Site icon WiP Radio

E se fossi tu Viviana Parisi?

vivianaparisi

Se ci trovassimo noi a vestire i panni di Viviana Parisi, o come lei, di tutte le altre persone, donne, uomini, madri, padri, che nel corso degli anni sono state sottoposte ad una gogna mediatica, siamo certi che quella che ne uscirebbe sarebbe un’immagine così tanto distante rispetto a quella che ci raccontano i giornalisti di questi assassini o, alla fine, siamo tutti possibili killer efferati?

Il caso: Lunedi 3 agosto 2020, Viviana Parisi, deejay di 43 anni, esce da casa sua a Venetico, piccolo centro vicino a Messina, con il figlio Gioele, 4 anni. Hanno detto al padre che dovranno andare in un centro commerciale per comprare delle scarpine al bambino. Più tardi, la madre ed il figlio saranno protagonisti di un lieve incidente e l’auto andrà ad urtare un furgone sull’autostrada Palermo-Messina. Viviana si ferma in un’area di sosta e pochi secondi dopo l’incidente, la donna si dilegua, scavalcando un guard rail e svanendo nella boscaglia che si trovano vicino all’autostrada. Dopo giorni di ricerche, madre e figlio verranno trovati morti entrambi in circostanze ancora da chiarire.

Questi i fatti salienti. Ho omesso molti dettagli, perché non rilevanti al fine delle considerazioni che vorrei fare oggi.

In generale non sono un’appassionata di cronaca nera (anche se vengo completamente rapita dalle interviste di Franca Leosini, ma questo più per il suo charme ed il suo acume, che per gli argomenti trattati) ma, come credo sia capitato alla maggior parte di noi, in alcuni casi mi son lasciata travolgere dai programmi tv che, con la stessa leggerezza e disinvoltura con cui ti raccontano come si cucina l’orata al sale, entrano nelle nostre case presentati da questi conduttori/investigatori e ci rendono tutti dei giudici capaci di distinguere colpevoli ed assolti.

Ricordo di aver seguito con trasporto, il caso Meredith Kercher, Amanda Knox e Raffaele sollecito, ed anche la strage di Erba (che poi è inquietante parlare di trasporto/passione con riferimento a questa morbosa curiosità che ci invade e che ci fa star seduti sul divano ad assistere alle riprese di un padre che piange la salma di un figlio).

Sarà che ad agosto siamo tutti in ferie e abbiamo più tempo libero, sarà che c’era un piccolino di mezzo che nessuno ha trovato per giorni e notti, ma, rispetto al caso di Viviana Parisi, nelle ultime settimane, mi son fatta prendere e ho letto qualche articolo più del dovuto.

Dico di aver letto troppo, perché tranne pochi sensati articoli che raccontavano l’accaduto, i fatti salienti e gli aggiornamenti del caso, la stragrande maggioranza dei pezzi che mi son capitati tra le mani, si limitava ad indagare sui presunti disagi psicologici attribuiti a questa donna. Ho letto cose come “soffriva di paranoie e crisi mistiche”, titoloni quali: “la Dj che aveva tentato il suidicio”, “Tutti i dettagli inediti sulla crisi personale della deejay” e poi ancora, sono emerse cartelle cliniche ed in tutto questo il popolino del web si è diviso tra quelli che si chiedevano come fosse possibile che una donna in “quello stato” potesse starsene da sola con un bimbo e quelli “buoni” e comprensivi che “Poverina, la depressione è una brutta bestia”.

Io non sono un giudice, non ho intenzione di prendere difese di nessuno ma, mi chiedo soltanto se io fossi Viviana Parisi, cosa scriverebbero i giornalisti di me?

Immagino inizialmente uscirebbe un’immagine di una persona a posto, pulita, una ragazza che viene da una famiglia a modo, buoni rapporti con tutto il vicinato, con i colleghi di lavoro, le amiche da una vita, una famiglia per bene, fedina penale pulita… ma poi.. poi, quando entra in gioco la morbosità e si va a cercare lo sporco anche dove lo sporco non ci sta, si trova sempre qualcosa.

E allora, quando la cronaca nera si trasforma in fiction, i giornalisti potrebbero riportare questioni parzialmente vere e poco piacevoli, potrebbero iniziare ad insinuare dei dubbi nel pubblico, dicendo”era una brava ragazza ma veniva da una famiglia di genitori separati”: e a quel punto non frega più niente a nessuno, se i tuoi ti hanno cresciuta benissimo, se hai avuto una infanzia felice, se son stati dei genitori fantastici e hanno fatto in modo di trasmetterti tutti i valori del mondo e non ti hanno mai fatto mancare niente. Il tarlo si è già insinuato negli ascoltatori, perchè “poverina” avrà subìto un trauma, e già non sei più la persona a modo che sembrava a prima vista, ed inizia ad aleggiare un’ombra su di te.

E poi che altro? Potrebbe uscire che negli ultimi mesi avevo passato “un periodo difficile” e Sbam! se esce fuori la parola magica “psicologa” sei fottuta. Per il mondo passi da essere una brava ragazza con i piedi per terra ad una matta che non sa che fare della sua vita, che aveva bisogno di aiuto, probabilmente assumeva farmaci e antidepressivi in dosi massicce, e, naturalmente non puoi esser una buona madre.

E se andassero a guardare il passato? Tu che a 18 anni te ne andavi a far serata in discoteca con gli amici e ogni tanto capitava che ti bevessi un drink di troppo? Ho già un titolo: “Un passato tormentato e problemi di alcool”.

E se hai avuto diverse relazioni? A chi interessa che son state storie lunghe e serie? Potrebbero serenamente parlare di Promiscuità.

Fu cosi che, il profilo criminale è delineato e, dopo una settimana di indagini, l’immagine della ragazza a modo se ne è andata a farsi benedire e di me resta solo una poco di buono, con un passato da alcolista, in terapia psichiatrica, un’adolescenza travagliata ed una famiglia smembrata alle spalle.

Tutto questo soltanto per dirvi che, paradossalmente, siamo tutti colpevoli.

Prima di trattare la vita degli altri come se fosse un Vigorsol da masticare e poi sputare dopo 5 minuti, vi consiglio soltanto di provare a guardarvi allo specchio perché se guardate bene, anche il migliore di noi ha qualche crepa nella vita,ed a fronte di una eventuale gogna mediatica, diventeremmo tutti dei papabili assassini.

 

Exit mobile version