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Il Blu

Quante storie ci sono sul mare, quanto fantastichiamo, a quante leggende abbiamo creduto. Da lì è nata la nostra storia, nostra del Mediterraneo intendo.

Fin dagli albori della civiltà, l’uomo ha sempre viaggiato sul mare, via di comunicazione e scambio principale. Le navi che lo hanno solcato hanno portato merci, uomini e racconti.

Le leggende dei mostri marini, del mare crudele, delle ninfe ammaliatrici, di luoghi mitici in cui abbondava ogni ricchezza; l’attrazione che l’uomo ha per l’elemento acqueo e per la dimensione fantastica dell’esplorazione nasce insieme alle prime esplorazioni.

Mi sono sempre chiesta se nei racconti dei marinai che tornavano a terra c’era un fondo dei verità o se narravano di imprese leggendarie e di creature mitologiche per il puro gusto dell’affabulazione.

Ma ve lo immaginate il volto di un bambino fenicio mentre il padre, la sera al ritorno da un lunghissimo viaggio di mesi, raccontava storie di gorghi marini, piovre giganti, di luoghi lontani che si potevano solo sognare.

Quale attrattiva o terrore potevano generare nella platea degli astanti?

Quale richiamo al rischio?

Non tutti certo, ma chi ama il mare ha per esso un’affezione maniacale.

E vuole tornarci, sempre, costi quel che costi.

L’umanità blu, quella degli uomini d’acqua… sapete quanti aggettivi un surfista può dare ad un’onda?

Può essere, grande, potente, liscia, ventosa, morbida, ripida, piccola, cattiva, ripida, rapinosa, violenta, schiumosa ecc… e per ogni parola c’è un significato ed un’immagine legata ad un momento o ad un viaggio.

Noi gente di mare (mi ci metto anch’io), siamo sognatori con le valigie sempre pronte; luogo comune si, ma è la realtà vera come l’acqua di mare che ci circonda.

 

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