parrocchia alla dottrina cristiana.

 

In primo piano notiamo l’Angelo che si inginocchia davanti a Maria. Egli le porge il giglio e con il dito indica il cielo dal quale è appena disceso. Al suo annuncio la Vergine abbassa gli occhi e incrocia le mani, accettando il disegno prescelto per lei. La colomba bianca che, accompagnata da un fascio di luce dorata entra dalla finestra, rappresenta lo Spirito Santo. L’evento è illustrato da Ludovico con semplicità e chiarezza ed ogni particolare è decritto con precisione.

 

Tra il 1592 e il 1594, Ludovico Carracci realizzò “Sogno di Santa Caterina d’Alessandria”.

 

Carracci

 

L’immagine è dominata al centro dalla figura della Madonna con il Bambino sulle ginocchia e due Angeli ai lati. Sempre sul lato è visibile Caterina la quale è caratterizzata da un incarnato morbido e da lineamenti delicati. In questa tela la luce fa da protagonista scivolando sui tessuti e sottolineando l’andamento dei panneggi. Tutti i personaggi sono molto vicini allo spettatore che diventa quasi partecipe dell’evento.

 

Ludovico Carracci morì nel 1619.

 

Agostino Carracci

 

Agostino Carracci nacque nel 1557 e dei tre cugini fu indubbiamente il più istruito. Egli si interessò notevolmente anche alle attività teoriche oltre che pratiche ed amava circondarsi di studiosi e letterati. Fra le sue passioni vi erano le più svariate discipline come la matematica, la filosofia, la musica e la poesia (componeva sonetti).

 

Dopo aver raggiunto i primi successi con le incisioni delle riproduzioni dei maestri rinascimentali, iniziò a dipingere. Una delle sue opere più famose risale al 1592 ed è “La Comunione di San Girolamo”.

 

Carracci

 

In questa tela è rappresentato uno degli ultimi momenti del Santo che, assistito da diversi confratelli, è intento a ricevere la Comunione dal sacerdote situato di fronte a lui. Sullo sfondo si intravede un paesaggio alberato al tramonto mentre in primo piano è visibile San Girolamo il quale è a malapena coperto da un manto rosso che lascia in mostra la pelle bianca e cadente. Vicino a lui c’è un teschio, una chiara allusione alla morte imminente. Intorno sono presenti svariate figure caratterizzate dai più disparati atteggiamenti mentre in alto vi sono degli angeli che simboleggiano la presenza divina.

 

Agostino Carracci morì nel 1602.

 

Annibale Carracci

 

Ed eccoci arrivati al mio preferito dei cugini Carracci, Annibale. Egli nacque nel 1560 e fu il più innovativo di tutta la famiglia. Si dice che avesse un temperamento irruento e passionale e che fosse sempre aperto a nuove esperienze. Al contrario del fratello Agostino, Annibale non amava studiare e preferì dedicarsi alla pratica piuttosto che alla teoria.

 

Annibale inoltre, a differenza del fratello e del cugino, amava dipingere soggetti che riguardavano la vita quotidiana, anche quella più umile. Questo si può comprendere analizzando una delle sue opere più famose, “La bottega del macellaio”.

 

Carracci

 

In questa tela Annibale ha descritto con chiarezza tutte le attività che si svolgono in una macelleria utilizzando una pennellata larga che fa acquisire alla figure un carattere monumentale. Ciò che in questo quadro spicca è il bianco candido della veste del macellaio e degli animali appesi in primo piano. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che Annibale abbia ritratto i membri della propria famiglia che, come avevo detto prima, erano macellai ma non abbiamo nessuna corrispondenza con l’età o l’aspetto dei personaggi ritratti.

 

E’ curioso che Annibale abbia scelto di raffigurare le sue origini familiari dal momento che, all’epoca, il mestiere di macellaio era considerato spregevole. Tuttavia in questo quadro non vi è assolutamente niente di spregevole: i personaggi sono sereni e concentrati mentre i loro gesti sono caratterizzati da una assoluta dignità.

 

La Galleria Farnese

 

Nel 1595 Annibale ricevette l’incarico di decorare la Sala del Palazzo Farnese e, di conseguenza, si recò a Roma. Questo gli consentì di lasciare il soffocante ambiente bolognese dove la concorrenza con i pittori più anziani non gli consentiva di esprimere del tutto il suo talento.

 

La prima commissione che Annibale eseguì a Palazzo Farnese riguardò il Camerino, ovvero il piccolo studio privato del Cardinale Farnese il quale, probabilmente, desiderava valutare le capacità del pittore prima di affidargli incarichi più importanti.

 

Evidentemente il Cardinale Odoardo Farnese rimase ben impressionato dal talento di Annibale; egli gli affidò infatti la decorazione della Sala destinata ad ospitare buona parte della collezione di famiglia.

 

Carracci

 

Il tema principale che si sviluppa negli affreschi è quello degli “Amori degli dèi”, una serie di favole mitologiche tratte principalmente dalle Metamorfosi di Ovidio. Gli studiosi vi hanno letto un significato allegorico e questo servirebbe anche a spiegare la presenza di numerose figure nude che, altrimenti, non sarebbero mai state accettate dalle autorità ecclesiastiche.

 

Vi sono alcuni elementi decorativi che presentano dei riferimenti piuttosto colti e questo lascia pensare che Annibale si sia rivolto al fratello Agostino, esperto di mitologia. Per la sua struttura, inoltre, la Galleria Farnese richiama fortemente la Cappella Sistina di Michelangelo.

 

Carracci

 

Nel “Trionfo di Bacco e Arianna” vediamo il corteo nuziale, con gli sposi seduti sul carro dorato, che avanza accompagnato da molteplici figure danzanti che tengono tra le mani strumenti musicali e cesti con cibarie. Nonostante vi siano dei chiari riferimenti iconografici ripresi dai sarcofagi romani, Annibale realizzò comunque una fantasiosa rappresentazione di questo mito.

 

In seguito al notevole sforzo della decorazione della Galleria, Annibale cadde in una profonda depressione. Agostino, che per un periodo lo aveva raggiunto, abbandonò Roma rompendo addirittura i rapporti con il fratello con il quale vi erano stati diverbi artistici. Oltretutto il Cardinale Farnese lo ricompensò dell’eccellente lavoro con una misera somma di denaro e a questo si aggiunsero anche dei seri problemi di salute che, nel 1609, lo portarono alla morte.

 

Autore del Post

Alice Antoni

Alice ama leggere e adora gli animali, in particolare i conigli. È da sempre appassionata di arte e di riciclo creativo.

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